Indiani morti a Lucoli, Rc: «doveroso contribuire al rimpatrio»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Rifondazione: «doveroso garantire rimpatrio salma e esequie per i due lavoratori indiani morti a Lucoli».

Non ci sono i soldi per il rimpatrio della salma e per il funerale dei due lavoratori indiani morti a Lucoli nei giorni scorsi. Il lavoratore sopravvissuto, cognato di una delle vittime e che con loro condivideva l’ abitazione, fortunatamente sopravvissuto alla tragedia è al momento privo di un’ abitazione e viene ospiato da connazionali in condizioni di precarietà.

«Le istituzioni hanno il dovere di farsi carico di questa situazione», commenta il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, «altrimenti la solidarietà è una parola da cancella dal vocabolario della lingua italiana».

Per questo il consigliere ha inviato nei giorni scorsi una lettera ai presidenti del Consiglio e della Giunta regionale per chiedere un immediato intervento.

«La morte causata dalle esalazioni di monossido di carbonio dei due lavoratori indiani», scrive Acerbo nella lettera, «ha ricordato per alcune ore all’ opinione pubblica nazionale e regionale che centinaia di migliaia di immigrati lavorano onestamente nel nostro paese in condizioni e per retribuzioni che spesso non consentono neanche una sistemazione abitativa dignitosa e sicura.

Credo che sia dovere delle istituzioni regionali fare sì che almeno da morti questi lavoratori siano

trattati con il rispetto a cui ha diritto ogni essere umano. Penso che la Regione Abruzzo sia nelle condizioni sia di provvedere alle spese relative alle esequie e al rimpatrio o che possa chiedere l’ intervento della Sge».

I due cittadini indiani sono morti lunedì notte proprio a causa di un vecchio braciere usato per scaldarsi. Le vittime, in regola con il permesso di soggiorno, lavoravano nella panetteria del paese.

 27/10/2010 18.03