L'INTERVISTA

Assange: «il New York Times si è censurato per compiacere la Casa Bianca»

La denuncia di Mr Wikileaks al giornale El Telegrafo

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Assange: «il New York Times si è censurato per compiacere la Casa Bianca»
WIKIWORLD. Appare, scompare e poi riappare. Julian Assange è introvabile. Orlando Perez direttore del giornale El Telegrafo lo ha intercettato e ci ha restituito un’intervista particolare frutto di uno scambio di e-mail, assemblate, con il fondatore di Wikileaks.

Assange parla senza veli di censura, si addentra nel complicato rapporto stampa-poteri forti tirando in causa grandi firme come il New York Times intenta a sotterrare verità ritenute scabrose dalla politica, parla dei giochetti della diplomazia internazionale, della sua terra d’origine (l’Australia) e non fa mistero del suo orgoglio da giornalista. Una sequela di temi, insomma, da quelli più scottanti a quelli più personali (la sua vicenda giudiziaria e la sua nuova sfida nella conduzione di un talk show televisivo), animano il carteggio tra i due giornalisti.

IL NEW YORK TIMES HA NASCOSTO DELLE VERITA’
«Sì, molti dei nostri cablogrammi sono stati censurati». Assange risponde secco alla domanda di Perez sui “tagli” applicati dei media internazionali.
Dalle parole di Mr Wikileaks emerge il comune denominatore dei mezzi di comunicazione è la censura. E fa nomi e cognomi.
«Il New York Times prima di procedure con la pubblicazione di alcuni dispacci ha informato la Casa Bianca», ha detto, «con due settimane d’anticipo chiedendole il permesso di procedure».Un ok negato dal Dipartimento di Stato che ha bloccato di fatto la pubblicazione di pezzi già scritti dai reporters. Un atteggiamento simile è stato adottato dal quotidiano spagnolo El Pais, dice Assange, «che ha pubblicato estratti di un cablogramma per non urtare sensibilità politiche. Anche il Der Spiegel ha criticato un dispaccio sulla Merkel e la guerra in Afghanistan mentre il più severo è stato il The Guardian che ha condannato centinaia di documenti come quello della corruzione dell’Eni o sul Primo Ministro Ucraino. Infine il francese Le Monde ha tagliato interi pezzi di dispacci diplomatici riferiti all’Africa sub-Sahariana».

IL PENTAGONO? UNO FRA TANTI
Dire che Wikileaks intende colpire solo il Pentagono è una tattica politica del Governo Usa oltre ad un’aberrazione. Assange ha chiarito che la sua scure mediatica non si è abbattuta gratuitamente sul governo Usa ma su tutti i Paesi del mondo. «Wilkileaks non ha risparmiato nessuno», ha ironizzato Assange, «quanto agli States se rivelare i crimini di guerra, il numero di vittime civili delle operazioni americane, è visto come un affronto allora vuol dire che le basi della democrazia stanno cigolando».

«CHI MI ODIA MI INVIDIA »
Il giornalismo odierno secondo Mr Assange è carta straccia, privo di contenuti ma soprattutto di spina dorsale. E’ il coraggio che fa la differenza tra buono e cattivo giornalismo, dice.
«E’ per questo che mi odiano», ha dichiarato riferendosi ai suoi colleghi, «perché ci vedono come avversari? Perché facciamo un giornalismo migliore del loro. Ricerchiamo le fonti di una notizia, fotografiamo, scoviamo, verifichiamo, narriamo fatti. Wikileaks fa tutto questo. Quanti altri seguono questi parametri? »

IL CASO ASSANGE
Mr Assange spende parole anche sul suo caso personale. Il fondatore di Wikileaks a rischio estradizione in Svezia per rispondere dell’accusa di stupro, si è detto stanco.
«La Svezia usa il pretesto dello stupro per poter prendere in mano il mio caso». Poi parla dei rapporti segreti tra Usa e Svezia. «Ad esempio il governo svedese», ha detto, «avrebbe permesso agli Stati Uniti di accedere ad informazioni delicate e dati sensibili interni ed ha segretamente collaborato con la Cia per organizzare voli straordinari fuori dal Paese, come quello che trasportò due esiliati politici in Svezia fino in Egitto dove furono torturati».
Assange poi parla della sua terra d’origine, l’Australia, da cui ha ricevuto piccole manifestazioni di supporto e riconoscimenti. Infine qualche parola sui suoi progetti futuri al timone di un talk show politico. «Ho già avuto modo di intervistare personaggi importanti», ha detto, «come Noam Chomsky o il presidente della Tunisia per citarne alcuni».
Poi il suo pensiero va alle nuove generazioni: «viviamo in un mondo che i nostri sensi percepiscono perciò i nostri limiti sono quelli che derivano dalle nostre percezioni. Per cambiare lo stato delle cose dobbiamo spalancare gli occhi, le orecchie e solo così il coraggio, il nostro coraggio si impossesserà di noi come un virus».