IL VERDETTO

Sisma L'Aquila, Mattarella concede la grazia all’ ex direttore Convitto

Nel crollo morirono 3 studenti

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

770

Sisma L'Aquila: crollo Convitto, ex preside in carcere dopo la condanna definitiva

Livio Bearzi

UDINE. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia sulla pena accessoria al dirigente scolastico friulano Livio Bearzi.

Il provvedimento ha condonato l'interdizione dai pubblici uffici che gli era stata applicata a seguito della condanna per il crollo del Convitto scolastico de L'Aquila, in cui morirono alcuni studenti durante il terremoto del 2009.

Lo ha riferito all'Ansa il suo avvocato, Stefano Buonocore, esprimendo «grande soddisfazione».

La grazia, ricevuta oggi dal dirigente scolastico friulano, gli consentirà a breve di rientrare a scuola. Bearzi, che era stato condannato a quattro anni di reclusione per il crollo del convitto scolastico de L'Aquila nel 2009, in cui morirono alcuni studenti, aveva già ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Trieste l'affidamento in prova ai servizi sociali. Affidamento in prova che sta tuttora svolgendo con attività di volontariato presso un consorzio che si occupa di accoglienza ai profughi.

La misura, confermata nell'aprile 2016 dal Tribunale di Trieste, gli era stata concessa in via provvisoria dal Magistrato di Sorveglianza di Udine il 23 dicembre 2015.

All'epoca il provvedimento gli aveva consentito di uscire dal carcere, in cui era rinchiuso dal 10 novembre 2015 in seguito all'ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Corte d'Appello de L'Aquila.

Per la sua scarcerazione  si sono mobilitate la società civile nazionale e friulana. Decine di parlamentari si erano rivolti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere la grazia.

Un appello era arrivato anche dal presidente Luciano D’Alfonso che aveva fatto indispettire non poco i familiari delle vittime: «dal presidente della Regione Abruzzo D'Alfonso», disse, «mai una netta presa di posizione per Verità e Giustizia per le 309 Vittime uccise da una Strage di Stato. Ed ora invece la richiesta di grazia per il preside Bearzi senza neanche chiedere, prima, umilmente l'opinione dei genitori dei 3 ragazzi uccisi nel convitto ai quali sono vicino nel dolore comune».

 
LA CONDANNA DI BEARZI

 Sulla responsabilità di Bearzi, la Cassazione aveva sottolineato  che «il piano di sicurezza prevedeva espressamente il potere-dovere di disporre l'evacuazione in caso di necessità». «D'altra parte, in quella notte fatale si era in presenza di indicazioni drammatiche ed incalzanti che imponevano di corrispondere con immediatezza alle pressanti richieste dei giovani allievi e particolarmente di quelli minori», scrivevano i giudici.

Secondo gli ermellini Beaarzi «manifestò una conclamata insensibilità, una grave negligenza ed imprudenza, imponendo ai ragazzi di sopportare un rischio intollerabilmente elevato che si concretizzò nel breve volgere di poche ore».

Inutilmente l'ex rettore si è difeso sostenendo di non essere al corrente dell'imminente pericolo.

«La situazione era da tempo pericolosa, e gli era stata segnalata dal suo responsabile della sicurezza e prevenzione», replicò il verdetto.


BEARAZI: «SONO FELICE»

«Sono estremamente felice e desidero ringraziare tutti coloro i quali, a vario titolo e in diverso modo, mi sono stati accanto e hanno sostenuto la richiesta di grazia», ha detto Livio Bearzi, non appena ricevuta notizia della grazia integrale.

Soddisfatto anche il legale che ha assistito Bearzi in tutta la fase esecutiva della pena, e con cui «si è creato un rapporto che va oltre le relazioni professionali. Sono estremamente soddisfatto del risultato ottenuto - ha aggiunto Buonocore - perché questa decisione rappresenta quanto abbiamo sempre pensato e sostenuto: il professor Bearzi è un bravissimo preside e deve rientrare nella scuola, perché il contributo che può dare è grandissimo. Con questo provvedimento di clemenza il mio assistito potrà a breve fare ritorno nel mondo scolastico e so quanto ci tenesse. Se penso da dove siamo partiti, a quel giorno del 2015 quando ci siamo conosciuti in carcere, dopo la sua condanna definitiva, in quel momento non osavamo nemmeno pensare che il percorso, dopo l'affidamento in prova che ci sembrava già difficile, si potesse concludere in questo modo. Quello che all'epoca mi colpì già con la stretta di mano, e che mi è rimasto impresso come fosse ieri, fu ciò che non mi sarei mai aspettato: un uomo, nonostante tutto, pieno di speranza», ha concluso.