PowerCrop e i dubbi del consigliere Milano (Api): «stabilimento non idoneo»

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. «Lo stabilimento PowerCrop è a rischio salute per i cittadini di Avezzano».

A dirlo, anzi a ribadirlo, è il consigliere regionale  Gino Milano, capogruppo di Alleanza per l’Italia e presidente della commissione di vigilanza che, durante un incontro di alcuni giorni fa promosso dal comitato cittadino di Borgo Incile ad Avezzano, ha espresso  i suoi dubbi sull’impianto  finalizzato alla produzione di energia elettrica tramite l'utilizzo delle  biomasse. «Non solo la centrale non  è voluta ed è osteggiata da tutto il territorio: cittadini, istituzioni locali e provinciali, organizzazioni agricole (Cia, Coldiretti e Confagricoltura), Corpo Forestale dello Stato, associazioni ambientaliste e riserva naturale regionale del Monte Salviano ma ci sono anche aspetti anomali sulla procedura di autorizzazione del’impianto».

E Milano, infatti, ritorna sulle perplessità più volte sollevate dall’Italia dei Valori circa il lungo lasso di tempo (quasi un anno)  intercorso tra la decisione favorevole del comitato regionale per la Via (Valutazione di Impatto Ambientale) e la sua pubblicazione sul Bura.

«L’ impianto», continua, « da insediare in appena 500 metri a ridosso dell’ex zuccherificio di Avezzano, nei terreni agricoli lungo la circonfucense, produrrebbe biomasse della potenza termica di circa 93 Mwt (32 Mwe) da realizzare ad Avezzano, località Borgo Incile e stravolgerebbe la vocazione agricola tradizionale del territorio ma anche la sua stessa geografia economica e ambientale, con ricadute pericolose sulla salute dei cittadini».

Sarebbe stata la  PowerCrop, inoltre, a procedere unilateralmente all'individuazione del sito, richiedendo la Via (valutazione di impatto ambientale) nonostante la legge preveda la Vas (valutazione ambientale strategica) per le aree naturalistiche protette come nel caso in questione.

E lo stesso comitato  per la Via  ha comunque previsto l’istallazione di una stazione per il monitoraggio della qualità dell’aria conforme alla rete regionale, su indicazione di dettaglio dell’Arta, con rilevamenti che dovranno collegarsi al sistema informativo regionale. Segno, questo, di preoccupazione sulle possibili ricadute ambientali della struttura.

Dubbi già espressi dall’associazione Il Salviano che aveva messo in risalto il problema del  reperimento del materiale da incenerire.

«Dove si prenderà il combustibile per le centrali?», si era chiesta l’associazione, «probabilmente dai boschi abruzzesi, o dalla coltivazione di biomasse dedicate cioè prodotte per essere incenerite ma questo andrebbe a sottrarre superfici agricole destinate alla produzione di beni alimentari provocando così un aumento prezzi di pane, pasta, riso».

«Ogni responsabile della cosa pubblica», conclude Milano,« che abbia a cuore prioritariamente il bene comune e la salute dei cittadini, dovrà fare la propria parte, manifestando con chiarezza il proprio pensiero e i personali intendimenti, mettendo da parte per una volta tatticismi e ambiguità, perché solo coordinando e unificando gli sforzi istituzionali con quelli dei comitati cittadini spontanei e delle associazioni ».

m.b.  19/09/2011 11.25