LE REAZIONI 3

Tangenti L’Aquila, la città si ribella: «Cialente a casa»

Enzo Boschi: «se prendono mazzette ora chissà cosa facevano prima»

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Tangenti L’Aquila, la città si ribella: «Cialente a casa»





L’AQUILA. Una trentina di persone in rivolta, ieri sera, sotto la sede comunale di Villa Gioia all'Aquila dopo i quattro arresti nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica su tangenti e appalti post-terremoto.
Il sit-in è nato sulla rete, è stato infatti lanciato dalle bacheche di Facebook e gli aquilani sono arrivati alla spicciolata per portarsi nel piazzale dove hanno fatto sentire la loro voce. E’ lì che si sarebbe dovuta tenere la riunione del sindaco con la sua maggioranza, spostata poi all’ultimo minuto in via Aldo Moro dove si trovano gli uffici del Settore Ambiente. Alcuni cittadini sono arrivati anche lì per protestare, nessun eccesso, nessuno scontro, ma solo un importante dispiegamento di forze dell’ordine che non è passato inosservato. Qualcuno ha piazzato per terra anche dei panettoni con i cartelli ‘sciacalli, prodotto locale AQ’, e ‘magnetese pure questi!’
Oltre agli indagati, i cittadini hanno preso di mira anche il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che in mattinata aveva detto di sentirsi «tradito» ma ha pure minimizzato la faccenda: «è un piccolo inciampo da 500 mila euro», ha detto. Una cifra, secondo lui, inconsistente rispetto ai miliardi impiegati per la ricostruzione.
In mattinata aveva praticamente costretto il suo vice alle dimissioni nonostante Riga abbia giurato sui propri figli che «è tutto falso». Alla domanda precisa dei giornalisti a Cialente se creda all’innocenza del suo uomo di fiducia il primo cittadino ha risposto con un «che cosa vuole che le dica».

«ANCHE CIALENTE A CASA»
«Il sindaco ha affermato di essersi sentito tradito, ma dovrebbe dimettersi anche lui perché questa è un'aggravante, non sa scegliere le persone della sua squadra di governo», ha detto una cittadina sotto la sede di Villa Gioia, Graziana, parlando delle dimissioni del vicesindaco, Roberto Riga, indagato per corruzione.
«Era stato proprio Cialente a scegliere Pierluigi Tancredi», ha ricordato un'altra aquilana, Carla, in riferimento alla posizione di uno dei quattro arrestati ai domiciliari, l'ex assessore e consigliere d'opposizione Pierluigi Tancredi.
Nella giornata di ieri anche la pagina Facebook del sindaco è stata presa d’assalto da quanti gli chiedono di lasciare la poltrona. A questi aquilani non va giù che nell’inchiesta sia finito il vice sindaco, «non uno sconosciuto» ma un uomo di fiducia di Cialente. «Un sindaco è semplicemente responsabile dei delinquenti che entrano in comune. Se non se ne accorge, cambi mestiere», scrive Massimiliano. «Ci sentiamo noi traditi», scrive invece Francesco, «noi che ad ogni elezione, ad ogni congresso, ad ogni primarie, ad ogni..... a collaborare, togliendo tempo e soldi alle famiglie. Noi creduloni, noi sognatori, noi appassionati della nostra storia, noi convinti della nostra diversità (ormai presunta) noi ci sentiamo traditi». «Te lo dico con la schiettezza di un amico: se lo sapevi sei complice, se non lo sapevi sei un fregnone», srive Walter. «In entrambi i casi, porti la responsabilità politica di quanto accaduto e quindi dovresti trarne le conseguenze». «Capirà bene che non serve a nulla sentirsi male o traditi», aggiunge Daniela, «serve solo lasciare spazio a chi vuole ricostruire celermente ed onestamente L'Aquila». «Sono anni che dirigenti pluri indagati girano e girano tra incarichi diversi. Ma a casa non ce li mandiamo mai?», chiede Arturo
Anche l’Assemblea cittadina chiede al sindaco di andare via: «c’è una sola strada percorribile: le dimissioni» perché «gli approfittatori, questa volta, sono di casa : ex assessori e funzionari scelti personalmente dal sindaco, collocati in alcuni nodi strategici della ricostruzione, i quali hanno colto, già alcuni mesi dopo il terremoto, le ghiotte possibilità loro offerte di illeciti arricchimenti personali».

BOSCHI: «CHISSA’ CHE FACEVANO PRIMA»
Tra i ‘commentatori’ del nuovo scandalo giudiziario c’è anche Enzo Boschi, l'ex presidente dell’Ingv, condannato a 6 anni insieme agli altri membri della Commissione Grandi Rischi, che su Twitter ha scritto: «L'Aquila: mazzette per avere appalti. Se lo fanno dopo il terremoto del 2009, figurarsi cosa combinavano prima. Chiaro: senza controlli!!!»
La senatrice Stefania Pezzopane, invece, cinguetta: «io sono parte lesa come cittadina terremotata, gli sciacalli sono sempre molto attivi in tutti i sensi»

«SERVE NUOVA STAGIONE POLITICA»
Stessa richiesta arriva anche da Appello per L’Aquila: «l'inchiesta e gli arresti sui puntellamenti sono solo l'ultimo episodio che segna definitivamente il tramonto politico del sindaco Cialente e della maggioranza che lo sostiene. Il sindaco si dimetta per consentire alla citta' una nuova stagione politica legittimata da un rinnovato mandato popolare».
Durissimo anche il commento di Confindustria L'Aquila che chiede tolleranza zero «se le prove sono certe. Gli ulteriori provvedimenti di restrizione della libertà che minano l'immagine già compromessa di una intera comunità e che vanno a discapito di un sano e virtuoso processo di ricostruzione morale e fisica del comprensorio aquilano - afferma Confindustria - mai potranno però offuscare la grande dedizione al lavoro, alla legalità e al rispetto delle regole di imprese, cittadini ed istituzioni che nella quasi totalità rappresentano una comunità sana e fondata sulla grande abnegazione al lavoro ed al rispetto delle regole della concorrenza».

«Turbamento c'è senz'altro, ma anche la consapevolezza che non bisogna avere paura quando la magistratura interviene: non ci può essere ricostruzione senza onestà e trasparenza», ha detto invece il presidente del consiglio comunale dell'aquila, Carlo Benedetti. «Comunque, i fatti oggetto di causa - spiega Benedetti che di professione fa l'avvocato - sono molto lontani dal complesso comunale, sfiorano il comune».