EUROPA

Elezioni, la Grecia fa tremare: «dittatura ed uscita dall’euro?»

Crollano i titoli ed il petrolio è ridotto ai minimi

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Elezioni, la Grecia fa tremare: «dittatura ed uscita dall’euro?»
EUROZONA. L’Europa si sveglia con il mal di testa all’indomani delle elezioni in Francia ed in Grecia. A preoccupare di più l’eurozona non è tanto la vittoria di monsieur Hollande il neo presidente francese, di matrice socialista (tutto sommato in linea con le politiche di rientro) quanto l’esito delle votazioni in Grecia che darà gatta capi ai signori dell’euro.
I partiti “pro-rigore, pro euro e pro austerità” (Nea Dimokratia e Pasok ) sono stati letteralmente schiacciati dalle ali estreme e saranno probabilmente incapaci di formare un esecutivo che garantisca il necessario rigore per uscire dalla crisi.

Le preoccupazioni greche sono legate a diversi ingredienti che, combinati tra loro potrebbero dar vita ad una miscela esplosiva: l’instabilità dovuta alla frammentarietà politica uscita fuori dalle elezioni (nessuno ha totalizzato una maggioranza assoluta) l’ascesa del partito neonazista che ha guadagnato punti e la fine dei partiti pro euro.
Il segnale di malessere è dimostrato dai mercati. Le borse sono in caduta libera, lo spread è volato a 400 punti. Il petrolio è ai minimi degli ultimi quattro mesi.

«LA DEMOCRAZIA CADRA’, LA DITTATURA SI ALZERA’»
Su Twitter c’è chi cinguetta che dopo le elezioni in Grecia «la democrazia cadrà e la dittatura si alzerà»; probabilmente questa è la frase che meglio riassume lo stato d’animo attuale.
I due partiti pro euro, Nea Dimokratia e Pasok non riusciranno a formare un nuovo governo in Grecia. Dopo le elezioni di ieri, infatti, i gruppi che sinora hanno guidato l’esecutivo di Atene hanno conquistato appena 149 seggi sui 300 totali in Parlamento. L’alleanza con gli avversari socialisti è necessaria, ma non sufficiente a creare un esecutivo di salvezza nazionale.
Lo scrutinio ha confermato i dati forniti dagli exit poll: i neonazisti di Alba Dorata arrivano al 7%, facendo un balzo di 6,7% rispetto al 2009. Il cartello di sinistra Syriza di Alexi Tsipras diventa la secondo forza della Grecia, scavalcando i socialisti. Sopra il 10% anche i Greci Indipendenti, altro partito di destra critico contro le misure di austerità imposte dagli organismi internazionali.
In particolare la Nea Dimokratia (conservatori) al 18,9% si è beccata 108 seggi, Syriza (alleanza di sinistra) 16,8% , con 52 seggi, Pasok (socialisti) con 13,2% e 41 seggi, i Greci Indipendenti (destra) hanno conquistato il 10,6% (prima elezione) con 33 seggi, i Kke (comunisti) l’8,5% (+0,9%) con 26 seggi, Chrysi Avgi (neonazisti) il 7% con 21 seggi, la sinistra democratica il 6,10% con19 seggi.
Gli elettori hanno punito i grandi partiti tradizionali, pro-austerità, rivolgendosi in gran numero alla sinistra radicale e all'estrema destra xenofoba e filo-nazista.
E’ questo il dato politicamente più rilevante ed inquietante. L’estrema destra con simpatie neonaziste di Chrysi Avgi (Alba dorata) vuole cacciare tutti gli immigrati clandestini e reintrodurre la pena capitale per gli spacciatori. «State attenti, stiamo arrivando. Continueremo la nostra lotta dentro e fuori dal Parlamento» sono state le prime parole di Nikos Michaloliakos, leader di Chrysi Avgi. Michaloliakos ha affermato che il suo partito continuerà a combattere «contro il Memorandum (l'intesa con la comunità internazionale in cambio degli aiuti) voluto dalla giunta (finora al governo)».
Espressioni che non possono non ricordare (seppur con molte differenze) quelle pronunciate da Adolf Hitler che per riscuotere consensi accusò il governo tedesco di aver firmato un accordo di pace con i vincitori della prima guerra mondiale (33 miliardi di dollari a carico della Germania) che aveva ridotto il Paese allo stremo.
Più morbido il partito Syriza con un programma contrario alle misure di austerità concordate con la comunità internazionale, ma favorevole alla permanenza di Atene nell'euro e nell'eurozona. Il suo giovane leader Alexis Tsipras ha detto che il risultato delle elezioni «ha tolto ogni legittimità al memorandum».

IL MERCATO A PICCO
Gli effetti delle elezioni greche si sono visti particolarmente sui mercati. Hanno perso terreno gli esportatori. Samsung Electronics ha perso l'1,3%, Li & Fung il 5,5%, Sony il 4,5%, Canon l'1,9 per cento, Woodside Petroleum ha perso il 2,5%, Inpex il 5,3%, Cnooc il 5,1 per cento, Bhp il 4,1%, Rio Tinto il 4,5% e Jiangxi Copper il 3,7 per cento. Anche le borse hanno incassato il colpo: Tokyo -2,78% , Hong Kong -2,62% , Shanghai -0,38% , Taiwan -2,11% , Seul -1,64%, Sidney -2,16%, Singapore -2,28% , Mumbai -1,74% . Lo spread è tornato a 400 punti ed il petrolio è in pesante caduta sui mercati asiatici.
Secondo il quotidiano The Guardian che titola la prima pagina «Mercati cullati dai risultati elettorali greci», il risultato ha dimostrato quanto stufa fosse la popolazione delle politiche di austerità messe in campo dai precedenti dirigenti.
«Per molti attori internazionali», si legge sul quotidiano,«in particolare la Germania il risultato è visto come una dichiarazione di guerra ai Paesi dell’euro e come una ferma condanna al sistema eurocentrico».
Non la pensa così il quotidiano tedesco “Die Zeit” che cerca di sminuire la portata delle elezioni probabilmente per rassicurare i mercati.
«La Grecia ha votato contro le sue élite, non contro l'Europa», è il titolo del quotidiano tedesco che ricorda «come il 70 per cento dei greci guarda all’Ue fiduciosa».
Una fiducia davvero ben camuffata.
Marirosa Barbieri