Rimpasto di Giunta a L’Aquila, la nomina di Fabio Pelini spacca la maggioranza

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La recente nomina di Fabio Pelini, che è diventato il dodicesimo assessore della Giunta Cialente, non poteva passare inosservata e ha portato con sé una scia polemica facilmente prevedibile.

La nomina del segretario provinciale di Rifondazione comunista è arrivata a conclusione di un periodo turbolento per il Comune de L’Aquila, con le dimissioni del sindaco Massimo Cialente, poi ritirate nel giro di due settimane

Subito dopo il ritiro delle dimissioni, il mini rimpasto di Giunta, con l’ingresso nell’esecutivo di Fabio Pelini, a cui il sindaco ha affidato le deleghe all’Assistenza alla popolazione, alla Ricostruzione partecipata e alle Politiche del lavoro.

Dunque una ‘riorganizzazione’ delle competenze, con Stefania Pezzopane, a cui sono restate le deleghe a Politiche sociali, Welfare, Politiche educative e scolastiche, Asili nido, Politiche per gli studenti universitari, Politiche giovanili, Partecipazione, Riorganizzazione dei tempi e degli orari della città, Politiche per gli anziani, Politiche abitative, Politiche per l’immigrazione, Diritti di cittadinanza, Istituzione Centro servizi anziani, Città-territorio, Rapporti con le istituzioni culturali e Polizia municipale, e Marco Fanfani, per il quale sono stati confermati gli incarichi per le Politiche

comunitarie, lo Sportello unico per la attività produttive, lo Sviluppo delle politiche per il commercio e l’artigianato, i Grandi eventi e le Manifestazioni fieristiche.

Sul rimpasto di Giunta, però, Cialente non ha certo trovato quella convergenza che forse si aspettava; estremamente critico, per esempio, il Pd, con gli esponenti Mauro Zaffiri e Giulio Petrilli, secondo i quali le dimissioni di Cialente «hanno avuto una esposizione mediatica forte, ai limiti della spettacolarizzazione».

Anche rispetto all’ingresso in Giunta di Rifondazione, il Pd ha le idee chiare: «Tutti si attendevano – sottolineano Zaffiri e Petrilli - anche altri cambiamenti, magari una convergenza di tutte le forze politiche di maggioranza su un programma serio per la ricostruzione e di alternativa, con il numero di assessori massimo di otto, come previsto dal programma, invece siamo a dodici (poi ci si riempie la bocca di riduzione dei costi della politica) sul numero delle donne che fossero metà, invece siamo a due su dodici. Ma quello che è più preoccupante – aggiungono i due esponenti del Partito Democratico - è che il programma di centro sinistra non esiste più e invece andava e andrebbe attuato in tutti i suoi punti. Niente di niente: immota manet».

E’ proprio la confusione politica che regnerebbe nel Comune aquilano a destabilizzare la maggioranza: «Tutto come prima – affermano Zaffiri e Petrilli - con i presidenti delle commissioni quasi tutti del centro destra, con una giunta che ha qualche assessore anche in rappresentanza del centro destra. Tutto come previsto: una giunta di “salute pubblica” e trasversale. Di programmi, di cambiamenti neanche l’ombra, poi se alle prossime amministrative – concludono i due rappresentanti del Pd - si regala il comune al centro destra non è colpa di chi critica, ma di ciò che si fa o non si fa».

Ma il Pd non è l’unico partito a non aver visto di buon grado il mini rimpasto. Anche il Partito comunista dei lavoratori contesta le scelte, con particolare riferimento alla decisione di Rifondazione Comunista, ‘colpevole’ di essere «rientrata nella maggioranza in cambio della nomina ad assessore di Fabio Pelini, segretario provinciale del partito».

«Dopo un periodo in cui si era attestata su posizioni di “polemica” – sottolinea in una nota il coordinamento Pcl Abruzzo - Rifondazione Comunista è tornata a far parte della (turbolenta) maggioranza di consiglio comunale a sostegno del sindaco de L’Aquila Massimo Cialente. Ancora una volta, dunque, Rifondazione Comunista si svende in cambio di una poltrona all’interno di un’amministrazione che è espressione dell’oligarchia di potere borghese. Non si capisce in che modo – aggiunge il Pcl - dopo aver accusato la Giunta comunale di mancanza di trasparenza

nell’assegnazione degli alloggi e, più in generale, nella gestione dell’emergenza, l’entrata in quella stessa Giunta degli ex “contestatori” possa in qualche modo tutelare gli interessi dalle fasce deboli, le più colpite dal sisma; non si capisce come Rifondazione possa in qualche modo presentarsi alla pubblica opinione come un partito che si differenzia dagli altri, dal momento che è un convitato compiacente nel banchetto politico che specula sulle iatture delle popolazioni terremotate».

Infine, da parte del Pcl, una critica indirizzata specificatamente al neo assessore: «Pelini dunque, dopo essere stato fra i più accaniti animatori della protesta del “popolo delle carriole”, ha gettato la maschera; spostare un po’ di macerie era quindi un espediente per ottenere visibilità ed aprire una trattativa con il centrosinistra, trattativa in cui avrà probabilmente messo sul tavolo anche i 193 voti ottenuti alle elezioni provinciali dello scorso anno nel collegio L’Aquila 4 a sostegno della candidata presidente del centrosinistra Stefania Pezzopane. Elezioni nelle quali il Pcl, al di là del risultato nelle urne, può confermare una volta di più di essere stato l’unica forza ad aver perorato esclusivamente la causa dei cittadini onesti che non hanno il solito amico di turno». 

26/04/2011 9.30