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Ue e giochi d’azzardo: niente spot se non tuteli i giocatori

La sentenza della Corte europea protegge dai rischi del gioco d’azzardo

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Ue e giochi d’azzardo: niente spot se non tuteli i giocatori
BRUXELLES. In gioco non ci sono solo i soldi ma anche valori, costumi, e leggi di uno Stato.

E così io, Stato italiano, nel decidere se pubblicizzare o meno una casa di gioco francese, tedesca o di un altro paese membro dell’Unione, posso prima assicurarmi se questo Stato tutela i suoi giocatori nel mio stesso modo. In caso contrario posso rifiutarmi di pubblicizzare le sue attività di gioco. Se non ho la garanzia, insomma che tratti i suoi clienti come i miei, non se ne fa nulla.
La Corte di giustizia europea si è pronunciata così sul contenzioso tra la Slovenia e l’Austria.
Le società slovene Hit e Hit Larix che gestiscono case da gioco hanno chiesto al Bundesminister für Finanzen (Ministro Federale delle Finanze austriaco) l’autorizzazione a pubblicizzare in Austria le case da gioco. Il Ministero ha respinto la richiesta dopo che le società non hanno dimostrato che le norme slovene in materia di giochi d’azzardo garantissero un livello di tutela dei giocatori analogo a quello previsto in Austria. In Austria ad esempio l’accesso alle case da gioco è riservato esclusivamente ai maggiorenni, la direzione della casa da gioco deve osservare il comportamento dei giocatori e stabilire se la frequenza e l’intensità della loro partecipazione al gioco mettano in pericolo l’attività stessa della casa da gioco.

Il Verwaltungsgerichtshof (Corte suprema amministrativa, Austria), investita del caso ha passato la palla alla Corte di giustizia Eeuropea.
«La disciplina dei giochi d’azzardo», ha ricordato in prima battuta la Corte, «rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri divergenze considerevoli di ordine morale, religioso e culturale. Pertanto, in assenza di armonizzazione in materia, gli Stati membri sono liberi di fissare gli obiettivi della loro politica in materia di giochi d’azzardo e di definire con precisione il livello di tutela perseguito». E poi non è che si richiede che nell’altro Stato membro, le norme siano identiche alle proprie.
In ogni caso, la Corte ha demandato al giudice nazionale l’ultima parola ricordando che l’obiettivo principale è e resta la tutela dei clienti contro i rischi connessi ai giochi d’azzardo.