Potabilizzatore Lago Campotosto, così è cambiato (in peggio) il progetto

Alessandro Biancardi

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CAMPOTOSTO. La paternità del progetto è del Consorzio di Bonifica Interno che ha ereditato le competenze del Consorzio di bonifica Bassa Valle Aquilana dell'Aterno.

 

Ma con la riproposizione del Commissario Adriano Goio qualcosa sarebbe cambiato... in peggio.

Il Consorzio nel 1990 ha avviato il procedimento di concessione per la derivazione delle acque dal Lago: il procedimento è stato riavviato dal Consorzio Interno, insieme all'ATO1 Aquilano, nel 2005 e regolarmente in istruttoria presso la Regione Abruzzo - Servizio Genio Civile -.
Il progetto del Commissario, pur mantenendo alcune delle finalità del progetto degli Enti del territorio, modificherebbe però sostanzialmente i presupposti e le finalità della derivazione: «la portata derivabile», spiega l'ingegner Antonio Iorio, «è dimezzata rispetto alle richieste degli Enti e le opportunità economiche derivanti dal recupero di energia idroelettrica è vanificato in danno del territorio ed a favore dell'Enel (azienda concessionaria delle acque del lago ad uso idroelettrico sul versante del Vomano)».

«L’alto livello della qualità progettuale dell’elaborato del Commissario, con poderosa dovizia di risorse umane e finanziarie, è stranamente caduta di tono nelle scelte di base del progetto», si legge nelle osservazioni scritte da Iorio.

Il vincolo imposto di utilizzare una parte delle acque del lago di Campotosto destinate all’uso idroelettrico sulla valle del Vomano ha costretto a compensare l’Enel, per la mancata produzione, «prevedendo la possibilità di autorizzare la stessa Enel», si legge sempre nelle osservazioni, «ad utilizzare le opere di derivazione e la condotta forzata per la valle dell’Aterno (da realizzare con finanziamento pubblico o comunque degli enti destinatari) per produrre energia con una nuova e propria centrale (impianto a carico della stessa Enel)».

«Appare strano», sostiene l'ingegnere, che un’azienda, come l’Enel spa, «si accontenti di recuperare la metà di quello che perderebbe».

Il saldo energetico per il solo prelievo delle acque risulterebbe negativo, secondo il Commissario, per circa 22,7 milioni di kWh (47,4 milioni di energia persa sul Vomano e 22 milioni di kWh recuperati sul versante Aterno).

«La perdita», continua Iorio, «tuttavia appare solo nominale perché, secondo il Commissario, rimarrebbe nella disponibilità dell’Enel tutta l’acqua non rilasciata sul Tronto e riservata ad uso irriguo e quindi turbinabile e senza perdite effettive per il prelievo verso l’Aterno».

DUBBI SULLA COLLOCAZIONE

Nelle osservazioni si leggono, inoltre, anche dubbi sulla collocazione dell’impianto di potabilizzazione a Capitignano, circa 30 km di distanza dalla città di L’Aquila che «non consentirà di trasportare con una unica condotta le acque ad uso irriguo ed ad uso potabile, con conseguente perdita di ogni sinergia economica nel vettoriamento delle acque». E' matematico che una condotta unica costa molto meno di due.

«Tale scelta inoltre», spiega sempre Iorio nelle osservazioni, «è fortemente dissipativa in termini di energia ed ancor più quando, in condizioni straordinarie, si deve addurre la portata massima di 600 litri al secondo: in tal caso si prevede la necessità di attivare l’impianto di sollevamento di Acqua Oria per raggiungere il serbatoio di arrivo (proprio in occasioni di emergenza anche di lunga durata)».

Quanto alla scelta di riversare nel fiume Aterno gran parte dell’acqua derivata ad uso irriguo alla testa della asta fluviale a Capitignano e poi derivarla a valle, circa 15 km e fino a 25 km, con impianti di sollevamento «lascia alquanto perplessi».

«MODIFICHE IMPROVVISE E IMPREVISTE»

«La quantità rilasciata nel fiume», spiega l'ingegnere, «è ben superiore a quella fluente naturalmente e ciò costituisce una forzatura rispetto all’obiettivo di salvaguardare i deflussi naturali o sostenerli nei periodi più siccitosi a livello di DMV».

Complessivamente il progetto proposto «sembra soffrire di una modifica, improvvisa ed imprevista, dello scenario di riferimento e di essere divenuto perciò un sistema acquedottistico dissipativo di energia piuttosto che di ottimizzazione e recupero energetico», scrive sempre l'ingegnere.

Il progetto del Consorzio avrebbe consentito di recuperare circa 35.000.000 di kWh all’anno contro una perdita di circa 30.000.000 di kWh all’anno del progetto del Commissario.

La portata complessiva derivabile, secondo l’ipotesi del Commissario, è circa la metà di quella prevista dalla domanda degli Enti e quindi soddisferà in proporzione, in misura inferiore, i fabbisogni attuali e quelli futuri delineati dagli stessi Enti.

26/10/2010 9.03