Prostituzione e tratta di esseri umani, 6 nigeriani in manette

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Maxi blitz dei carabinieri in tutto Abruzzo e in altre regioni d'Italia. Tra le donne costrette a prostituirsi anche una malata di tumore.

I militari aquilani stanno eseguendo dalle prime ore di questa mattina, in Abruzzo ed in altre regioni italiane, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 indagati per associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu’, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Al centro delle indagini del Ros (l'operazione è stata ribattezzata Sahel 2) un sodalizio transnazionale di matrice nigeriana, dedito allo sfruttamento sessuale di connazionali ridotte in schiavitu’, con il ricorso a violenze, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine. Documentate anche interruzioni di gravidanza imposte alle vittime dagli appartenenti al sodalizio, nonchè la regolarizzazione di alcuni affiliati mediante matrimoni fittizi. 

Le indagini, coordinate dal sostituto Procuratore Distrettuale David Mancini, hanno riguardato un’ulteriore manifestazione di un fenomeno che sembrava appartenere ai secoli passati, ma che invece si presenta allarmante su scala globale, in quanto rappresenta fonte di enormi profitti da parte della criminalità organizzata transnazionale.

TUTTO PARTE DA LILIAN

Lilian Solomon era una giovane nigeriana di 23 anni, una tra le vittime dell’organizzazione criminale indagata, ma la cui storia è particolarmente emblematica.

Parte da Benin city per sfuggire alla fame, agli stenti, alla povertà estrema, all’assenza di futuro. Sogna una vita diversa, da realizzare nella società del benessere. Arriva in Italia affidandosi a persone che la reclutano e che, prima di farla partire, la sottopongono ad un rito voodoo, una cerimonia magico religiosa, con valenze anche giuridiche, con cui la vittima si impegna a versare all’organizzazione una somma di denaro (almeno 60/65 mila euro) e si impegna a non “tradire” l’organizzazione, a pena di gravi ripercussioni su di sé e sulla sua famiglia.

Lilian giunge in Italia, ma qui scopre che l’attende una vita di violenze, sofferenze, abusi, di privazione della dignità e della libertà. E’ costretta a prostituirsi prima nell’hinterland milanese e successivamente, dopo l’estate 2009, lungo la Bonifica del Tronto. Resta incinta, vorrebbe anche trattenere il bambino, ma è costretta ad abortire mediante ingestione di medicinali ed alcool. Continua a prostituirsi malgrado l’insorgenza di gravi dolori, insopportabili, continui. Le viene impedito di curarsi. Sono i sintomi di un linfoma, un tumore da cui per lo più si guarisce, sempre che si venga curati.

Dopo mesi in cui, malgrado il tumore in corso, Lilian è costretta a prostituirsi ed a vivere in condizioni disumane, incontra degli operatori dell’associazione On The Road, che la convincono a fuggire ed a farsi curare. Da allora la conoscono i sanitari del reparto di oncologia dell’ospedale di Pescara. Ricomincia a vivere, rinascono i suoi sogni, ma è tardi. La sua grande capacità espressiva si manifesta nella trasmissione televisiva Doc3, in onda su RAI 3 a luglio 2011, in cui Lilian racconta la sua storia e le sue speranze.

Se avesse vissuto un’altra vita probabilmente non si sarebbe ammalata di quel tumore. Se non le fosse stato impedito di curarsi quasi certamente sarebbe guarita e avrebbe vissuto. Lilian è morta in un letto di ospedale del reparto di oncologia di Pescara il 1° ottobre 2011.

La sua storia, particolarmente drammatica, è simile a quella di tante altre vittime, di questa e di altre organizzazioni criminali. Molte vittime, meno sfortunate di Lilian, alla fine ritrovano la vita, sottraendosi alle organizzazioni, anche grazie alle forme di assistenza e protezione che la legge gli consente.

Le indagini in materia sono particolarmente complesse poiché riguardano organizzazioni criminali transnazionali “paramafiose”, comportano accertamenti anche in altri Paesi e richiedono cooperazione di polizia e giudiziaria che non sempre è attiva da parte degli stessi Paesi di origine delle vittime.

VIOLENZA E MINACCE

I carabinieri avrebbero accertato «sistematici episodi di intimidazione e violenza», culminati in un caso anche con l’interruzione di una gravidanza, operata mediante somministrazione di medicinali ed alcool.

In seguito a questo episodio, la malcapitata è stata condotta dalla Lombardia in provincia di Teramo per essere sfruttata nella prostituzione malgrado fosse affetta da un tumore che ne ha successivamente causato il decesso.

Le indagini hanno documentato infine l’utilizzo, per gli spostamenti delle vittime, di un italiano, in possesso di regolare licenza per il trasporto pubblico di piazza.

GLI ARRESTATI

In manette sono finiti Evansi Aiwekhoe, di 24 anni e la compagna Edith Aiyudubie di 30. Al nigeriano, Erold King Enofe di 34 anni residente sempre a Sant'Omero in via dei Gladiatori, l'ordinanza è stata notificata in carcere a Teramo dove si trova detenuto per altra causa. In manette sono finiti anche Victoria Oviarere Ofiebe di 39 anni residente a Milano e Rose Mary Damisah di 30 domiciliata a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). L'unico italiano coinvolto nella maxi inchiesta è Gino Schiavoni, 49 anni, prima residente a Colonnella (Teramo) ora a San Benedetto del Tronto.

15/11/2011 7.55