Avis: il Centro trasfusionale «in condizioni da terzo mondo»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Non sono bastati venti mesi e 49 milioni di euro per riportare a regime l’ospedale San Salvatore.

«Nessuno si preoccupa di reinserire nella struttura ospedaliera il  centro trasfusionale, ancora sistemato in precarie condizioni di lavoro in un container quasi da terzo mondo», questo il grido di allarme di Roberta Galeotti, presidente dell'Avis comunale L'Aquila.

Già da qualche tempo - precisa la presidente Avis - l’associazione opera in modo saltuario sul territorio con un'autoemoteca attrezzata per la raccolta del sangue e del plasma in appoggio dall’Avis di Pescara.

E questo perchè la sede provvisoria e precaria del S.I.T., posta all’esterno degli immobili ospedalieri, in un container, non è spesso nelle condizioni di ricevere ed accogliere i donatori, soprattutto per l’inadeguatezza della sede e per la totale assenza delle misure di riservatezza, «malgrado la completa abnegazione», assicura Galeotti, «del primario Luigi Dell’Orso e degli addetti ai lavori. Un container quattro metri per quattro, con poche postazioni su cui si effettuano prelievi e donazioni, in un unico ambiente in cui convivono il primario, i medici, gli infermieri e i donatori. Un unico ambiente, dunque, in cui vengono svolte pratiche amministrative, prelievi e colloqui conoscitivi con i potenziali donatori».

«Si ha  l’impressione - aggiunge la presidente - che la conduzione dei lavori, fortemente rallentata, stia creando l’opportunità di  nuovi "scippi", con il trasferimento altrove del centro trasfusionale, che comporterebbe gravi ripercussioni sul  territorio e disagi che si andrebbero a creare ai pazienti. In questo modo si scoraggiano decisamente tutti quei cittadini, specialmente giovani, che vorrebbero contribuire a donare, ma che in condizioni così disagevoli non sono incentivati». 

L'Avis si augura e sollecita in tal senso, la direzione ospedaliera affinché porti a termine i lavori del settore «con la massima urgenza che il caso richiede, data la delicatezza della materia, restituendo serenità, operatività e fiducia nelle istituzioni ai donatori, ai pazienti e agli operatori sanitari». 

01/12/2010 11.40