Tagli alla sanità, la Cgil chiede una proroga per i contratti in scadenza a L’Aquila

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Tagli dei precari della Asl, la Funzione Pubblica Cgil denuncia quello che per la provincia dell’Aquila si prospetta come un “dramma sociale” e chiede la proroga dei contratti in scadenza al 31 dicembre.

Il mancato via libera dato dal Governo nazionale al decreto Chiodi sulle stabilizzazioni, rischia di avere conseguenze drastiche per le famiglie dei lavoratori e per gli utenti del servizio pubblico, perché verranno meno i livelli essenziali di assistenza. Questo significa la chiusura di una serie di reparti e di servizi, l’allungamento delle liste di attesa e l’aumento della mobilità passiva per l’intera provincia aquilana e in particolare per il San Salvatore

Complessivamente, secondo la Cgil, saranno 329 i precari che rischiano di andare a casa.

«Siamo al tracollo del sistema sanitario in Provincia dell’Aquila – denuncia Dario Angelucci, segretario generale della Fp Cgil - Tutti gli ospedali presentano gravi carenze strutturali e di organico, alcuni sono stati chiusi o riconvertiti. Cos’altro deve succedere? A breve non avremo più attività fondamentali, a causa della mancanza di personale».

 La mancanza di fondi comporterà infatti gravi licenziamenti: «In tutti gli ospedali – puntualizza Anna Rita Gabriele, segretario Funzione Pubblica Cgil con delega Comparto Medici - ci sono dei medici dotati di grande professionalità ed esperienza, che da anni lavorano con contratti precari e garantiscono servizi di grande qualità in ambito specialistico, che saranno licenziati per mancanza di fondi e nel migliore dei casi troveranno occupazione nelle regioni virtuose. Molti di loro sono impegnati nelle attività di emergenza urgenza. Rischiamo, ad esempio, di dover chiudere il Pronto Soccorso dell’Aquila, dove su 12 medici 7 sono precari».

 Il problema dei tagli non riguarda solo i medici, ma investe tutti gli operatori che lavorano negli ospedali e nelle strutture sanitarie: infermieri, operatori socio sanitari, portantini, personale del ruolo tecnico, fisioterapisti, assistenti sociali e altre figure professionali che lavorano nelle farmacie, nelle cucine e negli servizi degli ospedali, che rischiano di andare a casa e di restare senza stipendio, nonostante la disoccupazione crescente nel paese e la pesante crisi economica in atto.

«Dove troveranno cura i cittadini della Provincia dell’Aquila, già fortemente penalizzati dalla vicenda del sisma del 6 aprile?», si chiede la Cgil, che si appella alle istituzioni affinché si facciano carico di questa situazione nell’interesse dei cittadini che rappresentano.

In assenza dell’atto aziendale e di una strategia per la gestione del problema, infatti, si rischia uno stato di confusione generale, che rischia di abbattersi sui cittadini, i malati e le loro famiglie.

«E’ disarmante l’atteggiamento di indifferenza della politica nei confronti di quanto sta avvenendo – denuncia il sindacato - considerato che la Asl dà lavoro a 4.500 persone più l’indotto che ne deriva».

Per tamponare la situazione il sindacato chiede una deroga specifica per la provincia dell’Aquila, che preveda la proroga di tutti i contratti in essere fino al 31 dicembre di quest'anno.

«Nessuno deve essere licenziato se non viene fuori una proposta di riorganizzazione – sottolinea Antonio Ginnetti, segretario Fp Cgil con delega Comparto Sanità  - che tenga conto dei bisogni dei cittadini e dei territori. Visto che le due Asl si sono accorpate solo nel 2010 ed il processo di fusione e riorganizzazione è ancora in alto mare, questa soluzione permetterebbe una migliore programmazione per il futuro, evitando l’interruzione di servizi essenziali alla salute dei cittadini».

 12/03/2011 13.03