Gasdotto Snam, sempre più un caso nazionale.

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Il quotidiano “Avvenire” di venerdì ha dedicato al problema una intera pagina con una inchiesta dal titolo: “Gasdotto in Abruzzo: paura e polemiche”.

Il giornale cattolico evidenzia l’opposizione degli Enti Locali al progetto, che «per oltre cento chilometri attraversa la provincia dell’Aquila devastata dal terremoto del 2009».

Avvenire precisa che «anche la centrale di compressione di Sulmona è in zona sismica di pericolosità massima. Una situazione che anche dopo molte rassicurazioni, in una terra appena terremotata, fa paura».

Il giornale pubblica anche un documento a firma di Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nel quale si fa presente che «la rottura sismogenetica in profondità può raggiungere la superficie e dislocare il piano di campagna e quello che vi è sopra edificato». Pertanto è necessaria «la più grande cautela nella pianificazione dell’uso del territorio».

Anche il settimanale nazionale “Left”, nel numero in edicola, dedica al problema un’ampia inchiesta di tre pagine dal titolo: “Il gasdotto dei terremoti”.

Il giornale riporta, in sintesi, i principali passaggi delle relazioni tenute dagli esperti nel convegno svoltosi all’Aquila l’8 maggio scorso.

Il professor Alberto Pizzi, docente di geologia strutturale dell’Università di Chieti, sottolinea che il gasdotto passa proprio nelle aree dove «sono attese le massime accelerazioni del suolo, quindi il massimo scuotimento sismico»; ed ancora: il terremoto dell’Aquila ha messo in evidenza che «l’accelerazione del suolo è stata superiore a quella attesa in base agli studi teorici ed alle statistiche».

Ciò che desta la massima preoccupazione è l’attraversamento delle faglie sismiche.

«Lungo le faglie sismogenetiche», precisa il professor Pizzi, «si formano fronti di scarpata, rotture istantanee. E le opere più sensibili al fenomeno sono proprio gli acquedotti, i gasdotti, le fognature, ossia le infrastrutture sotterranee”.

Il professor Erasmo Venosi, ex responsabile dell’Energia per il Ministero dell’Ambiente, uno dei massimi esperti del settore, dal canto suo, evidenzia «la netta contraddizione tra il progetto del metanodotto ed il recepimento delle direttive europee che prevedono di superare la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e metano)».

«Non solo, ma – aggiunge Venosi – i consumi sono in diminuzione e in Europa è prevista una bolla di gas, un’eccedenza sul fabbisogno pari a 350 miliardi di metri cubi».

L’importante convegno di domenica scorsa ha scosso anche il mondo della politica:

la coordinatrice provinciale dell’Udc, Morena Pasqualone, si chiede «come sia possibile che non ci sia un’alternativa» e «perché i nostri amministratori non possono farsi ascoltare da chi prenderà la decisione definitiva su questo caso?».

Mentre il consigliere regionale Gino Milano fa proprie «le preoccupazioni espresse dal mondo scientifico ed accademico in merito ai conseguenti pericoli e danni per l’ambiente e le persone» e presenta un’interpellanza urgente al presidente della Regione, Gianni Chiodi, al quale chiede di uscire «dall’immobilismo e dall’ambiguità» e di chiarire una volta per tutte la posizione del governo regionale in merito al metanodotto ed alla centrale Snam.

«E’ quello che torniamo a chiedere, per l’ennesima volta, anche noi», commentano i cittadini: «la Regione approvi, senza ulteriori indugi, la legge che sancisce l’incompatibilità tra grandi gasdotti ed aree altamente sismiche».

14/05/2011 12.03

* TUTTO SUL GASDOTTO SNAM