Sanità, Cialente pensa a nuovo ospedale ma Chiodi frena

Alessandro Biancardi

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Sanità, Cialente pensa a nuovo ospedale ma Chiodi frena
 L'AQUILA. Seduta straordinaria questa mattina del Consiglio comunale dell'Aquila convocata per discutere i problemi della sanità aquilana.

Presenti anche il presidente della Regione Abruzzo e commissario alla Sanità Gianni Chiodi, il direttore generale della Asl Giancarlo Silveri e il presidente dell'ordine dei medici Maurizio Ortu.

Chiodi ha ribadito «la centralità» dell'ospedale aquilano, sul quale nel giro di pochi mesi sono stati investiti in interventi 22 milioni di euro, cifra che fino a qualche anno fa presupponeva investimenti e lavori per anni e anni.

«Come dalle Marche in su», è stato l’intercalare pronunciato da Chiodi per parlare del suo piano sanitario regionale, e «schivare l’iceberg» il motto in nome del quale gli abruzzesi, ivi compresi ovviamente gli aquilani, dovranno accettare il nuovo modello e le sue conseguenze anche se non comprendendoli a pieno. 

Abbattere il vecchio modello sanitario fatto di sprechi e interessi che ha generato debiti stratosferici tali da portare l’Abruzzo in cima alla classifica delle regioni per indebitamento sanitario e assoggettarlo al commissariamento (disposto non dal governo, ha tenuto a precisare Gianni Chiodi, bensì dalla conferenza delle Regioni) è un obiettivo dal quale non si può assolutamente prescindere.

«Stiamo lavorando al meglio», ha detto il governatore, «l'ospedale dell'Aquila ha delle sale operatorie invidiate da tutti, come ci ha riferito il ministro della Salute, ed altri punti di eccellenza che non perderà».

Sul problema legato alla realizzazione di un nuovo ospedale, il presidente della Regione ha spiegato che «prima di parlare di un nuovo ospedale in città, in Abruzzo ci sono altri ospedali da realizzare».

Di diversa opinione, però, il sindaco Massimo Cialente, secondo il quale dal momento che il San Salvatore non si può ristrutturare in tempi brevi operando in regime di normativa ordinaria e visto, dunque, che i tempi sono lunghi bisognerebbe optare per una altra soluzione.

«Il San Salvatore», ha sottolineato il rpimo cittadino, «è un ospedale che è nato già vecchio, progettato secondo criteri superati e risalenti agli anni sessanta, tanto vale, nel rimetterci le mani e in presenza di un project financing, esplorare la possibilità di avere un nuovo ospedale, più funzionale e con costi inferiori in termini di gestione».

Nel suo intervento, il presidente Chiodi ha inoltre informato l'assemblea cittadina sullo stato dell'arte della riforma del sistema sanitario regionale, «che abbandona una volta per tutte un sistema che ha generato debiti e sproporzioni che sono tutt'ora pagati dai cittadini abruzzesi».

«Si tratta di un percorso difficile, ma come classe dirigente politica siamo decisi ad andare avanti nella convinzione di fare il meglio per la società abruzzese». Il presidente ha poi illustrato l'idea dei quattro ospedali di primo livello che faranno da hub regionale; poi ci sarà un secondo livello con 4-5 ospedali intermedi.

Su espressa richiesta, Chiodi ha ribadito che non esiste alcun atto deliberativo della Regione che indica gli ospedali di Teramo e Pescara quali ospedali regionali, anzi l'idea dei 4 ospedali hub contraddice «questa maldicenza e falsità».

Ancora sull'ospedale aquilano, il presidente della Regione ha confermato che i 47 milioni di euro incassati per il risarcimento dei danni subiti per il terremoto non sono usciti dalle casse della Asl aquilana e sono a disposizione del direttore generale per gli interventi di investimento secondo il piano aziendale.

Inoltre a questa cifra vanno aggiunti i 35 milioni di euro ex art. 20 che la Giunta ha destinato all''ospedale dell'Aquila.

Infine il presidente ha chiarito la questione del nuovo ospedale che l'istituto di previdenza dei medici si era offerto di realizzare. «Era tutt'altro che una donazione, perché avremmo dovuto rimborsare all'istituto 100 milioni di euro in 20 anni con tassi d'interesse dal 2 al 5%. Mi è sembrata una offerta poco chiara per questo abbiamo detto di no».

Cialente è intervenuto anche in relazione al debito della Sanità: «i cittadini hanno diritto di sapere chi e dove ha sbagliato».

Ai toni enfatici di Gianni Chiodi hanno fatto eco quelli più lucidi e manageriali del direttore generale dell’Asl, Giancarlo Silveri che è stato chiaro: nessun campanilismo; L’Aquila ha già tutto il necessario per l’unità ospedaliera hub, anzi oggi ha anche qualcosa più che prima del terremoto; convenzioni con l’Università da stabilire con molta attenzione onde evitare il proliferare di primariati. Risultato: un solo distretto aquilano dovrà bastare. I posti letto determinati per legge ci sono già.La sala consiliare era particolarmente vivace, data la presenza di molti cittadini, e in particolare membri dell’associazione AQ Humanitas che chiede a gran voce che ci si occupi concretamente del Centro Oncologico, e qualcuno dell’associazione 180amici onlus che, forse, si aspettava di sentir parlare anche delle prospettive relative al centro di salute mentale, che pure fa parte della sanità, e della spinosa questione della sorte del parco di Collemaggio, ex presidio ospedaliero psichiatrico su cui la ASL ha competenza ma del quale non ha ancora deciso di svelare le sorti.

14/02/11 16.25