LA SENTENZA

Strasburgo condanna lo Stato a pagare i debiti ai privati

Anche in caso di dissesto finanziario gli enti locali sono tenuti ad adempiere

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Strasburgo condanna lo Stato a pagare i debiti ai privati

STRASBURGO.  Per riuscire ad ottenere quanto gli deve il comune di Benevento, Giuseppe De Luca e Ciro Pennino non hanno avuto altra scelta che quella di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani. E oggi, finalmente, dopo quasi dieci anni da quando hanno fatto ricorso, i due cittadini della città campana possono cantare vittoria. I giudici di Strasburgo hanno condannato lo Stato italiano a pagare il debito che Benevento, dichiarata in stato di dissesto finanziario, non ha mai onorato. La Corte ha stabilito che dal momento in cui la sentenza diverrà definitiva, lo Stato italiano ha tre mesi di tempo per versare 50 mila euro a De Luca e 30 mila a Pennino per danni morali e materiali, più altri 5 mila ciascuno per le spese processuali sostenute. La battaglia di Pennino e De Luca contro il comune di Benevento ha avuto inizio quando, l'uno nel 1987 e l'altro nel 1992, hanno chiesto all'amministrazione locale, che stava affittando i loro appartamenti, di pagare i danni arrecati agli immobili e l'affitto. Una richiesta rimasta lettera morta soprattutto perché nel 1993 il comune è stato dichiarato in stato di dissesto finanziario. I due ricorrenti non sono riusciti ad avere ragione del comune neanche dopo una sentenza con cui il tribunale di Benevento ordinava alla città di pagare il proprio debito. Infatti, secondo una legge emanata nel 2004, i comuni in dissesto finanziario possono non pagare i loro debiti anche a fronte di una sentenza divenuta definitiva. Ma questo in teoria non potrà più accadere perché con la sentenza emessa oggi la Corte ha stabilito che "in quanto parte dello Stato un ente locale non può usare le proprie difficoltà finanziarie come scusa per non onorare gli obblighi che derivano da una sentenza definitiva emessa da un tribunale nazionale". La Corte ha quindi respinto senza mezzi termini la tesi del governo italiano secondo cui i pagamenti ai creditori possono essere rimandati 'sine die' a fronte di un comune in difficoltà economiche. E gli stessi giudici si sono anche espressi contro l'ipotesi che le autorità possano optare per un accordo con i creditori per pagare solo una parte di quanto dovuto, fosse anche come nel caso di De Luca e Pennino, l'80% del totale.