IL FATTO

Volo AirOne, «pilota paga carburante di tasca propria»

Sabato scorso problemi burocratici e ci pensa il capitano

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L'airbus 320

L'airbus 320

BELGRADO. Un Airbus dell’AirOne senza carburante fermo per ore sulla pista in attesa del decollo.

Il problema? Difficoltà da Roma a fare il bonifico per pagare la benzina tanto che il comandante è stato costretto a far strisciare la sua carta di credito personale per sbloccare la situazione e portare i suoi passeggeri a destinazione.
La storia la racconta il quotidiano on line Linkiesta che ricostruisce il sabato di attesa e sconforto dei viaggiatori («la maggior parte serbi») a bordo del velivolo dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto.
AirOne è lo smart carrier di Alitalia, ovvero l’’ala low cost’ dopo che a dicembre 2008 è entrata a far parte di Alitalia - Compagnia Aerea Italiana, la nuova società ora completamente privatizzata. Con l’azionista unico AirOne condivide, dunque, successi e inconvenienti come quello di sabato scorso.
Il volo AP540, un Airbus 320, era partito da Milano alle 7, destinazione Belgrado (orario previsto 8.50). Ma i passeggeri, causa nebbia, sono stati ‘dirottati’ a Podgorica, in Montenegro e sono arrivati lì intorno alle 9.20.
«A quel punto», si legge su Linkiesta, «i passeggeri vengono sbarcati nel piccolo scalo della ex Titograd, in attesa che il tempo migliori. Passa un’ora, ne passano due. Quando ne sono passate quasi tre, i meno pazienti ormai stanno telefonando a ripetizione ai call center e interrogano chiunque passi con indosso una casacca dello scalo».
Si sarebbero vissuti attimi non facili, secondo quanto riporta il quotidiano. Poi hanno scoperto il vero problema: se il volo non ripartiva «non è più per questione di nebbia e previsioni meteo ma di carburante. Dall’Italia non stanno mandando i soldi per fare il pieno all’aeroplano. Si diffonde incontrollata la notizia che ci sia un rimpallo di responsabilità tra Alitalia e AirOne su chi debba scucire il contante». 


«In realtà non è stato un problema tra le compagnie», spiegano da Alitalia. «Il problema è stato che a Podgorica non si era mai atterrati prima, e quindi non c’era nessun tipo di rapporto o contratto in essere con i gestori di quell’aeroporto. E gli uffici di Roma non sapevano come pagare, come fare il bonifico, alla compagnia petrolifera locale».
«Per fortuna», scrive Linkiesta, «a togliere dai guai viaggiatori e membri dell’equipaggio, e a far arrivare l’autocisterna gialla della Jugopetrol Kotor, ci ha pensato, col fai da te, il capitano, mettendo mano al portafoglio».
Pochi secondi prima del decollo il pilota si è scusato (in italiano e in inglese) «per la lunga attesa, ma abbiamo avuto grossi problemi burocratici. Alla fine ho pagato io il carburante con la mia carta di credito personale». Si tratta di migliaia di euro che Alitalia e AirOne assicurano di aver già restituito.
Il volo è atterrato a Belgrado con 5 ore e dieci minuti di ritardo.