Università, studenti Ingegneria non si arrendono e continuano a scrivere a Chiodi

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Da mesi gli universitari della città scossa dal sisma chiedono al governatore e all'assessore Gatti di andare incontro alle esigenze di chi ha deciso di rimanere in città per studiare.

«Non è che sia cambiato molto rispetto a oltre 20 mesi fa», si legge in una lettera, l'ennesima, spedita nelle ultime ore e firmata dagli studenti di Ingegneria.

«Noi studenti universitari viviamo ancora una situazione precaria, che continua ad essere giustificata e liquidata con un “pazienza c’è stato un terremoto”. Tale giustificazione, però, vale soltanto inter nos dato che al resto d’Italia si continua a presentare una città ricostruita e un’università che viaggia a pieno regime».

I ragazzi sottolineano a più riprese che non si stanno battendo per ottenere privilegi «ma semplicemente per una normalità che da troppo tempo ci manca».

«Siamo ancora senza spazi nei quali studiare», raccontano, «magari farebbe bene a rendersene conto anche il presidente Silvio Berlusconi quando invita gli studenti a studiare invece che protestare. Vi inviterei nella sede di ingegneria, che come ben sapete è collocata alla Ex Optimes, nelle ore di punta per rendervi conto della condizione in cui i “volenterosi” si ammassano sui pochi banchi disponibili per preparare gli esami ormai prossimi».

«Si potrebbe anche studiare a casa, se solo ce ne aveste fornita una invece di costringerci anche a quattro ore di pendolarismo giornaliero», si legge ancora. «L’unica struttura pubblica costruita e funzionante è lo studentato San Carlo Borromeo nel quale si entra con dei non ben definiti criteri ed è gestita dalla Curia piuttosto che dall’Adsu, come sarebbe giusto che fosse».

E poi il problema della mensa: «ad ora di pranzo, si snoda la diaspora verso L’Aquilone perché, ormai ne sarete a conoscenza dato che la situazione da voi dipende, non abbiamo una mensa. O meglio, le strutture sono state ultimate il 27 ottobre, seppur di superficie di 180 mq per sfamare oltre duemila studenti,  ma sono ancora chiuse. Quando poi piove “la processione” diviene anche molto pittoresca e potreste persino scommettere su quanti arriveranno asciutti alla meta».

Il culmine è stato toccato tenendo chiusa la struttura donata dalla comunità abruzzese in Canada, pagata 3.5 milioni di euro, inaugurata, arredata e lasciata lì a invecchiare.

Culmine «perché sono aperte diatribe su un edificio nel cui cortile sono stati piantati 55 alberi, uno per ognuno dei nostri colleghi deceduti “quella notte”», ricordano gli studenti, «e sul quale si sta ancora speculando dopo aver dispensato sorrisi davanti al Primo Ministro canadese(al quale provvederemo comunque a mandare una missiva per renderlo conscio di quello che sta succedendo)».

«Oggi, con un nutrito gruppo di “dissidenti”», scrivono ancora i ragazzi, «abbiamo deciso di infiocchettare la mensa per farla apparire un vero dono di cuore da parte vostra con la speranza di poter togliere i nastri per vederla finalmente funzionante. Speriamo che il pacco natalizio non evolva in un uovo di Pasqua».

17/12/2010 10.24