E la zona franca urbana? Il Governo la vuole tagliare

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Zone Franche, queste sconosciute. E pure dimenticate. Nei mesi scorsi polemiche a non finire perché ci si era dimenticati di questi strumenti per poter risollevare l’economia disagiata.

Poi la notizia che L’Aquila poteva rientrare in quest’area che prevede agevolazioni di vari tipi ma l’iter è lento, farraginoso e no sembra poi interessare più di tanto la classe politica regionale.

l'Anci (Associazione Comuni Italiani), ieri, ha  lanciato un segnale di allarme sul fatto che il governo voglia chiudere definitivamente la partita “Zone Franche Urbane”. Cioè eliminare i fondi destinati agli sgravi e le agevolazioni per motivi di cassa.

«Quel che sorprende», spiega Il segretario provinciale aquilano PdCI-Federazione della Sinistra, Angelo Ludovici, «è il silenzio di coloro che nei mesi scorsi scesero in campo per gridare vittoria per il raggiungimento di questo  obiettivo. Come non ricordare gli interventi di Giuliante, De Matteis, Cicchitto, Quagliarello che in modo trionfante gridavano ai quattro venti la loro “vittoria”. In quell'occasione mi permisi di invitarli alla calma e alla moderazione. Non c'è stato verso, fino ad una settimana fa è stato comunicato che entro aprile del prossimo anno avremmo avuto la zona franca. A questo punto
proprio non ci credo più alla zona franca. Un'altra bidonata ai danni della nostra Città; eppure l'Unione Europea era disposta a fare un'eccezione ai  limiti legislativi, per il nostro territorio. Sulla pelle degli aquilani, c'è gente, neanche eletta, che si prepara alla rampa di lancio per qualche assessorato alla Regione Abruzzo».

Il riferimento è a Gianfranco Giuliante dato per certo nuovo assessore dopo che nelle scorse settimane si era scagliato anche duramente contro Chiodi ed il suo operato.

«I due senatori abruzzesi del PdL», aggiunge Ludovici, «sono stati determinanti per bocciare un emendamento di 500 milioni di euro  per  fronteggiare la crisi economica-sociale in Commissione parlamentare. Si sono impegnati a recuperare detta somma nell'ambito del Decreto mille proroghe. Non
credo proprio che i due senatori avranno il coraggio di “confrontarsi” con  Tremonti e quindi è facilmente presumibile che anche questa partita per la  nostra Regione sia andata persa. Per non parlare del debito nascosto per la  Sanità abruzzese. Insomma, non so servono altre verifiche di questa destra che governa la Regione e le quattro Province, ma sicuramente tutto ciò è sufficiente per mandarli a casa».

07/12/2010 10.31