IL PROCESSO

Omicidio Rita Morelli, l’assassino confessa: «violentai il suo cadavere»

La sentenza di condanna verrà resa nota il 30 ottobre

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Omicidio Rita Morelli, l’assassino confessa: «violentai il suo cadavere»

Un momento dei funerali a Spoltore

USA. Bakary Camara, l’assassino della giovane pescarese Rita Morelli, ha confessato. Lo ha fatto. Confessa un anno dopo, di fronte ad un’aula gremita di persone. Camara ha parlato davanti ai genitori di Rita, volati a New York per assistere alle fasi preliminari del processo.
L’omicida della ragazza, trovata nel novembre del 2011 con la gola tagliata nel suo appartamento di Harlem, a New York, si è detto colpevole di tutti i capi di imputazione, tra cui aggressione e stupro di cadavere. Resta ancora oscuro il movente, anche se si segue la pista passionale.
Il processo a carico dell’uomo, 42enne ed originario del Gambia, è alle fasi preliminari e mentre il giudice Juan Merchan, della Corte di New York, stava per completare le nomina dei 12 membri della giuria popolare, il legale che difende Camara ha detto che il suo assistito avrebbe confessato.
Il procuratore distrettuale Cyrus Vance in un comunicato ha dichiarato che l’uomo rimarrà in prigione a lungo, «per avere ucciso con tanta brutalità una studentessa innocente». La sentenza di condanna verrà resa nota il 30 ottobre.
Sin dall’inizio, Camara si era dichiarato colpevole in una lettera; solo che oggi lo ha fatto in forma ufficiale probabilmente in cambio di una pena ridotta che, secondo il giudice, comunque non sarà al inferiore ai 25 anni.
«Rita era la mia ex ragazza», parlava così l’uomo nelle sue memorie scritte. La Morelli studiava all’Hunter College dove stava per laurearsi e lavorava anche in un ristorante italiano. Lì i due si sarebbero conosciuti. E da allora, confessa l’assassino: «she was always on my mind (lei fu sempre nei miei pensieri)».
«Mi sono innamorato come mai prima di lei», e racconta di aver raggiunto «la mia ex-ragazza Rita intorno alle 8 di quella maledetta sera. L'ho uccisa perché altrimenti mi sarei fatto male io, di nuovo (alludendo probabilmente al fatto che la ragazza lo respingesse)».
La difesa ha utilizzato la lettera per dipingere Camara come una vittima, un soggetto incapace di uccidere intenzionalmente.
E infatti lo scritto seguita: «su di me hanno operato spiriti maligni…quelli che ti portano a fare di tutto».
Non è chiaro se Camara e Morelli avessero realmente avuto una relazione sentimentale. Secondo Giorgio Morelli, cugino di Rita, «lei non avrebbe mai perso la tesa per uno come lui».
m.b.