Precari, la Provincia dell'Aquila «salva quelli privati e manda a casa i suoi»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Tempi duri per i precari delle Province. Dopo le brutte notizie per i co.co.co di Pescara adesso è il turno dei colleghi aquilani.

 

Ieri, infatti nel corso del Consiglio Provinciale si sono votate all’unanimità diversi ordini del giorno contro i licenziamenti in atto in diverse aziende e imprese locali, (Vibac, Sacci, Olit, Smc) e in difesa dei livelli occupazionali di Abruzzo Engineering ma poi la maggioranza di centrodestra ha votato contro mozioni e ordini del giorno in favore della stabilizzazione e proroga dei contratti di lavoro dei precari dell'ente pubblico.

«Un atteggiamento d'inaudita e incomprensibile gravità»,   lo definiscono i gruppo consiliari di Pd, Democratici, Idv, Io sto con Stefania, «perché si nega a se stessi quello che si chiede ad altri, ai privati, per cui viene da pensare che anche gli ordini del giorno a favore delle vertenze di lavoro si votano solo perché un o.d.g. non si nega a nessuno».

«Grave», insiste la minoranza, «il non aver voluto valutare serenamente le argomentazioni e le motivazioni, esposte con forza e senza strumentalizzazioni, addirittura assurdo il non accettare di approfondire in sede di Commissione Consiliare o attraverso una Commissione Paritetica l’eventualità di una possibile proroga dei contratti di lavoro in scadenza al 31/12/2010».

Questo significa che per oltre 100 lavoratrici e lavoratori c’è il rischio del licenziamento: «oltre 100 famiglie», contestano dal centrosinistra, «in un attimo si troveranno senza un reddito e una prospettiva dopo anni di prestazioni lavorative qualificate ed essenziali per il funzionamento ordinario e straordinario dell’Ente».

Dalla discussione di ieri sarebbe emersa anche la volontà della maggioranza di procedere con una forma di 'spoil system': mandare a casa molti degli attuali precari e dotarsi di nuove graduatorie dove attingere altro personale a tempo determinato.

Ma sul piede di guerra in questi giorni ci sono anche i precari della Regione che non hanno ancora digerito la nuova legge regionale: «noi non siamo stati stabilizzati, è stato solo dato il via libera ad un bando di concorso pubblico», affermano con forza, «cioè aperto a tutti, che ci riconosce il servizio prestato ma che non ci garantisce la stabilizzazione. Dopo aver già vinto due, in alcuni casi tre concorsi, dobbiamo ancora una volta metterci in gioco contro
migliaia di persone, portaborse compresi. Non dimentichiamo che per il bando pubblicato nel mese di agosto e che al momento non è stato annullato, ma solo sospeso, sono giunte 13.000 domande».
E i dipendenti continuano a sostenere che la Regione poteva «semplicemente» applicare la famosa Delibera 38, «e garantire la stabilizzazione con procedure snelle e del tutto legittime a noi che già
abbiamo dimostrato di essere capaci e meritevoli con le prove superate nel corso degli anni e che svolgiamo da anni il nostro lavoro con professionalità e competenza».

13/11/2010 10.46