L'INCHIESTA

Abruzzo/Multe cancellate a politici e vip. Il Fatto: «c’è anche Fabrizio Di Stefano»

Ma il deputato smentisce:«è un caso di omonimia»

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Fabrizio Di Stefano

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ABRUZZO. C’è anche l’ex senatore abruzzese (oggi deputato) del Pdl, Fabrizio Di Stefano, nella lista citata dal Fatto Quotidiano degli esponenti politici che si facevano togliere le multe.
 
La procura di Roma sta indagando su una lista lunghissima, circa 1500 nomi, tra politici, deputati, imprenditori e vip che nel corso degli ultimi anni non avrebbero pagato le contravvenzioni ma sarebbero riuscita a farsele cancellare.
E’ solo l’ennesimo episodio che certifica la Casta dei privilegiati amministratori e politici che dimostrano quale tipo di considerazione hanno delle leggi e della legalità. Mentre in tutta Italia per fare cassa aumentano gli autovelox per incrementare le multe agli automobilisti che superano anche di poco i limiti (spesso troppo bassi) c’è chi proprio quelle multe cerca di non pagarle utilizzando i canali privilegiati di amicizie o “circoli di mutuo soccorso” .   
La lista, scrive Il Fatto, «è stata tenuta segreta per lungo tempo nei cassetti dell’ufficio contravvenzioni del Comune di Roma», poi è finita agli atti dell’inchiesta della procura romana che avrebbe richiesto già il rinvio a giudizio per 4 vigili urbani ed un geometra accusati di concussione «per la vicenda delle presunte mazzette chieste ai fratelli Bernabei, titolari di una enoteca a Trastevere, dietro la minaccia di una serie di controlli subordinati ad un abuso edilizio».
«I magistrati romani non sapranno mai l’importo delle multe, tantomeno il perché stilare una lista, conservandola», scrive il quotidiano (per il quale Abruzzo è diventato “Abbruzzo”). Tra i nomi citati dal giornale di Travaglio c’è anche quello del deputato (ex senatore) chietino del Popolo delle Libertà, Fabrizio Di Stefano.
 E poi ancora si citano Francesco Storace, candidato leader de La Destra alle scorse elezioni per la presidenza della Regione Lazio, «Manuela Di Meglio, moglie di Alessandro Cochi delegato allo sport del comune di Roma, che si è fatta annullare quattro multe; Giovanni Serra, direttore del dipartimento mobilità e trasporti del comune di Roma; Monica Tagarelli, segretaria del delegato allo Sport, e Claudio Giuliani, ex consigliere VII Municipio per la lista civica di Rutelli».
Ma anche «amici di amici, imprenditori» o gente comune «che approfittava non si sa in cambio di cosa». Accanto ai nomi, nella lista, non è scritto l’importo esatto della contravvenzione, ma semplicemente “verbale improcedibile”. «Teoricamente», spiegano gli inquirenti al Fatto, «le dichiarazioni di improcedibilità nascono dalla contestazione di cittadini, ma di quel carteggio non c’è più traccia. Di conseguenza, non c’è possibilità per i magistrati di agire contro i citati anche perché chiunque potrebbe asserire che si tratti di un omonimo.
Impossibile dire ad oggi come finirà l’inchiesta, rimane il fatto che delle multe a nomi “noti” e “illustri” sono state fatte e non pagate.

DI STEFANO: «CASO DI OMONIMIA»

«Ritengo assolutamente errato quanto mi si dice sia stato pubblicato dal Fatto Quotidiano perchè non è mia abitudine ricorrere a simili bassezze per eludere le multe. E i pochi punti rimasti sulla mia patente lo testimoniano» commenta Fabrizio Di Stefano

«E' noto - riprende Di Stefano - che noi parlamentari abbiamo il permesso per transitare nel centro storico di Roma per cui anche volendo non avrei dovuto ricorrere a questa pratica semplicemente perchè non ho mai preso multe. E' talmente approssimativo il cronista - sottolinea Di Stefano - che non si è reso conto che io sono stato eletto nel Pdl e riconfermato nel Pdl e non in Fratelli d'Italia come lui afferma. E' evidente che si tratta di un eventuale caso di omonimia non passato a verifica. Motivo per il quale ho dato mandato ai miei legali di querelare il giornale. Ovviamente il certo risarcimento, che spero sarà il più cospicuo possibile, sarà devoluto in beneficenza».