Denunciò irregolarità alla Croce Rossa: maresciallo Lo Zito assolto

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il maresciallo Vincenzo Lo Zito è stato assolto dalle accuse di diserzione aggravata e calunnia.

E' uscito a testa alta da due processi che lo vedevano imputato, il militare dipendente della Croce Rossa Italiana che, nel 2008 aveva denunciato irregolarità amministrative e contabili compiute dall'allora presidente del comitato regionale Croce Rossa Italiana Abruzzo Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta.

E per questo si era beccato denunce e sospensione dello stipendio.

La legge ha fatto il suo corso e ieri, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata per lui la buona notizia: il giudice Anna Maria Fattori del tribunale ordinario di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti del maresciallo Lo Zito per il reato di calunnia.

Non solo: il giudice ha deciso di trasmettere il fascicolo alla Procura perchè indaghi su eventuali ipotesi di reato, facendo attenzione in particolare alla nota 22/08 del 5 gennaio 2008, indirizzata al direttore nazionale del Corpo militare della Croce Rossa Italiana, colonnello Piero Ridolfi, con cui il la dottoressa Letta richiedeva l'immediato allontanamento del militare.

Ma non è finita qui: ieri il giudice Antonio Lepore del Tribunale Militare di Roma, ha assolto il maresciallo Lo Zito, difeso dall'avvocato Antonino Lastoria, dal reato di diserzione aggravata. Per il giudice «il fatto non sussiste».

Il maresciallo aveva denunciato la Cri Abruzzo per un presunto abuso di potere ed il conflitto di interesse che ruotavano intorno alla figura di Maria Teresa Letta, presidente del comitato regionale Cri.

Sarebbe stata lei, secondo Lo Zito, a maneggiare conti correnti intestati alla Croce Rossa senza averne titolo, a firmare mandati di pagamento, determine e gare d'appalto (compito che spettava al direttore regionale) e ad aver vestito contemporaneamente i panni di presidente del comitato regionale Abruzzo de L'Aquila e di responsabile amministrativo della sezione di Avezzano (ruoli incompatibili).

Per queste ragioni si era ‹‹meritato›› due denunce per diffamazione (una dai revisori dei Conti della Cri e l' altra dal commissario straordinario Cri, l'avvocato Francesco Rocca).

Il suo rifiuto (giustificato dai problemi di cuore) a trasferirsi ad Assisi, dove era stato mandato dalla Letta per «incompatibilità ambientale», gli aveva procurato invece l'accusa di diserzione aggravata e la sospensione dello stipendio.

Sarà il sostituto Procuratore Assunta Cocomello a condurre le indagini ora, dopo che la Procura Ordinaria di Roma ha aperto un fascicolo (431/11) per capire quali siano state le ragioni per cui dopo le denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito si è ritenuto di doverlo sottoporre a denunce e alla sospensione dal servizio.

m.b.  27/05/2011 8.49

 * LA STORIA DEL MARESCIALLO VINCENZO LO ZITO