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«Mubarak non è morto: ha picchiato la testa»

Ecco l’ultima versione dei legali del presidente

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«Mubarak non è morto: ha picchiato la testa»
EGITTO. Una, nessuna, centomila verità sulle condizioni di salute del presidente egiziano Hosni Mubarak.

Prima l’annuncio che lo dava quasi per morto: «Mubarak è in coma a seguito di un infarto». Poi la “conferma”: «è clinicamente morto». Ora la smentita dei suoi legali: «è vivo».
Va avanti da giorni il tam tam di notizie sullo stato di salute dell’ex presidente d’Egitto condannato all'ergastolo il 2 giugno scorso per aver ordinato di sparare sui manifestanti durante la rivoluzione del 25 gennaio.
Oggi dalle pagine del New York Times arriva l’ennesimo colpo di scena.
A parlare è l’avvocato Youssuri Abdel Razeq: «Mubarak è vivo. Sta bene. Stiamo pensando di trasferirlo all’estero per sottoporlo a cure». Una comunicazione che fredda gli entusiasmi della piazza Tahrir presa d’assalto dalla folla alla notizia della presunta morte del leader e che non può non aprire domande. Prima fra tutte: Cui prodest (a chi giovano) queste mille versioni?
Forse un po’ a tutti. Ai militari che scalpitano nell’ esibire un trofeo alla folla. Agli avvocati che potrebbero usare la strategia delle cure mediche per ottenere una scarcerazione. E forse a Mubarak stesso che preferisce definirsi morto pur di non sentirsi spodestato. Lo pensa Diaa Rashwan, un’analista del centro di ricerca Al Ahram Center: «Mubarack si sente eterno. Non ci può essere nessuno dopo di lui. Lui non vuole sentire nemmeno il nome del suo successore».


L’ULTIMA VERSIONE
A Il Cairo è pieno giorno quando arriva la smentita. L’avvocato Razeq ha ricostruito punto per punto gli ultimi giorni della permanenza in carcere del presidente. Mubarak ha picchiato la testa nel bagno del carcere scivolando. Gli si è comparso un ematoma sulla nuca ed i legali hanno ritenuto opportuno trasferirlo dal carcere in ospedale per sottoporlo agli esami di rito. Il pool di legali del presidente ha inoltrato formale richiesta ai giudici per trasferirlo in un ospedale all’estero. Già due anni fa Mubarak è volato in Germania per sottoporsi ad un intervento intestinale. 


LA MEDIA MANIA
Per l’avvocato di Mubarak si tratta di una mania mediatica. Quella messa in piedi per far fuori il presidente. Gli ufficiali egiziani sono alla guida delle agenzie di stampa, le controllano e da loro è partita la prima falsa notizia sull’infarto del presidente.
E’ tutta una grande speculazione per l’avvocato, «fa comodo pensare che il leader sia fuori dai giochi per fomentare meglio questa macchina di fango».
Fa comodo ai militari che così possono avere il controllo della popolazione. Fa comodo alla popolazione che lo vuole morto. E l’attesa è palpabile. La gente si accalca all’ingresso dell’ospedale per carpire informazioni sul presidente.
Sullo sfondo continua la guerra per la poltrona presidenziale. Ci sono i Fratelli Musulmani con il loro candidato Mohamed Morsi e Ahmed Shafik, ex generale ed ex premier di Hosni Mubarak.
Il clima è teso. La prima tornata elettorale d'Egitto non ha regalato alcun presidente. I Fratelli Musulmani rivendicano la vittoria del loro candidato Mohamed Morsi che avrebbe preso 51,5/52 punti. Ma dal quartier generale di Ahmed Shafik negano tutto.
L’ultima parola spetterà alla commissione elettorale che farà l'annuncio ufficiale e definitivo solo giovedì dopo aver ricevuto, accolto o respinto eventuali ricorsi.
Chiunque venga eletto alla guida del Paese si troverà ad agire in un contesto difficile fatto di uno Stato senza un parlamento e senza una costituzione in cui a dividersi la scena sono i militari ed un governo di unità nazionale guidato dal generale Tantawi.


Marirosa Barbieri