Valle dei Fiori, «Regione ed Aciam la pensano diversamente»

Alessandro Biancardi

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GIOIA DEI MARSI. «La Regione e l’Aciam mostrano di pensarla diversamente».


Ne è certo l’avvocato Hebert Simone che difende il Wwf Abruzzo e Franco Massimo Botticchio nel ricorso contro l’autorizzazione alla discarica Valle dei Fiori da parte della Regione del 4 febbraio 2010. Ne è così certo che lo scrive tra i motivi aggiunti presentati all’udienza di ieri 11 gennaio 2012 e rinviata al 9 maggio 2012.
Secondo l’avvocato sia la Regione che l’Aciam avrebbero agito in contrasto con la normativa che impone l’indicazione di pozzetti per il monitoraggio delle acque inquinate in prossimità di una discarica.
Le linee guida dell’Arta (agenzia regionale per la tutela dell’ambiente) per il monitoraggio delle discariche di rifiuti non pericolosi prevede un piano di sorveglianza e controllo che consente di verificare che i rifiuti depositati in discarica non abbiano in alcun modo contaminato l’ambiente. Tra le misure c’è il controllo delle acque sotterranee che mira a rilevare tempestivamente eventuali situazioni di inquinamento. Il decreto legislativo numero 36 del 2003 stabilisce perciò che in prossimità di una discarica devono essere presenti almeno un pozzo a monte del sito e due a valle. L’avvocato dice «che gli strumenti di monitoraggio ossia i pozzi spia vanno costruiti e posti in essere in ogni caso in osservanza alle norme…l’indicazione dei pozzi che è parte integrante del piano di sorveglianza e controllo è uno dei contenuti essenziali dell’autorizzazione e deve essere approvata dall’autorità e doveva definire compiutamente la fase di gestione operativa». In poche parole, senza la realizzazione di pozzetti controllo, non si può procedere.
Secondo l’avvocato, invece, «la Regione ha ritenuto di poter imporre una mera prescrizione futura dei pozzetti affermando illegittimamente che tale indicazione può sopravvenire al rilascio dell’Aia (autorizzazione ambientale)». La tesi dell’Aciam, poi, l’avvocato, «è che il sistema di sottoteli possa ritenersi sostitutivo del sistema di pozzi di monitoraggio e che questi andrebbero installati o meno a discrezione dell’autorità procedente che cura l’iter autorizzativo».
Dunque secondo il giurista, i pozzetti non sarebbero un optional, un qualcosa di cui poter fare a meno o da sostituire, anzi, «devono essere individuati punti di monitoraggio rappresentativi e significativi in modo che siano presenti almeno un pozzo a monte e due a valle. Il verbo dovere è chiarissimo indica una norma imperativa, prescrittiva e non suscettibile di interpretazione abrogante».
Intanto il clima diventa sempre più teso. Tempo fa proprio il giornale il Martello del Fucino aveva portato all’attenzione la questione dei pozzetti. L’Aciam, denunciava Il foglio volante, aveva individuato come pozzi spia quelli in località La Rupe e nell’abitato di Venere. Pozzi ad acqua potabile e di proprietà del Cam (Consorzio acquedottistico marsicano) e non autorizzati.
«Il Cam», scriveva il consorzio acquedottistico marsicano, «non è stato coinvolto per quanto attiene la localizzazione della discarica e in ordine alla localizzazione dei pozzetti spie e ritiene impossibile qualsiasi utilizzo dei pozzi in questione diverso dall’approvvigionamento della risorsa idrica destinata al consumo umano».
Marirosa Barbieri  12/01/2012 11:44