IL SOSPETTO

Pannelli fotovoltaici sul progetto Case, 4 mln al Comune, 35 mln al privato

I dubbi dell’assemblea cittadina e le risposte mancate

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Inaugurazione progetto Case

Inaugurazione progetto Case

L’AQUILA. L’Assemblea cittadina da più di un anno chiede chiarimenti in merito agli impianti fotovoltaici installati sui tetti degli edifici del progetto C.a.s.e.

Si tratta di 148 impianti che hanno in totale una potenza installata di 4,7 MW e produrranno circa 5,5 milioni di kWh all’anno di energia pulita, pari al fabbisogno energetico di 2.200 famiglie, permettendo inoltre una riduzione annua di 3mila tonnellate di anidride carbonica. Allo scadere del periodo del periodo di incentivazione, il Comune diventerà proprietario del 100% degli impianti fotovoltaici.
La domanda che da mesi pone l’Assemblea cittadina è principalmente una: che fine fanno i milioni di euro prodotti dai pannelli sui tetti delle abitazioni ‘provvisorie’ post sisma?
L’ultimo sollecito è arrivato il 9 ottobre scorso con una lettera inviata al presidente del Consiglio Comunale, all’assessore al Bilancio, ai presidenti delle Commissioni Bilancio e Garanzia e Controllo.
Un mese dopo l’assessorato ai Lavori Pubblici ha ritenuto opportuno pubblicare, sul sito istituzionale, la relazione riguardante gli impianti.
«Dalla lettura della stessa, non si ricava nulla di più di quanto l’Assemblea Cittadina già conosceva», protestano i cittadini.
Le informazioni in essa contenute si riferiscono all’iter (dal contratto stipulato ai lavori di installazione) e ai costi (a totale carico del Raggruppamento di Imprese) pari a 20,8 milioni di euro.
Ma l’Assemblea Cittadina aveva chiesto, entrando nel merito delle risorse, che fine fanno i milioni di euro prodotti dall’energia immessa nella rete nazionale e, quindi, venduta.

I CALCOLI
Data l’assoluta mancanza di informazioni circa il contenuto del contratto e prendendo come base i dati riferiti ai costi/benefici degli impianti fotovoltaici in Italia, l’Assemblea ha dedotto che, tra tariffa incentivante ed energia prodotta in venti anni e totalmente rivenduta (né gli assegnatari, né il Comune beneficiano di tale produzione/rivendita) le risorse corrispondenti sono, «sicuramente con calcolo per difetto», circa 60 milioni di euro che, una volta detratti i circa 21 milioni dell’investimento e i 4 milioni e 500 mila euro che verranno
corrisposti al Comune, conferiscono al Raggruppamento di Imprese un guadagno netto di circa 35 milioni di euro.
Quanto incassa il Comune lo ha detto l’amministrazione comunale quando ha annunciato il progetto parlando di «un’entrata annuale per i prossimi 20 anni di circa 180mila euro».
Per i cittadini, in pratica, il Comune dell’Aquila ha ricevuto in consegna il contratto stipulato dall’allora Protezione Civile come stazione appaltante e lo avrebbe «passivamente accettato in tutte le sue parti».
«Ma è un contratto assolutamente svantaggioso, visto l’irrisorio ricavato», protesta l’Assemblea cittadina.
«Ci si chiede, a questo punto, come i progetti C.a.s.e. possano essere definiti Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili».
Sulla antisismicità forti sono i dubbi: anche perché ci sono oltre 5 mila isolatori sismici da sostituire, poiché difettosi, ed i cittadini ignorano in quali edifici tali isolatori siano collocati. Sul risparmio energetico, dopo l’inchiesta di Legambiente, i cittadini hanno appreso che meno della metà degli edifici è in classe
A, nonostante il sito della Protezione Civile, dopo la correzione del dato, parli di una percentuale del 60%, che comunque è ben lontana dal 100% che si era voluto lasciare intendere sino ad allora.
Infine, per l’energia rinnovabile, si scopre che non è patrimonio dei cittadini- assegnatari, né dell’intera città, poiché il Comune dell’Aquila riceve una cifra irrisoria..
L’Assemblea continua a ritenere che la scelta del progetto C.a.s.e. «sia stata una scelta sbagliata, evidenziando, tra le altre criticità, l’altissimo costo di manutenzione che, adesso, viene scaricato sui terremotati. Considerare gli agglomerati come quartieri residenziali è l’ulteriore truffa che peserà sulla pelle degli aquilani».