Comune di Avezzano: il presidente si è dimesso, il consiglio comunale è decaduto?

Alessandro Biancardi

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Comune di Avezzano: il presidente si è dimesso, il consiglio comunale è decaduto?
AVEZZANO. Una questione tutta giuridica che però potrebbe portare a conseguenze importanti per l’amministrazione cittadina guidata dal sindaco Floris.

La maggioranza di centrodestra, infatti, non è riuscita a nominare il nuovo presidente del Consiglio nei 30 giorni imposti dallo statuto comunale. E proprio lo statuto parla di decadenza. Possibile allora che il Consiglio non abbia più poteri? Possibile l’arrivo di un commissario ad acta?

A sollevare e denunciare la questione sono oggi i capigruppo di “Rinnovamento e Partecipazione”, Roberto Verdecchia e di Futuro e Libertà, Gino Di Cicco.

Secondo i consiglieri dal 17 giugno scorso l’amministrazione comunale, poiché non ha provveduto a convocare il Consiglio per eleggere il nuovo presidente non ha più poteri per amministrare la città.

Lo statuto al comma 6 art 31 recita: «In caso di cessazione del presidente per qualsiasi motivo, il Consiglio Comunale è convocato entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento, per gli adempimenti di competenza, dal vice presidente vicario,ed in assenza di quest’ultimo dall’altro vice Presidente».

Tutto questo perché lo scorso 18 maggio l’allora presidente del Consiglio, Francesco Paciotti, formalizzò le sue dimissioni e da allora nulla è cambiato e l’amministrazione è ferma, «paralizzata», dicono i consiglieri.

«E’ un fatto gravissimo ed ha conseguenze devastanti», commentano Di Cicco e Verdecchia, «infatti da oggi nessuno ha più poteri per convocare un nuovo Consiglio Comunale».

L’art 32 in tema di attribuzioni e prerogative del presidente del Consiglio recita: «il presidente del Consiglio comunale è organo deputato alla presidenza del Consiglio comunale e ne ha rappresentanza giuridica». Sovrintende e coordina anche le commissioni e sottoscrive le deliberazioni.

«La città non è più amministrabile», sostengono i consiglieri, «e tutto questo perché la maggioranza, che già nell’ultimo consiglio valido del 14 giugno aveva manifestato tutta la sua debolezza. Il sindaco non ha trovato l’accordo sulla persona da candidare».

I capigruppo parlano anche di «sete di potere e la fame di poltrone» che è «l’unica filosofia del “berlusconismo” ben interpretato dall'amministrazione cittadina, va oltre i sani principi di democrazia e sono i colpi di coda di un sistema politico ormai irrimediabilmente allo sbando».

«Non vorremmo ipotizzare che il sindaco, accompagnato dal Coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, stia pensando di correre a Roma dal suo “patron” per farsi fare una “leggina ad personam” che gli dia più poteri», concludono Verdecchia e Di Cicco, «il rispetto della democrazia imporrebbe di rassegnare mestamente e dignitosamente le dimissioni».

18/06/2011 11.52