Metanodotto Snam: prima audizione in Parlamento. Ritorno a casa con ottimismo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1889

ROMA. Si sono presentati ieri, davanti alla ottava commissione in Parlamento, i rappresentanti di comunità montane, comitati cittadini di Umbria e Abruzzo per ribadire, ancor una volta, il loro no al metanodotto Snam.

Presenti in aula i parlamentari Tortoli (in qualità di presidente), Stradella, Mariani, Verini, Lolli, Vannucci e Realacci.

La richiesta è sempre la stessa: la convocazione di un tavolo tecnico, in accordo con le amministrazioni interessate, per modificare il percorso del gasdotto sulla dorsale appenninica che provocherebbe alti costi ambientali, elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico e danni per il turismo.

E’ risaputo, infatti, che il tratto in cui dovrebbe sorgere (dorsale appenninica) è a rischio ambientale, idrogeologico e simico.

«Contro ogni logica», hanno denunciato i rappresentanti, «è la decisione di collocare una infrastruttura così impattante e pericolosa (metanodotto e centrale di compressione) proprio lungo le aree più altamente sismiche della penisola, in parallelo o intersecando tutte le principali faglie attive dell’Appennino centrale».

Dopo aver elencato gli aspetti negativi dell’opera, i rappresentanti hanno avanzato la loro proposta: l’approvazione della mozione 7-00518 (tra l’altro già nota alla Commissione che aveva esaminato il testo presentato lo scorso 15 marzo 2011 dall’onorevole Raffaella Mariani).

Anche se per l’ennesima volta sono tornati a casa a mani vuote ma con un sacco pieno di promesse e buoni propositi dei parlamentari, i rappresentanti locali si dicono fiduciosi ed esprimono un giudizio positivo sull’iniziativa all’ottava commissione.

«Il livello di attenzione registrato e alcuni interventi dei parlamentari presenti testimoniano della fondatezza delle motivazioni e dell’ impegno addotto da cittadini ed istituzioni nel corso dell’audizione», hanno detto.

Ma saranno sufficienti le manifestazioni di interesse da parte dei parlamentari per garantire la soluzione del problema?

Il progetto e gli aspetti poco chiari. 687 chilometri di metanodotto lungo un unico tracciato che va da Massafra (provincia di Taranto) fino a Minerbio, (provincia di Bologna), attraversando dieci regioni, tre parchi nazionali, uno regionale ed oltre venti siti di rilevanza comunitaria.

Era questo nel marzo 2004 il progetto del metanodotto «Rete Adriatica».

L'opera che si inseriva nell’ottica di rafforzamento del ruolo della dell'Eni, come rivenditore di gas a Paesi terzi del centro Europa, mirava agli approvviggionamenti di gas dal Caucaso, dal Mar Caspio e in genere dal Medio Oriente con i gasdotti ITGI o Poseidon (Interconnessione Turchia- Grecia-Italia) dell'Edison, con il TAP (trans adriatic pipeline) della Svizzera Elg e con il South Stream della joint venture Eni-Gazprom.

Cinque i lotti previsti: il metanodotto Massafra-Biccari, il metanodotto Biccari-Campochiaro, il metanodotto Sulmona-Foligno, il metanodotto Foligno-Sestino e il metanodotto Sestino-Minerbio.

Ma la domanda è: per un progetto così esteso e di ampia portata era tutto regolare dal punto di vista ambientale? Secondo le Snam Rete Gas Spa sì. Ma ci sono due norme comunitarie la direttiva n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE e il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 che fanno largo a dubbi.

La prima prevede, nel caso di opere di così alto impatto ambientale, l'obbligo di una valutazione di impatto ambientale (Via) di tipo complessivo e la seconda dice che è necessario, prima di procedere a queste opere, attuare una valutazione ambientale strategica (Vas).

Ora, sembrerebbe che la Snam Rete Gas Spa abbia presentato cinque Via parziali anziché un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale Vas come previsto dalla legge in questi casi.

Perché? Inoltre, in data 7 ottobre 2010 la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha espresso parere favorevole riguardo alla compatibilità ambientale di un solo troncone progettuale, il tratto di metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione di Sulmona.

Nello stesso parere però, la commissione aveva rilevato l’elevata pericolosità sismica, «sia dal punto di vista della frequenza di eventi che dei valori di magnitudo» dell’area.

Come si conciliano queste due posizioni? Insomma è rischioso o no costruire il metanodotto Snam?

Marirosa Barbieri 06/07/2011 12.01