Progetto da 91 mln: agli aquilani l'acqua potabilizzata dal Lago di Campotosto

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il maxi progetto è stato proposto dal Commissario Goio e già in discussione al comitato Valutazione di Impatto Ambientale.

Ma il Wwf è scettico è si domanda perchè sia necessario posticipare gli interventi per il risparmio e l'efficienza e privilegiare il «gigantismo ingegneristico».

Spendere 91 milioni di euro «sapendo già che metà dell'acqua trasportata per l'idropotabile andrà persa», non sembra proprio una trovata esaltante.

Il progetto è in discussione in questi giorni al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo che prevede, tra l'altro, di dare acqua potabilizzata dal Lago di Campototo agli aquilani sottraendola dal bacino del Vomano.
L'intervento prevede una captazione dal lago di Campotosto di 550 litri/secondo che verranno deviati verso il bacino dell'Aterno  (di cui 290l/s per scopi idropotabili, 171 l/s per uso irriguo e solo 84 l/s per deflusso ambientale). Ciò implica la diversione dell'acqua dal bacino del Fiume Vomano nel teramano, con diminuzione della portata di questo fiume a valle di Villa Vomano del 4% secondo gli stessi proponenti.

«Ciò comporterà, tra l'altro», dicono sempre dal Wwf, «la perdita netta della produzione energetica rinnovabile del complesso Enel di Campotosto per ben 18,9 milioni di kwh, nonostante la costruzione di una nuova centralina sul punto di captazione (del costo di 7 milioni di euro)».

L'associazione ambientalista ha calcolato che tale minore produzione da idroelettrico che dovrà essere sostituita in base all’attuale mix di fonti per la produzione elettrica italiana, equivale ad immissioni in atmosfera per 7333 tonnellate all’anno di anidride carbonica . Gran parte dell'acqua captata da Campotosto verrà inviata ad un grande potabilizzatore del costo di 21 milioni di euro e della capacità di 600 l/s (per ora potabilizzerà 300 l/s). Dopo il passaggio nel potabilizzatore le acque del Lago di Campotosto verranno distribuite agli aquilani, attraverso una rete che perde, per stessa ammissione dei progettisti, il 49% dell'acqua immessa.

Contestualmente si chiuderanno i pozzi di Acqua Oria. Una quota considerevole dell'acqua captata verrà inviata ad un sistema per l'irrigazione a pioggia delle aree agricole nell'alta valle Aterno e attorno a L'Aquila (secondo i progettisti 1850 ettari, per una spesa di 23 milioni di euro). Tutte queste cifre sono al netto di IVA e spese di progettazione (quest'ultime ammontano a 5,2 milioni di euro).

LE CONTESTAZIONI DEL WWF


L'associazione ritiene «inaccettabile» che si punti prima sul “gigantismo ingegneristico” per portare più acqua che si perderà in una rete colabrodo piuttosto che puntare subito sulla diminuzione delle perdite della rete di distribuzione.

«E' talmente evidente questo fatto», dicono, «che i progettisti hanno provato a prevenire questa ovvia osservazione evidenziando che vi saranno altri interventi del Commissario che verranno fatti in un futuro non precisato».

Ma questi interventi di riduzione dei consumi e di ricerca delle perdite sarebbero descritti in una paginetta delle centinaia di pagine del progetto, «senza alcun dato oggettivo e con una descrizione del tutto generica del tipo di intervento».

«Quindi», denunciano dal Wwf, «prima si porta l'acqua con grandi opere e grandi spese, poi si vedrà come evitarne la dispersione in una rete fatiscente».

Per l'associazione si deve invertire l'ordine degli interventi, puntando prima sulla ricerca delle perdite e sulla ricostruzione delle reti e sugli interventi per il risparmio idrico.

E gli ambientalisti ha portato ad esempio la città di Saragozza che in pochi anni, nonostante l'aumento della popolazione, con interventi capillari di educazione e corretta gestione dell'acqua, ha ridotto il consumo a 96 litri/abitante/giorno (a L'Aquila il progetto prevede di assicurarne 298). «La Città di Saragozza è uno degli esempi di buone pratiche legate all'acqua citati dall'ONU. Perchè non seguirlo?».

«Il progetto», denuncia Augusto De Sanctis, «rientra in un piano di 100 opere del valore stimato in 590 milioni di euro che il Commissario ha redatto senza alcuna discussione con la società. In particolare il Wwf critica alla radice questo intervento perchè a L'Aquila come nel resto d'Abruzzo l'acqua di buona qualità già disponibile è di gran lunga sufficiente per soddisfare i bisogni, solo che la metà si perde in rete e altra la sprechiamo in usi scorretti».

22/10/10 13.00