POLITICA

Giuliante scrive a Trifuoggi ma attacca Cialente

All’Aquila tiene banco la demolizione delle casette abusive

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GIANFRANCO GIULIANTE

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L’AQUILA. Una lettera aperta dell’assessore regionale Gianfranco Giuliante a Nicola Trifuoggi, neo amministratore della Giunta Cialente all’Aquila, apre uno spaccato delle difficoltà pratiche che si possono incontrare in una città martoriata dal terremoto come L’Aquila.
In questo caso si parla della demolizione delle duemila casette circa, sorte dopo le scosse e ritenute abusive e quindi da abbattere essendo state costruite sia senza i criteri dell’antisismicità che in una zona vietata P4.
In realtà la lettera – molto critica - di fatto è indirizzata al sindaco Massimo Cialente, che è anche la massima autorità della Protezione civile, settore di cui Giuliante ha la responsabilità regionale, ma che qui sembra scrivere più come aquilano e con un provocazione finale all’ex procuratore di Pescara: rispetto alla demolizione delle casette si può cercare una via comune di mediazione, ma se il neo assessore Trifuoggi decide per l’applicazione della legge (dura lex, sed lex) «tragga le conseguenze delle ripetute omissioni di un sindaco, capo della Protezione Civile e amministratore inadempiente e insieme alle indicazioni degli abusivi (tutti? in base alla delibera 58) segnali, qualora dovesse riscontrarle, ipotesi di reato riferibili all’amministrazione di cui recentemente è entrato a far parte».
 In realtà Giuliante sa bene che “summum ius, summa iniuria”, cioè l’applicazione rigida e rigorosa delle norme spesso di fatto non è giustizia vera, come peraltro dimostrano in questi giorni in tutto l’Abruzzo - e non solo all’Aquila - le frequenti polemiche sulla messa a norma degli edifici pubblici per l’antisismicità o per l’antincendio e la sicurezza in genere.
Insomma ci vuole buonsenso e contestualizzazione delle varie vicende per decidere cosa fare. Allora ha ragione il sindaco Cialente quando sostiene che all’Aquila tutto va interpretato alla luce dell’emergenza terremoto? Non proprio, sostiene Giuliante, perché «la delibera 58 invocata dal sindaco per la demolizione delle casette non è un decreto dell’emergenza che consente di saltare le procedure. E’ un atto amministrativo adottato da tempo e che dovrebbe essere rispettato».
 A meno che…
Insomma la critica di Giuliante punta alla prassi del sindaco di «tenere due Giunte in parallelo: una parlata, dove si affrontano i problemi da varie angolazioni, un’altra tecnica e formale. Ebbene in queste Giunte “parlate” c’è stato lo scontro con alcuni assessori contrari alla demolizione secca e quindi il dibattito politico ed amministrativo dovrebbe ripartire da questo, cercando una strada per risolvere il problema in modo meno traumatico».
 In realtà, a quanto se ne sa, fino al 2014 per queste casette da demolire ci sono state quattro o cinque diffide da parte della Prefettura e se si dovessero applicare i termini giuridici della delibera 58 (distanze, antisismicità ecc.) quasi tutte le casette – ma non solo loro – risulterebbero da abbattere. Come se ne esce?
«Non buttando la polvere sotto il tappeto – chiede Giuliante a Trifuoggi – ma trovando una soluzione mediana. Insomma visto che di situazioni indifendibili in città ce ne sono tante, meglio meno proclami e più aperture al dialogo».

Sebastiano Calella