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Wikileaks. «Distruggere registrazioni dei detenuti»: ecco gli ordini a Guantanamo

Pubblicati documenti sulle procedure di detenzione nelle carceri militari

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Julian Assange

Julian Assange

USA. Se vuoi che il nemico parli devi torturarlo.

Era (e forse lo è ancora) la legge non scritta ma in vigore nelle prigioni militari Usa come quelle di Guantanamo (Cuba) o Camp Bucca (Iraq), nelle quali spesso si consumano violenze e torture inaudite.
Lo scopo è “nobile”: far confessare il presunto colpevole. Il metodo machiavellicamente distruttivo: farlo parlare con ogni mezzo infliggendogli qualsiasi pena, perché il fine, del resto giustifica il mezzo. Peccato che violi una manciata di trattati internazionali.
Wikileaks ha rilasciato una serie di documenti riservati sulle procedure di detenzione a Guantanamo ed in altre prigioni militari.
Nello specifico si tratta di testi sulle procedure operative standard nei campi di detenzione in Iraq e Cuba, manuali di interrogatorio ed ordini frammentari sulle politiche e le procedure dei detenuti, seguiti per più di un decennio. Alcuni codici di comportamento sono tagliati su misura, a seconda del tipo di prigione.
«Guantanamo Bay è diventato il simbolo del sistematico abuso dei diritti umani», ha detto il fondatore di WikiLeaks Julian Assange che si chiede ancora come sia possibile che la sua macchina di informazione abbia svelato queste carte segrete ed il resto della stampa mondiale no.

REGISTRAZIONI? VANNO CANCELLATE DOPO 30 GIORNI
Tra le regole da rispettare nelle carceri militari c’è quella delle registrazioni. Le prove sugli interrogatori dei detenuti vanno cancellate. I codici di condotta militare hanno eliminato l'obbligo di registrare le sessioni di interrogatorio nelle strutture di internamento. E’ stata fatta salva, però, per anni, la possibilità di conservare alcune registrazioni e di eliminarle entro 30 giorni. Questa politica è stata successivamente annullata dall’amministrazione Obama, dichiara Wikileaks.

IL METODO DELL’APPROCCIO EMOTIVO
Colpiscono ancora di più i dettagli sui metodi di tortura psicologica applicati sui detenuti imprigionati negli anni 2004, 2005 e 2008.
Anche se la violenza fisica diretta è vietata, si legge nei codici di condotta, è comunque ammessa una buona dose di violenza psicologica durante gli interrogatori.
In un documento di 13 pagine del 2005 e rivolto a tutto il personale della Multi-National Force-Iraq si parla della cosiddetta tecnica di tortura dell’ “Approccio emotivo”. Il metodo fa leva sugli affetti del detenuto che, per paura di ritorsione sui suoi cari, confessa anche crimini che magari non ha commesso.
C’è poi il metodo della “Voce minacciosa”: l'interrogante si comporta in maniera minacciosa verso l’interrogato, con una voce martellante e forte, fino al punto di convincere il presunto colpevole che ha davvero qualcosa da temere, che non ha altra scelta se non quella di collaborare e confessare.
E anche se i codici mettono al bando la violenza fisica continuano a verificarsi episodi di strane morti a Guantanamo come quella di un uomo che si trovava sotto provvedimento disciplinare quando è morto.

SOLO NUMERI, NESSUNA TRACCIA SCRITTA
C’è poi la “Politica di assegnazione di numeri”. Questa pratica mantiene i nomi dei detenuti su un registro centrale militare statunitense, associa un numero e li classifica come informazioni "SECRET / / NOFORN". In questo modo non viene lasciata nessuna traccia del detenuto, su carta.

IL MANUALE IN IRAQ
Una parentesi a parte merita il manuale delle prigioni Usa in Iraq. Questo contiene ordini di funzionamento in materia di politiche per lo screening e di interrogatorio dei detenuti. I documenti includono anche istruzioni di routine relative al personale, la pianificazione della visita legale, le procedure di somministrazione di cure mediche, come le cartelle cliniche e giornali quotidiani del personale, numero di sigarette che il detenuto po’ fumare e quali oggetti può detenere.

PROPRIO COME BESTIE
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange ha detto che questi codici trattano il detenuto «come una bestia confinata in uno spazio buio in cui i diritti non si applicano, in cui non restano tracce».
Assange ha fatto appello agli avvocati, alle organizzazioni non governative, agli attivisti dei diritti umani perché vengano bandite queste pratiche.
Mr Wikileaks ha ricordato che nelle strutture dei detenuti viene addirittura negato l’accesso al Cicr (Comitato Internazionale della Croce Rossa).

Marirosa Barbieri