MEMORIA CORTA

Abruzzo. Ecco il ‘miracolo aquilano’: dallo spumante di Berlusconi alle mazzate dell’Europa

Quattro anni di denunce e allarmi che in pochi hanno voluto ascoltare

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Abruzzo. Ecco il ‘miracolo aquilano’: dallo spumante di Berlusconi alle mazzate dell’Europa

Berlusconi inaugura le C.a.s.e.




L’AQUILA. Era il 29 settembre 2009: il compleanno dell’allora premier Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio decise di festeggiare con le maestranze della Protezione Civile a L’Aquila, per lui anche una torta e le candeline. Dopo il pranzo la consegna delle prime chiavi del progetto Case agli aquilani rimasti senza un tetto.
«Un miracolo italiano», «la risposta a chi voleva la rovina del Paese», la prova tangibile «dello Stato amico», disse Berlusconi. «E’ l'Italia vera, quella che vorremmo vedere sempre. Abbiamo demolito tutti i record».
Nelle abitazioni alcuni terremotati trovarono un dolce, una bottiglia di spumante e un biglietto d’auguri: 'serena vita nella nuova casa'. Sorrisi e felicità a favore di telecamera, ottimismo a profusione in una città ancora sotto shock, reduce da una battaglia da 309 morti e 200 palazzi sotto sequestro per accertare le cause dei crolli.
«Abbiamo fatto tutto con le imprese italiane, non ci sono cose negative che dobbiamo avere dispiacere di non essere riusciti a realizzare. Ci vorranno cinque, sei o sette anni per ritornare come prima», disse in quei giorni ‘di festa’ Berlusconi in una trasmissione Rai.
Non solo sono passati quattro anni da quel giorno e la ricostruzione aquilana stenta a decollare ma adesso la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles sostiene che quel «miracolo italiano» delle abitazioni post sisma sia stato in realtà pagato al 43% con i soldi dei cittadini europei. E se si accertasse che non sono stati utilizzati bene, rispettando le regole, l’Europa potrebbe pure chiederne la restituzione. 350 milioni di euro che dunque dovrebbero tornare a Bruxelles con una serie di giganteschi problemi da risolvere. 

E ancora, la commissione Cont boccia la realizzazione di quelle case ‘provvisorie’, che provvisorie non sono, e che dovevano essere una speranza per un nuovo inizio, «una vita serena».
Quelle abitazioni tra «tubature dell'acqua, umidità, muri rotti, pavimenti rotti, problemi alle fognature e alle finiture» rischiano di fare la fine delle false speranze consegnate, chiavi in mano, agli aquilani da chi aveva promesso che sarebbe tornato tutto come prima del 6 aprile 2009.
Quel dossier che oggi crea scalpore su tutte le testate nazionali non è niente più che un ‘ripasso’ per gli aquilani e per chi ha vissuto in prima linea questi terribili anni. Adesso però c’è un ‘vantaggio’: sì, perché adesso lo scandalo non è più solo un affare abruzzese ma arriverà ad essere discusso in Parlamento. Non sarà più una questione politica tra il centrodestra (che rivendica di aver fatto tanto e bene) e il centrosinistra (che attacca), ma sarà una questione ben più ampia con la commissione Europea che chiede la procedura di infrazione per l’Italia, accusata di frode. Omissioni, denuncia la Cont, ci sarebbero state anche da parte dell’Europa stessa che non avrebbe denunciato le anomalie alle autorità competenti, ma avrebbe avvertito l’Italia suggerendogli dove aggiustare il tiro.
Una grande (e umiliante) ‘conquista’ se è vero che da quattro anni è difficile far arrivare nelle case degli italiani l’immagine reale de L’Aquila rappresentata per molti mesi da tv e giornali come una città «già ricostruita e ripartita» con gli aquilani «piagnoni e scansafatiche». Il sindaco Cialente ha dovuto organizzare appositi tour con i giornalisti, portarli per mano nel cuore sventrato della città affinchè passasse chiaro il messaggio che a L’Aquila di ricostruito non c’è ancora niente. E pure le speranze pian piano stanno venendo giù, come quei pilastri con cemento depotenziato. Le responsabilità di chi sono?

TUTTE LE CRITICITA’ GIA’ DENUNCIATE
Fondamentale per il rapporto della Commissione Cont l’ausilio dell’associazione Libera e Site.it che già nel 2010 avevano messo nero su bianco tutte le criticità del post sisma.
Adesso in Europa sentiranno parlare dell’ affare milionario dei bagni chimici (inchiesta aperta proprio grazie Ad Angelo Venti di Site.it). Numeri sbalorditivi: 4000 bagni chimici comprensivi di 4 pulizie al giorno per una spesa totale di 34 milioni di euro.
A maggio scorso ci sono stati 3 rinvii a giudizio.
Nello stesso dossier del 2010 di Libera si parlava già del malaffare comune e dei conflitti di interessi, della ‘dittatura’ di Bertolaso il supereroe con poteri straordinari ma anche le cricche, gli allarmi delle infiltrazioni sempre più profonde, le reazioni sdegnate di certa politica fino ad arrivare agli i sviluppi che hanno tirato dentro Camorra e ‘Ndrangheta con tentativi qualche volta non andati a buon fine.
Un capitolo viene dedicato anche ai costi esorbitanti delle abitazioni per i terremotati: una sproporzione evidente fin da subito. Chi avesse voluto ascoltare a questo punto avrebbe un vantaggio di 4 anni.
Solo il calcestruzzo, evidenzia il dossier del parlamentare Soren Sondergaard, è costato 4 milioni più di quanto preventivato. Ben 21 invece i milioni spesi in più per i pilastri dei palazzi. Appartamenti costati il 158% in più rispetto ai reali valori di mercato e 42% degli edifici realizzato con fondi europei e non italiani. Nel 2010 il consigliere regionale dell’Italia dei Valori Carlo Costantini parlò di «uno sperpero di denaro pubblico senza precedenti» e rimediò una denuncia per diffamazione dall'Ingegner Gian Michele Calvi con richiesta di risarcimento danni da 2 milioni di euro.
«Il rapporto scritto per la Commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo sorprenderà i più ma di certo non noi del Comitato 3e32», commentano oggi gli attivisti.
«Sin dai giorni immediatamente successivi al sisma abbiamo lamentato la scarsa trasparenza e chiarezza sulla gestione dei fondi e sulla tracciabilità dei flussi finanziari. Nel 2009 insieme a pochissimi altri ci siamo opposti radicalmente al modello delle C.a.s.e. che ci veniva imposto dall'alto. Ora ci troviamo per l'ennesima volta negli ultimi anni a dover dire con rammarico "l'avevamo detto". Per questo siamo stati ammessi parte civile nel processo sulle irregolarità degli isolatori sismici montati nelle palazzine del Progetto C.a.s.e. Ebbene, siamo convinti - e il tempo ce ne sta dando ragione - di come le inefficienze e gli sprechi non siano finiti qui».

Alessandra Lotti