MONDO

Associazione sportiva contro Commissione europea: «Juve discriminata nel 2006»

Il Tribunale europeo respinge il ricorso

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2609

Associazione sportiva contro Commissione europea: «Juve discriminata nel 2006»
BRUXELLES. Ci ha riprovato ed anche stavolta è andata male. Il tribunale europeo ha respinto il ricorso presentato dall’associazione GiulemanidallaJuve nel 2009 contro Figc, Coni, Fifa, Uefa accusate di aver violato le regole dell'Unione sulla concorrenza per aver inflitto sanzioni alla Juventus, nel 2006.

Non c’è stata violazione del commercio comunitario né danni per i consumatori, si legge nella sentenza del Tribunale europeo che ha riconfermato il parere della Commissione interpellata in precedenza.
I fatti risalgono al 2006, quando a causa di alcune pratiche illegali (influenze sulla designazione degli arbitri), la Juve si è beccata una serie di sanzioni che vanno da un'ammenda, alla revocazione del suo titolo di campione d'Italia per la stagione 2004/2005, alla mancata attribuzione del titolo di campione d'Italia per la stagione 2005/2006 alla retrocessione all'ultima posizione in serie A del campionato italiano.
Le misure inizialmente inflitte dalla commissione di appello federale della Federazione italiana giuoco calcio (FIFA), sono state poi confermate dalla Corte Federale della stessa Federazione (FIGC) e dalla camera di conciliazione e arbitrato del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni).
Giulemanidallajuve, un’associazione senza scopo di lucro nata per difendere la fede juventina aveva presentato una denuncia alla Commissione europea per violazione delle regole dell'Unione sulla concorrenza, per le procedure illegali e le sanzioni disciplinari da parte delle società calcistiche in questione.
Nel 2009 la Commissione ha respinto la denuncia per mancanza di interesse legittimo da parte dell'associazione. Secondo la Commissione, infatti, l'associazione non rappresentava gli interessi della Juventus, e non era riuscita a dimostrare una lesione degli interessi economici dei suoi membri.
L’organizzazione ha fatto quindi un altro tentativo interpellando, il 10 luglio 2009 il Tribunale UE.
I giudici supremi nel ricordare i poteri discrezionali in capo alla Commissione hanno ribadito che i comportamenti denunciati non incidono in maniera significativa sul commercio intracomunitario né sui consumatori. All’associazione non resta che un’altra strada: la Corte di Giustizia. Quest’ultima limitatamente alle questioni di diritto potrà pronunciarsi definitivamente sulla controversia.