IL FATTO

Sisma L'Aquila: progetto Case, primo sgombero per moroso totale

Gli sfratti continueranno anche nei prossimi giorni

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PROGETTO CASE L'AQUILA

L'AQUILA. È stato eseguito ieri mattina il primo sgombero esecutivo nei confronti di un assegnatario di un alloggio del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo, in quanto moroso totale.

 L’uomo, inatti, secondo quanto verificato dal Comune, non ha mai pagato il canone di compartecipazione. Lo sgombero è stato eseguito dal personale del settore Ricostruzione pubblica del Comune e della Polizia Municipale, guidato dal comandante Antonio Vecchioni.

Dopo quello di ieri, gli sgomberi continueranno nei prossimi giorni. Sulla vicenda ci sono stati scontri e polemiche in particolare sulla sentenza della Corte dei Conti che ha condannato amministratori e dirigenti, tra cui il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, per non aver richiesto gli affitti e altri pagamenti ai morosi del progetto C.a.s.e., il grande insediamento abitativo, 4500 alloggi antisismici, realizzato dopo il terremoto per dare un tetto a oltre 16mila sfollati.

Per i giudici non avere cacciato gli assegnatari (ex affittuari) morosi avrebbe provocato un grave danno erariale alle casse del Comune poichè per ciascun nucleo sfrattato si sarebbe potuto dare un appartamento ad una altro nucleo che attualmente usufruisce del contributo di autonoma sistemazione.

Spesso il sindaco Cialente si è difeso sostenendo che non se la sentiva di sfrattare gli aquilani in difficoltà. Stessa linea perseguita anche dalla senatrice Stefania Pezzopane che nel momento di maggior tensione sul caso disse al ministro Alfano: «venga lui a sfrattare gli aquilani».

Ma dalla attenta lettura della sentenza è chiaro che i giudici non ritengono che fosse quella la soluzione del problema ma si condanna un colpevole lassismo, una incapacità di prendere una decisione, di seguire una strada certa. E ciò, scrivono ancora i giudici, non voleva dire di certo vessare i cittadini in difficoltà perché in caso di situazioni particolarmente gravi il Comune «avrebbe potuto trovare adeguata composizione nella vigente regolamentazione comunale», accrescendo  «i livelli di tutela e di assistenza in favore delle persone maggiormente bisognose, ove si fossero rivelati inadeguati».
Insomma in caso di situazioni veramente difficili si poteva giocare la carta delle esenzioni.

La Procura ha infatti contestato agli amministratori di essere rimasti «inerti» omettendo di individuare le situazioni di morosità, attinenti sia al pagamento delle quote condominiali sia al pagamento dei canoni di compartecipazione, e di assumere i conseguenti  provvedimenti di decadenza dall'assegnazione degli alloggi.

I giudici nella sentenza contestano il fatto che nessuno si adoperò affinché fosse realizzata ed aggiornata una anagrafe degli assegnatari con la lista dei relativi pagamenti e fossero così individuate le situazioni di morosità. Inoltre nessuno si preoccupò di sollecitare i pagamenti o intraprese «le conseguenti azioni anche a carattere sanzionatorio (ivi inclusa la declaratoria di decadenza dall'assegnazione dell'alloggio)».