Ospedale San Salvatore, la Cisl: «una gestione inadeguata sta distruggendo il fiore all'occhiello»

Alessandro Biancardi

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  Ospedale San Salvatore, la Cisl: «una gestione inadeguata sta distruggendo il fiore all'occhiello»
L'AQUILA. La gestione del personale delle sale operatorie dell'ospedale San Salvatore sta creando gravissimi problemi, che rischiano di avere ripercussioni anche sui pazienti.PRECARI ASL, MOBILITAZIONE DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

«Una situazione non più sostenibile, che va affrontata in tempi rapidi, trovando un'adeguata soluzione».

La Cisl, che ha già evidenziato nei mesi scorsi le difficoltà legate alla gestione delle sale operatorie, torna a lanciare l'allarme.

«Gli incontri con la direzione della Asl e con il responsabile del blocco operatorio», spiega Gianfranco Giorgi, segretario regionale Cisl, «non hanno sortito, a tutt'oggi, alcun effetto positivo».

Il clima che si respira all'interno della struttura, spiegano dal sindacato, «è pesante a causa» della formulazione dei turni, «che non risultano equi, e di altre situazioni che destano preoccupazione. Una parte dei dipendenti viene fortemente penalizzata con l'applicazione di turni non ben calibrati, che non prevedono lo stesso trattamento per tutto il personale».

A questo si aggiunge, secondo la ricostruzione della Cisl, una carenza di operatori che impedisce, in alcuni casi, un ottimale funzionamento dell'intera struttura e, in particolare, delle eccellenze di cui l' ospedale è dotato.

Il sindacato evidenzia come «molti dipendenti si trovano in una condizione di stress dovuto a tale situazione, che rischia di ripercuotersi negativamente su un settore delicatissimo della sanità pubblica. Le sale operatorie», incalza Giorgi, «fiore all'occhiello del San Salvatore, non possono essere messe a rischio dalla mancanza di coordinamento e da una gestione che risulta inadeguata alle esigenze della collettività. Occorre subito un intervento della direzione della Asl, che ponga fine a questo stato delle cose e che consenta ai lavoratori di riacquistare serenità all'interno dell'ambiente di lavoro».

La Cisl, insieme ai dipendenti, «è pronta ad avviare uno stato di mobilitazione se non verranno presi provvedimenti urgenti che vadano a sanare il problema. Non è escluso», conclude Giorgi, «il ricorso, come ultima opzione se non vi sarà apertura al dialogo, allo sciopero e al blocco delle attività».

21/03/11 11.24

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PRECARI ASL, MOBILITAZIONE DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

ABRUZZO. Ormai ci sono davvero poche speranze di salvare il posto ai 1.200 precari della sanità, ma i sindacati non si arrendono e tornano a chiedere la proroga dei contratti e la salvaguardia del loro futuro professionale.

Le segreterie della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil torneranno a protestare insieme ai lavoratori precari delle Asl abruzzesi domani, martedì 22 marzo, davanti alla sede del Consiglio regionale d'Abruzzo.

Ad oggi, infatti, nessun passo in avanti è stato fatto per consentire la proroga dei contratti di oltre 1.200 lavoratori delle Asl abruzzesi e garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza ai cittadini ed il loro diritto alla salute.

La situazione è ormai al limite: i precari saranno licenziati nei prossimi giorni nonostante il loro lavoro quotidiano e prezioso per mandare avanti la sanità abruzzese.

L'allarme è stato lanciato oramai da diversi mesi dalle associazioni sindacali e da quelle di tutela dei diritti del malato, che avvertono il forte pericolo che i servizi sanitari loro offerti, già oggi carenti, possano degenerare ulteriormente.

«Nel frattempo - denunciano i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Carmine Ranieri, Vincenzo Traniello e Fabio Frullo - ogni interlocutore istituzionale interessato alla problematica, a cominciare dal presidente Chiodi, scarica le proprie responsabilità sugli altri livelli di governo».

L’emergenza sanitaria relativa al mancato rinnovo dei contratti ai precari è stata determinata dalle norme imposte dai ministri Tremonti e Brunetta, che impongono alle amministrazioni pubbliche che i costi del personale per l'anno 2011 siano pari al 50 per cento di quelle sostenute nell'anno 2009.

Questa misura, combinata con il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato che si protrae oramai da diversi anni, sta creando difficoltà enormi. Reparti carenti di personale, liste di attesa infinite, sempre più abruzzesi vanno a curarsi fuori regione.

«Non si può parlare solo di conti – denunciano i sindacati - ma prima di tutto ci si deve preoccupare della qualità dell'assistenza. Se i precari andranno a casa le cose peggioreranno ulteriormente».

I sindacati interesseranno della problematica anche i prefetti, poiché ritengono che l'applicazione della norma “taglia-precari” non può consentire la mancata erogazione dei livelli essenziali di assistenza ai cittadini, garantiti anch'essi da una legge nazionale per l'attuazione del principio costituzionale del diritto alla salute.

Intanto domani torneranno a protestare davanti al Consiglio regionale.

Le speranze di salvare i precari sono ridotte al lumicino, ma non si sono ancora spente.

21/03/11 11.31