Centrale PowerCrop, anche il Comune di Avezzano presenta ricorso al Tar

Alessandro Biancardi

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IL DOCUMENTO. AVEZZANO. Dopo Luco dei Marci anche Avezzano impugna davanti al Tar il parere favorevole del comitato regionale per la Via sulla centrale a Biomasse della PowerCrop.  * ...E INTANTO GLI EX DIPENDENTI SADAM ASPETTANO

Nei giorni scorsi, infatti, l'amministrazione comunale tramite la propria avvocatura, ha fatto predisporre e notificare il ricorso al tribunale amministrativo nei confronti del Comitato di Coordinamento Regionale per la valutazione di impatto ambientale e nei confronti della PowerCrop S.p.A., la società che ha progettato l’impianto a biomasse della potenza di 30 MW.

Ma anche altri locali starebbero preparando ricorsi analoghi e per questo si richiede la sospensiva appena tutti gli interessati saranno costituiti.

Il progetto prevede la realizzazione di una centrale a biomasse della potenza termica di circa 93 MWt (32 MWe) da realizzare ad Avezzano, località Borgo Incile, un elettrodotto di collegamento di tensione di 150kv di lunghezza di circa 4 km; un impianto fotovoltaico della potenza di 300 kWp.

Il progetto verrà finanziato con i fondi per la riconversione dello zuccherificio di Celano ed è localizzato a ridosso dell’ex zuccherificio di Avezzano, nei terreni agricoli lungo la circonfucense.

Tra i firmatari dell’accordo di riconversione, in qualità di sindaco di Celano, c'è l’onorevole Filippo Piccone (Pdl). Il primo cittadino ha ricevuto il via libera proprio pochi giorni dopo l’arresto di Ezio Stati, padre di Daniela e dopo le sue dimissioni da assessore regionale.

Il ricorso di 51 pagine presentato dall'amministrazione di Avezzano è firmato dagli avvocati Giampiero Nicoli e Antonio Milo che sottolineano come la PowerCrop ha localizzato la sua opera «senza sentire mai l’amministrazione comunale di Avezzano, né le altre limitrofe».

La centrale, inoltre, sottolineano i legali «verrebbe a trovarsi situata proprio all’interno della fascia di rispetto della Riserva regionale del Salviano, istituita come detto con Legge. Questa circostanza è di per sé un ostacolo insormontabile alla realizzazione dell’impianto».

«L'inserimento sul territorio di una centrale a biomasse», si insiste ancora, «va prima verificato sotto il profilo della pianificazione. Ed è indispensabile sentire in proposito gli Enti locali e muoversi all’interno delle loro norme».

Nel documento si legge chiaramente anche la posizione della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti, della Confagricoltura L’Aquila, della Confederazione Italiana Agricoltori L’Aquila che dichiarano «che il progetto PowerCrop ha usato gli interessi dell’agricoltura del territorio solo strumentalmente ai propri interessi speculativi e che quel progetto non è di alcuna utilità per le aziende agricole del comprensorio Marsicano, danneggiate dalla dismissione della produzione di zucchero».

«La Via», si legge ancora, «ha letteralmente ignorato tutti i fondamentali aspetti illustrati dal documento delle organizzazioni agricole del territorio e cio’ configura innegabili vizi dell’atto impugnato».

Non sono da trascurare, secondo l'avvocatura, anche i riflessi sul territorio, primo tra tutti l'inquinamento: «la centrale PowerCropo è di circa 30MWe, e quindi è da prevedere un movimento di un minimo di 100 camion al giorno ! E’ stato calcolato quanta CO2 emettono 100 camion al giorno nei pressi dell’area industriale, urbana e agricola del comprensorio interessato? Quante micro-particelle inquinanti e pericolose emettono tutti questi motori a gasolio che dovrebbero assicurare il rifornimento della centrale?»

Impianti del genere, si legge nel ricorso, «non sono sostenibili per l’ambiente (e per l’economia): la quota delle immissioni di CO2 che in questo caso diventa decisamente sbilanciata verso un aumento delle emissioni rispetto alla quantità che le piante riescono a sintetizzare nel corso della loro vita.

18/12/2010 11.21

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 ...E INTANTO GLI EX DIPENDENTI SADAM ASPETTANO

Intanto sulle vicende dell'Ex ziccherificio Fai, Flai e Uila de L'Aquila chiedono di aprire un tavolo di Trattativa, che si configuri come “Conferenza dei Servizi”, «che assuma in tempi brevi soluzioni conclusive sulla vicenda, coinvolgendo tutti gli attori di questa vicenda, a partire dalle popolazioni coinvolte».

La vicenda apertasi nel 2005 con la decisione di chiudere lo stabilimento Sadam di Celano, a seguito di una riorganizzazione del mercato dello zucchero in sede europea, non si è ancora definita.

I sindacati denunciano «comportamenti non sempre limpidi». Lo stabilimento contava circa 100 addetti ma l'occupazione stagionale arrivata a toccare anche le 300 unità negli anni, è ad oggi, totalmente dimenticata, e non più sostenuta, se non marginalmente, da strumenti di ammortizzazione sociale.

«La Società Sadam», contestano ancora le sigle sindacali, «ha svolto quasi per intero l’iter autorizzativo per la costruzione di una centrale elettrica a biomasse di rilevanti dimensioni, mentre invece non ha svolto nessuna azione concreta per la realizzazione di un secondo intervento di riconversione che si sarebbe dovuto porre a beneficio dell’Agricoltura del Fucino, rendendo così particolarmente incerte le prospettive occupazionali e di reinvestimento sul territorio».

«Le Istituzioni hanno, nel loro complesso, tenuto comportamenti dilatori e contraddittori, o contraddistinti dalla momentanea convenienza economico-politica nel giudizio sull’intervento di riconversione, costituendo, ad oggi, un oggettivo freno al realizzarsi di quanto da loro stesse precedentemente sottoscritto senza con ciò apportare né una tutela reale alle popolazioni, né un beneficio agli operatori agricoli, e conducendo i Lavoratori sull’orlo del licenziamento, vista la scadenza della cassa integrazione al 31/12/2010».

«Nostro obiettivo», dicono, «è che si realizzi pienamente la riconversione produttiva, con benefici per l’occupazione e investimenti per l’economia agricola del territorio, attraverso l’integrale tutela dell’ambiente circostante e la minimizzazione dell’impatto ambientale sul territorio».

18/12/2010 11.22