MONDO

Spiavano Wikileaks per colpirla. Il piano segreto di tre aziende americane

Operazione sventata grazie ad Anonymous

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2708

Spiavano Wikileaks per colpirla. Il piano segreto di tre aziende americane
USA. Un piano studiato al tavolino per affondare Wikileaks. Così tre grandi aziende americane, Palantir Tech, Hb Gary e Berico Technologies aiutate dallo studio legale Hunton and Williams, si davano da fare per intercettare le notizie di Assange e prenderne il controllo.

Studiavano le mosse, i collaboratori, e progettavano pressioni sui suoi membri, operazioni di disinformazione e cyber attacchi.
La storia è venuta a galla grazie ad Anonymous che ha pubblicato più di 50.000 e-mails tra le aziende, di cui una dal titolo “ Il colpo di WikiLeaks”
La mole di informazioni la dice lunga sulla portata dell’operazione. Ad ogni attore spettava un compito preciso: lo studio legale Hunton and Williams avrebbe raccolto informazioni dall’esterno, la Palantir si sarebbe occupato di indagini sul web mentre la Berico Technologies e la HBGary si sarebbero concentrati sulla struttura interna di Wikileaks.
Il primo step si è concentrato sullo studio dell’organigramma di Wikileaks: collaboratori, staff, volontari.
Le tre aziende hanno reperito più materiale possibile fino a tracciare un vero e proprio profilo del fondatore Julian Assange ed i valori del progetto.
In questa fase i cospiratori hanno individuato come bersaglio da pressare il giornalista Glenn Greenwald che scriveva per Assange a titolo gratuito. Greenwald era già conosciuto come sostenitore della causa di Bradley Manning, l’ex militare detenuto nelle prigioni Usa, ed aveva descritto nel dettaglio le condizioni disumane in cui l’uomo era detenuto.
Poi la seconda parte del piano mirava ad individuare i punti di forza e debolezza dell’organizzazione. Ad esempio l’interruzione di fondi o donazioni a Wikleaks avrebbe reso più vulnerabiile l’intero sistema e quindi facilmente attaccabile.
Altre armi da utilizzare, secondo i cospiratori, sarebbero state la disinformazione, azioni di sabotaggio, la divulgazione di documenti falsi riconducibili a Wikileaks, attacchi informatici .
«Creare falle nel sistema e nei database del sito potrebbe distruggere l’organizzazione», si legge in alcune e mail, «se il processo informatico è destabilizzato, è fatta, l’operazione è riuscita».
Ma, ironia della sorte proprio HBGary (uno dei cospiratori) è stato affondato da Anonymous. Subito dopo l’attacco hacker l’azienda ha declinato ogni tipo di responsabilità o intento contro Wikileaks.
Non si sa se l’operazione sia stata interrotta o sia ancora in corso. L’unica certezza è che la creatura di Assange arranca e stenta a rimanere a galla.
Marirosa Barbieri