Dentro al carcere di Sulmona: «è un gigante con i piedi d'argilla»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Giovedì scorso una delegazione Uil Pa Penitenziari, presieduta dal segretario Eugenio Sarno, si è recata in visita, preannunciata ed autorizzata, agli ambienti e ai luoghi di lavoro del penitenziario di Sulmona.

CARCERESULMONA. Giovedì scorso una delegazione Uil Pa Penitenziari, presieduta dal segretario Eugenio Sarno, si è recata in visita, preannunciata ed autorizzata, agli ambienti e ai luoghi di lavoro del penitenziario di Sulmona.

Conosciuto già come il ''carcere dei suicidi'', visti i numerosi episodi tragici verificatisi negli ultimi anni, il penitenziario sicuramente non raggiunge la promozione a cause delle tante anomalie riscontrate dalla commissione che ha ispezionato gli ambienti destinati ai detenuti. «Nell’approssimarsi alla struttura», racconta Sarno, si pensa di essere difronte ad un complesso «solido e funzionale» e non ci si immagina, invece, che si stia per netrate in un «gigante dai piedi di argilla per evidenti carenze strutturali e logistiche».

Il Block House che rappresenta il primo filtro è composto di tre ingressi destinati al personale, ai visitatori, ai familiari dei detenuti che accedono per colloquio. «Solo uno dei tre ingressi, quello dei familiari, è dotato di impianto citofonico», racconta il segretario generale. «Per i restanti due le eventuali comunicazioni debbono essere svolte a gesti». Nell’imminenza dell’ingresso parenti si trova la postazione destinata al controllo pacchi che di fatto viene effettuata nel reparto colloqui dove è installata una apparecchiatura idonea.

Come in tante altre realtà penitenziarie anche a Sulmona l’ingresso ai reparti detentivi avviene attraverso un percorso pedonale comune con gli spazi della porta carraia. «Questo», spiega Sarno, «obbliga le persone in transito a respirare ed introdurre nell’organismo i fumi di scarico e le polveri fini rilasciate dagli automezzi. Sarebbe il caso di provvedere all’installazione di idoneo sistema di aspirazione dei fumi nonché , con una modica spesa, a separare i due ambienti attraverso una parete di alluminio leggero e plexiglass».

LA SEZIONE GIALLA E L'INFERMERIA

I reparti detentivi sono organizzati in due blocchi distinti. In uno, denominato “Sezione Gialla”, vivono i detenuti “collaboratori di giustizia di 1^ fascia”. Nell’altro blocco si trova una sezione “infermeria” e le sezioni che ospitano detenuti comuni, detenuti internati tra cui anche quelli sottoposti al 41-bis.

«La promiscuità di differenti circuiti penitenziari», denuncia l'esponente della Uil Pa, «rappresenta una delle criticità più evidenti per la gestione complessiva dell’istituto. La presenza di internati nella locale Casa di Lavoro è già stata motivo di appunti critici, considerata la quasi totale impossibilità di affermare percorsi interni compatibili con lo status di internato. Non sarà un caso se proprio in quella realtà si sono verificati con maggiore frequenza proteste e violenze. Pertanto non può non trovare conferma l’invito, già formulato, a dislocare in altra struttura la Casa di Lavoro.Non di meno contribuisce ad ampliare lo scenario delle difficoltà gestionali il fatto che alle molte decine di ristretti che soffrono di patologie e disturbi psichici non viene garantito il previsto e necessario supporto sanitario. E’ uno solo, infatti, lo psichiatra convenzionato con appena 60 ore mensili».

IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLA STRUTTURA

Anche il sovraffollamento della struttura determina una sofferenza generale. Alla data della visita erano ristrette 445 persone invece delle 275 che rappresenta la soglia massima di ospitalità. I detenuti con posizione giuridica definitiva sono 253 (56%), i giudicabili 14, gli appellanti 12, i ricorrenti 7. Ben 168 (38%) gli internati. Due i ristretti sottoposti al regime del 41-bis, 149 quelli classificati Alta Sicurezza. 60 i detenuti con fine pena mai.

«L’unica sezione, oltre quelle destinate ai 41-bis e ai collaboratori che garantisce la sistemazione in cella singola è la sezione destinata ad ospitare i detenuti classificati AS1 (ex Elevato Indice di Vigilanza)», spiega Sarno. «In tutte le altre sezioni si è dovuto raddoppiare, se non triplicare, le presenze nelle celle ex singole». La sezione impropriamente definita “infermeria” ha 12 celle «e non garantisce la dovuta separazione tra soggetti colà allocati».

«GRAVE PROBLEMA SMALTIMENTO ACQUE»

Secondo i controlli del sindacato, inoltre, «tutte le sezioni presentano gravi problemi dovuti allo smaltimento delle acque. Pare si sia accertato che l’inidoneo diametro delle tubature non consenta un deflusso regolare e, pertanto, gli allagamenti sono all’ordine del giorno. Soprattutto d’estate quando l’aumento dei volumi idrici acclara l’inidoneità del sistema di smaltimento».

Analogamente la Uil Pa ha rilevato come in tutto l’istituto permane un grave problema dovuto alla scarsa impermeabilizzazione dei piatti delle docce. «Da essi si propagano notevoli infiltrazioni, rilevabili ad occhio, che si estendono sino ai giunti di congiunzione dei vari blocchi». Tutti i cortili passeggi, inoltre, presentano «condizioni penalizzanti per il personale destinato alla sorveglianza che è esposto agli agenti atmosferici, sebbene l’installazione di box in plexiglass ne abbia attenuato gli effetti».

CELLE SCURE, IMPOSSIBILI I CONTROLLI

Non è sfuggita alla delegazione il vetusto impianto di illuminazione (a 24 volt) interno alle celle che provoca, di notte, «la quasi assoluta impossibilità dei previsti controlli visivi».

Il personale di polizia penitenziaria pare abbia deciso di adeguarsi. Infatti molti poliziotti in servizio notturno per illuminare gli spazi sottoposti alla loro sorveglianza ricorrono a torce che si portano da casa. Anche gli ambienti di lavoro non hanno entusiasmato troppo. Gli spazzi riservati alla calzoleria, sartoria e falegnameria che consentono l’accesso a turni di circa 100 detenuti sono state trovati dalla commissione, invase da «abbondanti, invadenti e vistosissime ragnatele».

Non è andata meglio all'esterno: «il camminamento del muro di cinta presenta sgretolamento con l’emersione di ferri corrosi dalla ruggine. Le due postazioni di sorveglianza armata attive sono state opportunamente integrate da sistemi di aerazione e riscaldamento». «E’ davvero difficile, però», denuncia la Uil, «comprendere come possa una struttura che ospita detenuti ed internati di affermato spessore criminale essere completamente sprovvista di qualsiasi sistema di allarme». Il penitenziario, infatti, denuncia Sarno, «non è dotato di alcun impianto di antintrusione e di antiscavalcamento. Tantomeno è dotata di impianto di video-sorveglianza. Il personale non ha in uso ricetrasmittenti o apparati di allarme o cercapersone». La Sala Regia «altro non è che la sede del centralino corredata da alcuni monitor (installati in occasione del G8) che permettono il controllo parziale di alcune zone dell’istituto (sale colloqui e passeggi)».

SUICIDI E TENTATI SUICIDI

Negli ultimi nove mesi si sono verificati 2 suicidi, 11 tentati suicidi sventati dal personale di polizia penitenziari e 79 atti di autolesionismo. Il contingente di polizia penitenziaria è pari a 328. Ne sono risultati, alla data della visita, in servizio 294. Difficoltà anche nell’ambiente sanitario: «non si può non rilevare la grande incidenza sui carichi di lavoro derivanti dai molteplici (troppi) ricoveri in luoghi esterni di cura. Dal 1 gennaio al 15 settembre sono stati 32 i ristretti piantonati, per complessive 109 giornate di piantonamento e con l’impiego di ben 702 unità di polizia penitenziaria».

 20/09/2010 10.31