Il fronte del no non si arrende, 300 firme a Sulmona contro metanodotto Snam

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Sono oltre 300 le firme raccolte dai comitati cittadini a tutela dell'ambiente da presentare alla commissione europea contro la realizzazione del metanodotto e della centrale Snam.

Un riscontro positivo secondo gli ambientalisti, perché in due giorni «la gente ha dimostrato una maturità ed un senso di responsabilità superiore a quello dei nostri amministratori pubblici».

«Dopo la rinuncia del Comune di Sulmona a difendere i diritti del nostro territorio, ci siamo rivolti direttamente ai cittadini i quali volentieri hanno raccolto l'appello - hanno affermato, spiegando, in una nota, che - il problema principale che è al centro della denuncia, predisposta da esperti in campo giuridico, è la mancata effettuazione della Valutazione ambientale strategica (Vas) e della Valutazione impatto ambientale (Via) unica».

Il frazionamento dell'opera (metanodotto Brindisi-Minerbio di 687 km) in cinque tratti è stato fatto dalla Snam sempre secondo gli ambientalisti, in palese violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali che impongono la valutazione complessiva degli interventi.

«E' evidente - continuano - che siamo di fronte ad un'opera le cui parti sono funzionalmente connesse e programmate per realizzare un'unica struttura per il trasporto del gas metano da Massafra a Minerbio. Anche la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, è in funzione dell'intera opera».

Ad oggi diversi Enti Locali, ma non il Comune di Sulmona, hanno già presentato ricorso alla Commissione Europea; e sempre presso il Parlamento Europeo sono state presentate due interrogazioni in merito al gasdotto.

La raccolta delle adesioni alla denuncia collettiva continuerà anche nei prossimi giorni dal 22 al 25 dicembre a Sulmona.

Il progetto è quello del “Metanodotto Rete Adriatica”  della lunghezza complessiva di 687 chilometri.

La nuova struttura dovrebbe potenziare la rete esistente e fungere da passaggio del gas proveniente dal Nord Africa verso il Nord Europa, senza alcuna fornitura - e, dunque, alcun beneficio, - per i territori interessati. Peraltro il progetto, dopo aver inspiegabilmente subito una variante nel suo percorso all’altezza di Biccari (Fg), è stato ridisegnato verso l’interno lungo la dorsale appenninica, senza prendere in esame l’elevato rischio sismico che interessa le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale il cui tasso di sismicità è ormai ampiamente dimostrato, oltre che dagli studi, dal sisma che colpì Umbria e Marche nel 1997 e dal drammatico terremoto che ha sconvolto L’Aquila e l’Abruzzo interno il 6 aprile 2009.  

22/12/2010 9.42