Vendita scuole medie Corradini-Fermi, Italia Nostra presenta ricorso al Tar

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. Sarà il tribunale amministrativo regionale a decidere se l’edificio scolastico che ospita le aule delle Medie Corradini-Fermi sarà venduto dall’amministrazione comunale tramite project financing.  *TUTTE LE MOTIVAZIONI DEL RICORSO

La sezione di Avezzano di Italia Nostra ha infatti presentato ricorso al Tar Abruzzo contro la deliberazione della Giunta comunale di Avezzano numero 375/2010, che ha disposto l’avvio del procedimento di vendita a privati dell’edificio scolastico che ospita le scuole medie.

Nel ricorso, curato dal presidente della Sezione Claudio Palazzi e dagli avvocati Fausto Corti e Herbert Simone, e sottoscritto anche da altri cittadini sensibili alla tematica, si sollevano diversi interrogativi e si denuncia la scorrettezza dell’iter procedurale seguito dall’Amministrazione.

Sulla vendita dell’immobile sito nel centro storico di Avezzano è in atto da mesi un accalorato dibattito.

Si sono registrate diverse posizioni, tra le quali quella di Sinistra, ecologia e libertà che ha sollevato dubbi sulla ‘bontà’ dell’operazione, mentre l’Italia dei Valori ha posto l’accento sul fatto che l’edificio è stato dichiarato sicuro e quindi non è necessario il trasferimento degli alunni.

Adesso sulla questione è intervenuta anche Italia Nostra che ha coinvolto direttamente il tribunale amministrativo.

Tutti i ricorrenti non approvano il fatto che la vendita dell'edificio venga compiuta "al buio", in violazione dello strumento urbanistico, e senza che si sappia quale sarà la nuova destinazione urbanistica e funzionale dell'edificio medesimo, e senza alcuna seria garanzia.

«I timori di vedere trasformato il complesso immobiliare in una "galleria commerciale" – denuncia Italia Nostra nel ricorso - sono più che legittimi, dato che questa è la destinazione indicata dai vertici dell'Amministrazione nel corso di conferenze stampa e attraverso interviste giornalistiche».

Nel ricorso vengono posti una serie di dubbi sulla legittimità della delibera. Si fa per esempio notare che la vendita dell’edificio è stata autorizzata senza alcuna indicazione e garanzia sulla futura destinazione funzionale e urbanistica dell’immobile. L’edificio in questione, infatti, è vincolato per ragioni storico-architettoniche, in quanto esempio tipico dell’architettura Decò degli anni 20 del XX secolo, e la sua alienazione e il mutamento di destinazione funzionale vanno autorizzati obbligatoriamente dalla Soprintendenza.

Italia Nostra sottolinea inoltre che non sono state studiate e analizzate le ripercussioni sull’urbanistica, sulla viabilità, sul traffico.

Altra questione affrontata nel ricorso è quella relativa alle presunta inadeguatezza strutturale dell’edificio. Italia nostra fa però notare che nella delibera di Giunta non viene fornito alcun dato a supporto di questa affermazione. Non è stata effettuata una stima del valore dell’edificio, né quella dei costi per il suo eventuale adeguamento.

«Il progetto approvato dal Comune – sottolinea ancora l’associazione - dà mano libera all’acquirente di fare quello che vuole con le scuole, in contrasto con le prescrizioni del Piano regolare generale. In modo del tutto superficiale non è stata avviata la variante urbanistica, né è stato approvato il Piano di edilizia scolastica da parte del Consiglio comunale. Non è stata rispettata la normativa – aggiunge Italia Nostra - la quale prevede che ogni zona della città, e quindi anche il centro, ha diritto ad avere scuole di quartiere. Si è prevista la delocalizzazione delle scuole nella parte nord della città senza prevedere alcun miglioramento della viabilità pedonale e veicolare: in particolare non si è considerata l’assenza di sottopassaggi ad uso pedonale, tranne quello della stazione che è del tutto inadeguato e in condizioni di degrado totale».

Per gli alunni delle scuole si pone poi un problema ‘pratico’, perché, sempre secondo quanto denuncia Italia Nostra, è stato previsto che la vendita dell’edificio venga effettuata subito, ben prima che quello nuovo sia pronto, per cui la scuola Corradini resterà priva di sede per molti anni, fatto, questo, espressamente vietato dalla legge.

Infine, nel ricorso si fa presente che è stata violata da diversi punti di vista la normativa del Codice dei contratti pubblici e che l’Amministrazione ha ignorato anche le proprie regole che disciplinano le varianti urbanistiche, né è stata compiuta la “valutazione ambientale strategica”.

 Daniela Di Cecco 01/04/2011 10.35

 

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TUTTE LE MOTIVAZIONI DEL RICORSO

Italia Nostra pone diverse motivazioni a supporto del ricorso, che annullerebbero i contenuti della delibera di Giunta con cui il Comune vuole procedere con la vendita dell’immobile.

 Eccesso di potere: istruttoria carente, lacunosa, perplessa. Nel ricorso Italia Nostra fa notare che nella delibera di Giunta «si parla apoditticamente di inadeguatezza della struttura dal punto di vista funzionale e antisismico, e di costosità dei lavori di adeguamento, senza ulteriori dettagli. Siamo di fronte – si legge nel ricorso - ad una motivazione standard puramente apparente, adattabile a qualsiasi provvedimento di questo tipo».

 

Eccesso di potere per falsità di presupposti. «In più punti della deliberazione numero 375/2010 – si legge nel ricorso di Italia Nostra - la Giunta afferma che il provvedimento costituirebbe attuazione del nuovo "Piano di Edilizia scolastico" della Città di Avezzano: questo sarebbe stato a sua volta approvato con delibera di Giunta comunale n. 223 del 30.8 .2010. Orbene, si tratta di un'affermazione erronea, imprecisa e illegittima, poiché in verità la deliberazione n. 223 della Giunta approva, come è ovvio, solo la mera "proposta" di Piano di Edilizia scolastica, e non già il Piano stesso. Tale proposta è ancora tale, non essendo stata mai sottoposta all'attenzione del Consiglio comunale, unico organo competente ad approvare il Piano di Edilizia scolastica, che a tutti gli effetti è parte integrante del Piano regolatore generale».

 Violazione di legge. Nel ricorso Italia Nostra sottolinea che la vendita delle scuole comporterebbe una violazione di legge, con particolare riferimento al DM 1444/1968. «Le Scuole Corradini-Fermi – si legge nel ricorso - sono frequentate da allievi che provengono da diverse zone della città e del circondario. Ma, prima di tutto, esso sono attrezzature collettive a servizio del quartiere centrale della città di Avezzano. Infatti nella zona nord esiste già un'altra scuola media (scuola "Alessandro Vivenza"), nella zona sud vi è un altro edificio scolastico che ospita una succursale della scuola media ora indicata (via Pereto). Le scuole medie Corradini-Fermi sono quindi legate indissolubilmente al quartiere “centro", secondo le precise indicazioni sugli standard delle attrezzature collettive contenute nel DM 1444/1968 e in tutta la restante normativa di riferimento».

 Eccesso di potere. Illogicità manifesta. Contraddittorietà intrinseca. Nel ricorso si fa notare che «un ulteriore sintomo dell’eccesso di potere, e in particolare della istruttoria lacunosa e insufficiente, deriva dal fatto che l'Amministrazione comunale ha deliberato di alienare l’attuale complesso immediatamente, e non già quando il nuovo edificio sarà pronto, collaudato, e a disposizione della collettività. Vi sarà quindi un periodo in cui la scuola media Corradini-Fermi non avrà alcuna sede».

 Violazione di legge: articolo 53 Codice dei Contratti pubblici approvato con decreto legislativo 163/2006. L'articolo 53 del Codice Contratti prevede due strumenti per la realizzazione dei lavori pubblici: contratti di appalto e di concessione. L'articolo 53 comma 6 prevede poi la possibilità di alienare un immobile pubblico in favore dell'aggiudicatario della gara. Questa disposizione consente le operazioni purché vengano rispettate le condizioni ivi indicate: il trasferimento dei beni immobili appartenenti all'amministrazione aggiudicatrice deve essere finalizzato alla sostituzione parziale o totale del corrispettivo dell'appalto. Nel ricorso Italia Nostra precisa invece che l’amministrazione abbia previsto lo svolgimento di una gara di appalto pura e semplice per la realizzazione del nuovo istituto situato nella zona nord, in cui il corrispettivo è quello ordinario e normale: ossia il prezzo in denaro.

 

Violazione delle norme del decreto legislativo 42/2004 sulla cessazione del vincolo di destinazione pubblica per i beni tutelati. Il complesso immobiliare che l'Amministrazione comunale vorrebbe dismettere è sottoposto a vincolo storico-culturale. Per i beni vincolati, ai fini dell'inserimento egli elenchi di immobili pubblici da dismettere, è obbligatoria la previa autorizzazione dell'alienazione da parte del ministero pei Beni e le Attività culturali, secondo le prescrizioni del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio. Nel ricorso si fa inoltre notare che «la volontà della P.A. di alienare il complesso immobiliare in modo puro e semplice è tanto più grave se si considera che si prevede di concedere libertà totale al privato che acquisterà il bene di mutarne la destinazione di uso. Significativamente, nel contesto di dichiarazioni rese alla stampa, i vertici del Comune hanno espressamente parlato del fatto che l'immobile potrebbe essere adibito a "Galleria commerciale"».

 Violazione di legge sotto altro profilo. Difetto ed errore di stima dell'immobile oggetto di alienazione. Articoli 128 e 53 decreto legislativo 163/2006. «Risulta violata la normativa sulla "stima" dell'immobile oggetto di alienazione da diversi punti di vista: in primo luogo perché la stima doveva essere contenuta già nel Programma triennale delle opere pubbliche, al momento dell'apposita indicazione richiesta dall'articolo 128 comma 4 Codice Contratti. Ma tale indicazione specifica manca, come detto, e manca anche le relativa stima. In secondo luogo perché la stima operata nell'ambito del progetto preliminare sembra del tutto carente, erronea e immotivata.

 Violazione dell'articolo 53 Codice Contratti sotto altro profilo. Perplessità dell’azione amministrativa. «La delibera di Giunta 375/2010 – puntualizza Italia Nostra nel ricorso - è illegittima anche perché non chiarisce in alcun modo le modalità di svolgimento della futura gara: si limita a dire che verrà indetta una procedura aperta, ma non dice quale sarà il criterio dell'aggiudicazione (quello del prezzo più basso o quello dell'offerta più vantaggiosa)».

 Violazione della normativa urbanistiche e delle prescrizioni del Prg. «In base alla legge l'approvazione di un progetto di opera pubblica – sottolinea il ricorso - comporta variante urbanistica solo per quanto riguarda la localizzazione della nuova opera pubblica. Ma tale effetto automatico di variante non si verifica affatto, perché non previsto da alcuna norma, per il complesso immobiliare oggetto di dismissione, la cui vendita andrà a finanziare l'appalto per la nuova scuola. Esso infatti non è una nuova opera pubblica, quale invece è la nuova scuola media che si vorrebbe realizzare dietro al Teatro dei Marsi».

 Violazione della delibera 37/2010 con cui è stato approvato l'atto di indirizzo alla variante generale al Prg. Difetto dell'atto presupposto. Secondo Italia Nostra «con deliberazione n. 37/2010 il Consiglio comunale di Avezzano ha approvato l'atto di indirizzo al nuovo Piano regolatore generale. Sta di fatto che la delibera 375/2010, che ha approvato il progetto preliminare della nuova scuola media è stato approvata in maniera del tutto distinta dalla procedura di pianificazione in atto e, nello specifico, senza che sia stato espresso il parere dall'Ufficio di piano».

 

Violazione degli articoli 6 e 11 del decreto legislativo del 3 aprile 2006 n. 152. Difetto dell’atto presupposto. «Come esposto nel motivo precedente – si sottolinea nel ricorso - il Consiglio comunale ha instaurato

un nesso di presupposizione tra la variante generale al Prg e la scelta delle aree su cui edificare il nuovo plesso scolastico, con la conseguenza che solo una volta definito (quanto meno) l'assetto generale del territorio sotto il profilo urbanistico si sarebbe potuto procedere alla approvazione del provvedimento impugnato. Ne discende ulteriormente che l'avvio della procedura di costruzione delle nuove scuole era subordinata agli adempimenti istruttori che precedono l'attività di redazione della variante generale».

 Violazione dell'articolo 128, decreto legislativo 163/2006 e del D.M. 21 giugno 2000. «Va, infine, ricordato – conclude Italia Nostra nel ricorso - che ai sensi dell'articolo 128 decreto legislativo 163/2006, la realizzazione delle opere pubbliche si "svolge sulla base di un programma triennale e di suoi aggiornamenti annuali"… Orbene, la mancanza dello studio di fattibilità determina l'illegittimità del procedimento di approvazione dell’opera».

 01/04/2011 10.35