Uil e Cgil: «Regione assente per la Clinica Santa Maria di Avezzano»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1949

AVEZZANO. «Qualcuno ad Avezzano parla a sproposito di chiusura della clinica Santa Maria: è una notizia allarmistica che va contro il lavoro del curatore fallimentare».*ALLARME CISL: «NELLA ASL AQUILANA A RISCHIO 150 POSTI»

Lo dice chiaramente Carmine Ranieri, segretario regionale Cgil che attacca, «chi è assente in questo salvataggio della clinica è la politica regionale, non la curatela. Se la Regione c’è, batta un colpo».

«Ma come – si domanda Fabio Frullo, Uil – il giudice fallimentare ha fatto i salti mortali per salvare i lavoratori di Avezzano e la società ex Angelini, e adesso si rincorrono voci infondate? La Clinica non chiude: sono stati sospesi alcuni servizi che costavano più di quanto incassavano. E tutti sanno che l’esercizio provvisorio non può accumulare debiti proprio per non danneggiare i creditori. Ma di che stiamo parlando? Di danneggiare ancora i lavoratori?».

 Non si sono fatte aspettare le reazioni dei sindacati sui timori, definiti infondati, per la chiusura della Clinica Santa Maria di Avezzano. La sospensione di alcuni servizi di Radiologia, che erano attività libero professionale, è stata equiparata alla chiusura della clinica, il cui destino è invece tutto nella mani dell’Ufficio commissariale della sanità (Chiodi&Baraldi). Ma pur sollecitato dal curatore fallimentare, il Commissario non risponde sugli accreditamenti, sulla cancellazione del punto nascite e sul budget per il prossimo anno: sono queste infatti le questioni decisive che determineranno o meno la chiusura della clinica. Tanto è vero che in assenza di risposte il curatore pensa, come estrema carta per difendere il “bene clinica”, ad una soluzione attraverso il Tar. Sulla gravità delle mancate risposte concordano sia Frullo che Ranieri:«alla Regione ci dicano che intenzioni hanno – dichiarano entrambi – e che cosa vuole fare la politica. Anche il sindaco di Avezzano sembra in difficoltà, quando dice di essere animato di voglia di collaborare. Ma se gli amici politici della sua maggioranza non si muovono, che fine farà la Clinica con i suoi lavoratori? Morirà di inedia? Taglia qui, taglia lì, alla fine non resta niente».

 E invece l’attenzione dovrebbe essere altissima sulle possibili riduzioni del budget 2011: meno soldi significano meno prestazioni per i cittadini e meno posti di lavoro in salvo.

«Per la Santa Maria io penso ad una soluzione come Villa Pini: evidenza pubblica, trasparenza, un imprenditore che interviene e garantisce servizio e posti di lavoro – conclude Frullo, Uil – siamo sempre stati vicini a questi lavoratori e non li abbandoniamo certo ora. La guardia resta alta, ma contro la Regione, non contro l’esercizio provvisorio».

Sebastiano Calella  15/02/2011 9.09

[pagebreak]

ALLARME CISL: «NELLA ASL AQUILANA A RISCHIO 150 POSTI»

L'AQUILA. Nella Asl dell'Aquila, Avezzano, Sulmona sono a rischio 150 posti di lavoro. Contratti a termine, che in base alla legge 122 del 2010 (Brunetta), potrebbero non essere rinnovati.

La normativa prevede, infatti, un abbattimento del 50 per cento dei costi per il personale precario. I contratti riguardano tutte le figure professionali: medici, infermieri, ausiliari, tecnici e amministrativi.

A lanciare l'allarme è il Segretario regionale Cisl, Gianfranco Giorgi, che parla di «un provvedimento pesantissimo per l'ospedale dell'Aquila, già gravato da enormi problemi e ancora in fase di ricostruzione».

«La legge Brunetta impone il blocco delle assunzioni e la riduzione della spesa per il personale con contratti a termine», spiega Giorgi, «se applicata alla lettera, comporterebbe un taglio di 150 posti di lavoro sui 300 contratti precari stipulati dalla Asl e in attesa di rinnovo. Tagli che si vanno ad aggiungere a quelli dettati dal piano di rientro economico, che pesa come una scure sul personale e sulla garanzia di servizi adeguati all'utenza. L'ospedale San Salvatore, in queste condizioni, rischia il collasso».

La Cisl pone l'interrogativo della diminuzione dei servizi e della qualità delle prestazioni: «In una città terremotata, dove ancora molto c'è da fare per ricostruire e ripristinare quanto andato perso, non è accettabile l'applicazione di norme rigide, anche nel comparto sanitario,che prevedono la riduzione di personale», incalza Giorgi, «dei 300 lavoratori precari della Asl, 150 dovranno andare a casa. Oltre alla perdita di occupazione denunciamo la perdita di importanti servizi, che non potranno più essere garantiti».

La Cisl rivolge un appello alla Regione, in particolare al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: «Chiediamo una deroga», conclude Giorgi, «che consenta di garantire i livelli occupazionali necessari al buon funzionamento dell'ospedale aquilano. Il commissario Chiodi deve intervenire con atti concreti sul nostro territorio, che vive la difficile fase del post-terremoto, fornendo garanzie sulla stabilizzazione dei contratti a termine, sulla riapertura delle graduatorie e sull'espletamento di nuovi concorsi per la copertura delle figure professionali necessarie».

15/02/2011 11.06