Il pasticcio dell’aeroporto di Preturo: «il Comune dispone ma non è proprietario dell’area»

Alessandro Biancardi

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Il pasticcio dell’aeroporto di Preturo: «il Comune dispone ma non è proprietario dell’area»
L’AQUILA. Una storia che si trascina da anni, due protagonisti (il Comune de L’Aquila e l’Air Club), al centro l’aeroporto dei Parchi e la tanto discussa proprietà dello scalo.

Poteva o no il Comune dell’Aquila disporre dell’area come proprietaria assoluta e quindi firmare convenzioni, indire bandi di gara per la sua gestione? Dubbi che, a giudicare dalle carte, sembrano diventare certezze: se il Comune de L’Aquila non è il proprietario assoluto dello scalo allora tutta una serie di atti (dalla convenzione stipulata il 5 marzo 1968 con l’Air Club, ai due bandi di gara, uno nel 2009 e l’altro nel 2011 per la sua gestione) risulterebbero non validi. E’per questo che il commissario regionale agli usi civici Abruzzo, Antonio Perinelli, ha emesso un’ordinanza di sequestro dell’area, il 10 giugno scorso, per fare luce sulla questione. Sono la convenzione del 1968 (con la quale il Comune concedeva parte dell’aeroporto all’associazione Air Club di zona Preturo) ed il lodo arbitrale seguito alla fine di questa convenzione a fugare ogni dubbio: «il Comune dell’Aquila non è il proprietario assoluto dello scalo».

In particolare dal lodo arbitrale emerge che alcune delle zone concesse con la convenzione all’Air club erano gravate da usi civici (il resto era di proprietà comunale) e quindi non poteva l’amministrazione comunale disporne. A far scoprire l’insospettabile errore fu l’amministrazione degli usi civici di Preturo che chiese all’Air club la restituzione delle aree vincolate. La relazione peritale depositata nella causa demaniale numero 49 del 1996 instaurata dal commissario regionale per l’Abruzzo confermò il fatto. In poche parole il Comune dell’Aquila, si legge nel lodo arbitrale, «ha concesso all’Air club aree gravate da usi civici senza aver ricevuto prima l’autorizzazione regionale per il mutamento di destinazione (violazione dell’art 12 della legge del 16-6-1927 numero 1766) avviando solo in seguito le procedure presso la Regione». E ciò invalidava parzialmente la convenzione del 5-3-1968.

La situazione si complicò quando, dopo 37 anni di sodalizio, dal 1968 al 2005 (l’accordo di durata biennale prevedeva il tacito rinnovo delle parti) il Comune con atto del 30 novembre 2005 decise di mettere la parola fine all’intesa con air Club chiedendo di rientrare in possesso delle aree che le spettavano. Secondo la convenzione, nel caso di termine dell’accordo (clausola compromissoria), all’Aero club sarebbe stata corrisposta una somma di rimborso per le strutture realizzate nel tempo sull’area e che, nel caso di mancato accordo, si costituisse un lodo arbitrale.

Ed infatti fu convocato il consiglio arbitrale nel 2009, presieduto dagli arbitri Fabrizio Foglietti, Francesco Camerini, Carla Lettere che al termine di un lungo iter e di verifiche stabilirono che il Comune dovesse corrispondere all’Air club una somma di 208.005,90 euro maggiorata di interessi legali per le strutture realizzate sul territorio di proprietà comunale.

Per la parte gravata da usi civici (non di proprietà dell’amministrazione) il consiglio arbitrale non si pronunziò sottolineando altresì che il Comune de L’Aquila, avesse negato «la sussistenza di rimborso da corrispondersi alla controparte, contravvenendo alla pattuizione di cui all’articolo 5 della convenzione». Siamo nel novembre del 2009 quando l’amministrazione indice un bando di gara per la gestione provvisoria dello scalo (della durata di sei mesi). Di fatto pur non avendone titolo, l’Ente rimarca la paternità totale della struttura. «Il Comune in qualità di proprietario del complesso aeroportuale ritiene che l’obiettivo prioritario di ripresa economica sia perseguibile con apertura dell’aeroporto al traffico commerciale di linea», si legge in uno stralcio del bando provvisorio.

Alla gara risultò vincitrice la Air Vallè società di volo della Val D’Aosta che si aggiudicò la gestione dello scalo. Con provvedimento del 9 ottobre 2009, l’amministrazione chiese all’Air club il rilascio delle zone soggette alla convenzione del 5 marzo del 1968 fino a rivolgersi al prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, per ottenere lo sgombero immediato dell’area.

«Dopo aver più volte chiesto il rilascio dell’aeroporto», si legge nella missiva del sindaco Massimo Cialente a Gabrielli, «non ho avuto alcun riscontro ma i sedicenti soci rappresentanti dell’Air club hanno continuato ad avere atteggiamenti di sfida e resistenza fisica. Perciò chiedo che finisca l’illegittima adibizione di un vasto compendio di proprietà pubblica ad usi personali, privati, se non meramente ludico creativi di un ristretto gruppo di individui». Un’urgenza, quella del sindaco, dovuta al fatto che l’aeroporto aspettava di entrare nella piena disponibilità della Air Vallè, vincitrice dell’appalto. Ma è Arcangelo De Giuseppe presidente dell’Air Club a smentire quanto affermato dal primo cittadino. «Il sindaco Cialente ci accusa di aver ostacolato con atti illegali la ripresa dei beni appartenenti al demanio comunale dichiarando il falso. L'unica cosa fatta dai soci del club», dice, «è stata quella di evitare che persone non autorizzate mettessero mani sugli aeromobili causando la scadenza del certificato di aeronavigabilità, oltre a eventuali altri danni. Abbiamo dovuto sopportare che la mattina del 12 dicembre 2009 un funzionario comunale con 13 agenti in tenuta antisommossa apponesse i sigilli a tutte le pertinenze dell’aero club per riconsegnare lo stabile all’illegittimo proprietario trattandoci come i peggiori criminali».

Tutto questo avveniva mentre il sindaco de L’Aquila faceva mostra della grandezza dello scalo di Preturo indicendo un altro bando europeo, il 6 giugno scorso (con scadenza il 18 luglio) sulla gazzetta ufficiale italiana per la sua gestione definitiva.

«Ci aspettiamo delle risposte al bando da compagnie italiane ma anche estere», diceva il vice sindaco dell'Aquila, Giampaolo Arduini in occasione della gara, «per dare alla nostra città questo importante strumento al quale il Comune ha deciso di partecipare nella fase iniziale dando un contributo di 200 mila euro per i primi tre anni, offrendo la possibilità di edificare, nell'area portuale, strutture tecniche ed industriali e mettendo a disposizione quelli che sono attualmente i 2.400 metri di hangar e gli oltre 300 metri di servizi aeroportuali per la nuova aerostazione». E Cialente gli faceva l’eco «è giusto ricordare che questo è l'aeroporto del G8 che ha visto atterrare nella nostra città i Grandi della Terra. Speriamo di avere risposte convinte da chi deciderà di gestirlo con la convinzione che possa crescere negli anni e svolgere un ruolo fondamentale per il rilancio sia commerciale che turistico del nostro territorio».

Il Comune non ha mai fatto menzione che una parte del sedime aeroportuale, forse minima, non era di sua proprietà. La guerra intanto continua…

Marirosa Barbieri 28/07/2011 7.19