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Google e la truffa in Kenya. Usava database di una società locale per farsi clienti

Le scuse di Google: «siamo mortificati»

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KENYA. Google è stato colto con le mani nel sacco. Il colosso del Web è ora accusato di aver sfruttato i database di una società partner in Kenya per raccogliere clienti . Le scuse della casa madre: «non sapevamo nulla, non sappiamo come si potuto accadere».

 

KENYA. Google è stato colto con le  mani  nel sacco. Il colosso del Web è ora accusato di aver sfruttato i database di una società partner in Kenya per raccogliere clienti  . Le scuse della casa madre: «non sapevamo nulla, non sappiamo come si  potuto accadere».

«Un malaffare», così Stefan Magdalinski responsabile della Mocality la società in Kenya entrata in affari con Google, definisce il comportamento di alcuni dipendenti di Google. L'accusa di Moclaity è pesante: «Google ha usato, senza permesso, il suo database di clienti per diffondere un suo servizio di sviluppo di siti internet per aziende». I misfatti risalirebbero allo scorso ottobre. Da allora, secondo Magdalinski Google ha avuto accesso sistematicamente ai database tentando di vendere il loro prodotto concorrente ai clienti locali.

«Hanno raccontato cose non vere sul loro rapporto con noi», racconta il responsabile Mocality, «e sulle nostre pratiche commerciali. A partire dal 11 gennaio, quasi il 30 per cento del nostro database è stato contattato». A mettere con le spalle al muro Google sono state alcune telefonate registrate in cui uomini che si dicevano di Google spiegavano ai clienti di essere partner Mocality. In un’altra chiamata Google getta fango su Mocality dicendo che la società prima offre servizi gratis e poi li addebita, «cosa che non accade», precisa Magdalinski.

Nelson Mattos, di Google  chiede scusa. «Siamo mortificati», dice, «di apprendere che un team di persone che sta lavorando ad un progetto di Google abbia impropriamente utilizzato dati Mocality e millantato con essa relazioni per incoraggiare clienti a creare con noi nuovi siti Internet».

Scuse che non sembrano bastare alla società kenyota. «Quando abbiamo cominciato ad indagare sul comportamento di Google», conclude Magdalinski, «pensavamo di scoprire qualche piccolo abuso, cose da niente. Non avremmo mai immaginato di trovarci davanti ad un sistema così fraudolento. Non ci è ancora chiaro chi sia responsabile di ciò, Google ha altri partners  e contratti in Kenya con altre compagnie. Staremo a vedere come finirà».