Contro il metanodotto della Snam nasce gruppo di coordinamento interregionale

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Si è svolto lo scorso venerdì 17 un incontro tra  rappresentanti istituzionali, esponenti dei comitati ed esperti  per approfondire il progetto presentato dalla Snam Rete Gas spa.

Il progetto è quello del “Metanodotto Rete Adriatica”  della lunghezza complessiva di Km 687 (tubazione di diametro mm 1200  a mt 5 di profondità).

Nel corso della riunione sono stati attentamente esaminati i contenuti e gli aspetti tecnici del progetto, sia in relazione al tracciato complessivo  che va da Massafra (Ta) a Minerbio (Bo), sia con riferimento al tratto Sulmona-Foligno (con centrale di compressione gas a Sulmona) sul quale la SNAM in data 9 giugno 2010 ha chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico il rinnovo della dichiarazione di pubblica utilità.

L’incontro è stato organizzato dall’assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila, Alfredo Moroni, e sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio regionale dell’Umbria, Orfeo Goracci, il consigliere regionale delle Marche, Gino Traversini, il sindaco di Gubbio, Lucio Panfili, il consigliere Provinciale di Perugia, Stefano Feligioni, il sindaco di Cittareale (Ri), Pierluigi Feliciangeli, l’assessore all’Ambiente del Comune di Sulmona, Mauro Tirabassi, il presidente della Comunità Montana Peligna, Antonio Carrara, il sindaco di Navelli, Paola Di Iorio, l’assessore di Fagnano Alto, Marcello Parlante, il consigliere comunale di Pratola Peligna, Luigi Pizzoferrato, Aldo Loris Cucchiarelli in rappresentanza del Comitato No Tubo, Mario Pizzola in rappresentanza del Comitato Civico di Sulmona.

La nuova struttura dovrebbe potenziare la rete esistente e fungere da passaggio del gas proveniente dal Nord Africa verso il Nord Europa, senza alcuna fornitura - e, dunque, alcun beneficio, - per i territori interessati. Peraltro il progetto, dopo aver inspiegabilmente subito una variante nel suo percorso all’altezza di Biccari (Fg), è stato ridisegnato verso l’interno lungo la dorsale appenninica, senza prendere in esame l’elevato rischio sismico che interessa le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale il cui tasso di sismicità è ormai ampiamente dimostrato, oltre che dagli studi, dal sisma che colpì Umbria e Marche nel 1997 e dal drammatico terremoto che ha sconvolto L’Aquila e l’Abruzzo interno il 6 aprile 2009. Al punto che, nel corso dell’incontro, l’opera è stata ironicamente ridenominata “Metanodotto del Cratere”.

Le posizioni registrate durante il lungo ed articolato dibattito hanno posto in risalto, oltre al citato rischio sismico dei territori interessati dal progetto, la pericolosità del prodotto trasportato, «la necessità di una consapevole scelta delle comunità locali in ordine all’uso del territorio», «i danni in termini di sviluppo turistico delle zone coinvolte dal tracciato che interessano numerose aree naturali protette» (il corridoio appenninico del progetto APE – Appennino Parco d’Europa, strategico per la tutela della biodiversità e per lo sviluppo eco-sostenibile, ne è la testimonianza), il blocco di previsti sviluppi urbanistici per alcune piccole realtà, problemi legati all’agricoltura e all’uso del suolo.

 A conclusione del dibattito, gli intervenuti – pur consapevoli della ristrettezza dei tempi - hanno unanimemente espresso un parere nettamente contrario al progetto e chiesto che venga presentato un nuovo progetto che preveda un tracciato alternativo alla dorsale appenninica.

E’ stato inoltre costituito un Gruppo di coordinamento, indicando come capofila il Comune dell’Aquila, per proseguire unitariamente e non più come singoli territori tutte le iniziative di contrasto al progetto, tra le quali: la redazione di un documento unico da portare in approvazione in tutti gli Enti interessati;  una conferenza stampa congiunta da programmare nei prossimi giorni a L’Aquila per spiegare le    ragioni del dissenso rispetto al progetto SNAM;  l’affissione di un manifesto in tutte le realtà interessate per sensibilizzare l’opinione pubblica;  il coinvolgimento dei Consigli regionali e del Parlamento;  un ricorso alla Commissione Europea nel caso in cui venga dichiarata la pubblica utilità da parte del competente Ministero.

 20/09/2010 14.24