IL GROVIGLIO

Sisma L'Aquila: Cialente, sfratti ai Map? «Mi caccino, pronto ad andare via»

Dal 14 luglio i primi provvedimenti contro chi non ha pagato

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Massimo Cialente

Massimo Cialente

L’AQUILA. «Ho annunciato al prefetto, il quale mi ha detto che è mia competenza, che mi rifiuto di trovare una soluzione per i disperati che verranno sfrattati dal Progetto Case, venga il governo. Se vuole, mi sospenda lui e poi proponga la misura al consiglio dei ministri. Mi caccino, sono pronto ad andare via».

Torna in trincea il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che negli anni scorsi era stato protagonista di clamorose proteste, come quella della riconsegna della fascia tricolore all'allora capo dello stato Napolitano e della rimozione della bandiera tricolore dalle sedi comunali, per denunciare la carenza di fondi statali per la ricostruzione.

Cialente torna sul piede di guerra al termine della riunione in prefettura «una delle pagine più dolorose legate al terremoto», sulla vicenda degli sfratti ai morosi del progetto Case e dei Map (moduli abitativi provvisori), il mega insediamento abitativo di circa 6000 alloggi antisismici voluto dall'allora premier, Silvio Berlusconi, per dare un tetto a oltre 20 mila sfollati.

Cialente ha il dente avvelenato anche per essere stato condannato dalla Corte dei Conti, che bacchetta, insieme a due assessori e un dirigente, per non aver attivato azioni per il recupero delle somme e operato una ingiustificata disparità tra i cittadini

Dal 14 luglio prossimo saranno attuati i primi 40 sfratti dei morosi, a stretto giro ne saranno inviati altri 30.

«Il problema dello sfratto dei morosi è una preoccupazione estrema, ho partecipato alla riunione con la morte nel cuore - spiega ancora Cialente - Ci sono alcuni morosi senza scrupoli che, pur potendo pagare, non lo fanno trincerandosi dietro motivazioni risibili, al contrario ci sono molte situazioni di disagio sociale impossibilitati a pagare anche canoni molto bassi perché non sono in grado dopo aver perso il lavoro subito dopo il sisma, quindi da 6 anni. Lo sfratto in questo caso non è conseguenza di una scelta politica, ma di una scelta tecnica imposta dalla Corte dei Conti con una sentenza nella quale si dice che non abbiamo richiesto i canoni con la assurda motivazione del mero calcolo elettoralistico, una decisione - prosegue - che opera una gravissima sottovalutazione della problematica».

«COMUNE LASCIATO SOLO»

Nel sottolineare che ancora una volta il Comune è stato lasciato solo «era già successo sulla questione delle macerie e dei puntellamenti», Cialente ricorda di «aver già tolto 80 persone dalla scuola ispettori della Guardia di Finanza a Coppito che costavano un milione di euro, portandole al Progetto Case e risparmiando diverse centinaia di migliaia di euro».

«Voglio una operazione verità in tutta Italia», ha continuato Cialente, «la sentenza della Corte dei Conti verrà inviata a tutte le Procure della Corte dei Conti regionali, a tutti i comandi della Guardia di Finanza, ai ministeri della Giustizia e delle Finanze, e, per conoscenza a tutte le procure della Repubblica, per sapere cosa stanno facendo le Ater e gli altri enti per recuperare i fitti non pagati, a volte 7 euro per immobili di lusso, ai potenti di turno, io sono stato condannato per non aver sfrattato terremotati in mezzo ad una strada perché da sei anni sono senza lavoro».

«L'Italia è unica e indivisibile, la legge vale per ognuno. Mi hanno condannato per non essere stato attento a chi pagava o meno nei drammatici momenti successivi al 6 aprile 2009, quando al Comune eravamo in 5 a fare tutto. Voglio sapere cosa fanno uffici di altri enti, tra cui le le Ater abruzzesi dove dirigenti hanno anche percepito 400mila euro all'anno – ha proseguito il primo cittadino -. Questa vicenda è l'esempio di un corto circuito istituzionale in un Paese nel quale il Comune è stato lasciato solo».

«COSTI IRISORI CHE NO TI FA NEMMENO LA MAMMA»

Cialente riferisce poi i costi che bisognava saldare.

«Per quanto riguarda gli affitti, coloro che erano affittuari in case classificate E, rispetto a cittadini affittuari in Case B e C, hanno la fortuna di pagare canoni irrisori, posto che questi sono di 2,60 euro al metro quadro, arrivando a 1,5 euro al metro quadro a Bagno o ad Arischia (prezzi che non ti farebbe neanche la mamma!). Inoltre la giunta comunale, per andare incontro alle situazioni più difficili, ha previsto, per le fasce reddituali più basse, fitti di 15- 25 o, al massimo, 50 euro al mese, indipendentemente dalla cubatura dell’appartamento, costo minore quindi di tre pacchetti di sigarette».

«Non pagare questi affitti, con i cui ricavi si coprono le spese per le manutenzioni dei 5mila 600 alloggi del complesso Case e Map, vuol dire pretendere che tutti gli altri cittadini aquilani, che si pagano i propri affitti e la gestione dei propri appartamenti, si debbano far carico di assistere altri cittadini. Quindi si deve pagare, anche perché, tranne pochissimi reali indigenti totali, credo che tutti possano arrivare a 15 euro al mese. Ripeto ancora una volta che, per tutti gli altri, pagare al massimo per 100 metri quadri 260 euro al mese, nel quartiere di Sant’Antonio, è un privilegio raro rispetto alle altre famiglie, non assegnatarie di alloggi Case e Map, che ne pagano fra 600 ed 800».

Cialente riferisce che lo scorso anno solo per gli interventi sui Map il Comune dell’Aquila ha speso oltre 300mila euro, soldi di tutti i cittadini aquilani, «ai quali non intendo chiedere di assistere 1.114 nuclei familiari. Anche in questo caso le quote sono peraltro bassissime. Trovo pertanto pretestuoso ed inaccettabile, ed il Comune infatti non lo accetterà, che non si paghino queste somme, come peraltro previsto dalla legge. Basta con questo assistenzialismo preteso da alcune persone che scambiano la solidarietà con un privilegio».

PAGAMENTI UTENZE

Per quanto riguarda i pagamenti delle utenze, alla luce della sentenza del Tar, i cittadini devono pagare le bollette, sino al 2013, sulla base dei consumi individuali. «Non vi sono scusanti, dunque, per le morosità, se non quella di volerci marciare. Gli altri 58mila aquilani si pagano, sin dal 2009 quelli rientrati nelle case A e successivamente gli altri, il loro riscaldamento. Perché dovrebbero pagare anche quello dei residenti nel progetto Case? Il pagamento a metri quadri è stato deciso dal Parlamento italiano dopo una lunga discussione della Commissione parlamentare competente, alla luce del dato obiettivo, pubblicato sul sito del Comune dell’Aquila, che 1.350 nuclei familiari che occupano gli alloggi al piano terra pagano il doppio di quelli che abitano al primo e al secondo piano».