I poliziotti penitenziari di Sulmona "rimandati a settembre"

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Settembre 2010 sarà ricordato a Sulmona per essere stato il mese con il maggior numero di ricorsi richiesti avverso i giudizi di fine anno, ('le pagelle', per intenderci) da parte dei poliziotti penitenziari.

Molti degli agenti di stanza presso l'istituto di pena di via Lamaccio hanno visto, infatti, drasticamente ridotto il giudizio complessivo sulle prestazioni offerte nell'ambito della loro professione nel decorso 2009.

«L'aspetto che incuriosisce di più», denuncia il segretario provinciale e vice Regionale Uil Penitenziari, Mauro Nardella, «sta nel fatto che la perdita di 4 punti in media nella "pagella di fine anno" coincide proporzionalmente con il numero di giorni in meno lavorati nel corso dell'anno lavorativo». Ciò ha dato spunto, a chi è preposto alla compilazione dei rapporti informativi, di giustificare il disappunto per l'elevato numero di assenze "infierendo" sul rendimento complessivo. «Il tutto», continua Nardella, «malgrado ci siano delle circolari che invitano a non tenere conto del numero di assenze per malattia ai fini dell'attribuzione del punteggio fatto salvo per un discrezionale +2 che l'organo superiore può concedere ai più meritevoli».

La situazione ha ingenerato dissapori, di contro c'è stata un'aumentata richiesta di intervento da parte degli interessati nei confronti dei sindacati che dovranno così aiutare i "rimandati", al fine di poter recuperare il punteggio decurtato, a inoltrare un giustificato ricorso alla competente direzione generale del Personale e della Formazione presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.

«Non è dato sapere», spiega ancora Nardella, «se i ricorsi saranno accolti ma un dato è certo: da alcune settimane la presenza degli agenti nel carcere di Sulmona sembra essere aumentato». La Uil penitenziari sta lavorando molto sui ricorsi non disdegnando di chiedere alla direzione del carcere Sulmonese di rivedere la politica di lotta all'astensionismo utilizzando forme diverse quali, per esempio, maggiori interventi volti al benessere del personale che «svolge una professione tra le più logoranti dal punto di vista psicologico». «La stessa professione», insistono dal sindacato, «che ha bisogno di essere riveduta e corretta magari con una riforma che tuteli l'interesse legittimo di chi non è disposto ad ammalarsi di pazzia passando 35 anni della loro vita all'interno di un contesto che per la brutalità del ruolo che svolge non è sminuente dire che è secondo solo all'inferno».

 

09/09/2010 9.28