MONDO

Libia post Gheddafi. Elezioni a Misurata, incentivi, ricostruzione

L’aria che si respira dopo la dittatura

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3222

Libia post Gheddafi. Elezioni a Misurata, incentivi, ricostruzione
LIBIA. Una Libia diversa. Il Paese dell’ex colonnello Gheddafi si risveglia con un volto nuovo ad un anno dalla primavera araba che ha spodestato l’ex Rais.


Elezioni politiche a Misurata, incentivi economici per le vittime della guerriglia, una serie di misure per rilanciare la macchina politico- amministrativa. Il Paese è alle prese con nuovi ingranaggi e con i fantasmi del passato: violenze e soprusi.

«40 ANNI DI COMA»
«Abbiamo vissuto 40 anni di coma sotto Gheddafi, queste elezioni sono un traguardo importante».Così Mohammed Korman, un cittadino libico commenta le prime storiche elezioni tenutesi ieri a Misurata. Il popolo è stato chiamato ad eleggere 28 membri del consiglio locale della città. Una sorta di prova generale delle elezioni popolari a giugno che eleggeranno un consiglio nazionale incaricato di scrivere una nuova Costituzione e di costituire un Governo ad interim.
Le elezioni in Libia sono state vietate per 42 anni da Muammar Gheddafi. A Misurata gli aventi diritto erano 156.000 e l’affluenza era superiore al 30%. I risultati si sapranno mercoledì.
«I can’t describe this feeling. Freedom, democracy, no fear, no repression (non posso descrivere questo sentimento: c’è la libertà, la democrazia, non c’è più la paura, né la repressione)», dice Jamila Touhami, direttrice di una scuola media di ragazze, «vedo l’orgoglio negli occhi delle donne che vengono a votare qui, e vedo la consapevolezza anche negli occhi degli analfabeti, di chi non sa né leggere né scrivere ma nonostante tutto riconosce il valore di questo voto».

AIUTI ALLE FAMIGLIE
Il Governo di transizione libico tende la mano alle famiglie che hanno perso i propri cari nella guerra contro Gheddafi ed ai ribelli disoccupati. Il Governo ha annunciato che ogni famiglia libica riceverà l’equivalente di 1.540 dollari. Per i guerriglieri che hanno combattuto contro il Rais, invece, ci sarà un sostegno economico che coprirà le spese dall’anno scorso fino alla fine di questo mese.
Ma i soldi non bastano a sedare il malcontento. Una parte dei cittadini preme per riforme immediate. Il mese scorso alcuni manifestanti hanno preso d’assalto il quartier generale del Governo di Transizione invocando più trasparenza, riforme, cambiamenti.
Sono soprattutto i giovani a voltare pagina più facilmente e a credere in un futuro migliore per la Libia. Molti di loro partecipano a progetti come quelli dell’ H2O Team un’ organizzazione non governativa che attraverso metodi interattivi (internet, social network, eventi) cerca di diffondere la cultura della ricostruzione. «Lavoriamo a questo progetto», dichiara Aysee, una giovane studentessa, «per raggiungere gli obiettivi per cui abbiamo lottato, per cui molti sono morti: Dignity, Freedom, and Rights».


LE DONNE STUPRATE
Ogni guerra porta con sé delle macerie psicologiche e cambiano o esasperano aspetti culturali già presenti. In Libia si tratta delle violenze sessuali durante la guerra e delle torture. Secondo la cultura locale la violenza sessuale su un componente della famiglia è motive di disonore e vergogna e va tenuta nascosta. A spiegarlo è il responsabile dell’ International Criminal Court, Luis Moreno-Ocampo che parla di numeri elevati di violenze post Gheddafi. Molte donne, violentate dai miliziani di Gheddafi e diventate pietre dello scandalo sono state uccise dai propri familiari. Altre sono state spinte a suicidarsi o costrette a sposare chi le ha stuprate. E’ una sorta di legge non scritta, una consuetudine che si tramanda, una prassi consolidata.
Eman al-Obeidi, dice Ocampo, «è stata la prima donna ad annunciare di aver subito violenza dai soldati di Gheddafi, seguita da altre donne a Zuwara, Misrata, Nafusa, and Bani Walid».

Marirosa Barbieri