Asl L’Aquila e atto aziendale, «scelta imposta dall’alto»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Fa discutere l’atto aziendale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila presentato (in forma di “bozza”) lo scorso 25 novembre dal direttore generale Giancarlo Silveri.

Il documento che secondo il Comitato Territoriale Provincia dei Marsi ricalca i principi del piano di riordino portato avanti da Chiodi  presenterebbe degli aspetti contestabili a partire dalla sua mancata concertazione con le parti interessate, in particolare l’università. Dall’ateneo dell’Aquila alla federazione regionale veterinari e medici, tutti concordano su un punto: il piano così come concepito  svuota di fatto i presidi minori trasformando le  unità operative complesse in unità operative semplici dipartimentali in nome di una presunta razionalizzazione delle risorse.

«LOGICHE INCOMPRENSIBILI»

Secondo il segretario regionale della Cisl Gianfranco  Giorgi l’unione con la ex asl di Avezzano ha fortemente penalizzato L’Aquila, sia in termini economici che da un punto di vista di attività. Secondo il segretario regionale «si respirerebbe un’aria di malcontento diffuso nella stessa Avezzano  che mal tollera una dipendenza del proprio ospedale da quello del capoluogo».
Uno dei tanti ad esprimere qualche perplessità è Cesare Di Carlo presidente regionale della Federazione veterinari e medici. La logica in apparenza economica in base alla quale  sono stati chiusi ospedali per fare cassa in realtà si scontrerebbe con la parallela apertura di nuovi presidi (realizzarti con ingenti fondi pubblici). «Hanno trasformato», dice Di Carlo, «strutture complesse di eccellenza in strutture semplici che portano un risparmio lordo annuo di 10.000 euro; viceversa hanno costituito nuove unità operative  di dubbia utilità che costano milioni di euro svuotamento di organici e travaso di nuovo personale , nuovi primariati».

Per Attilio Santellocco che difende la centralità di Avezzano, infine, la trasformazione degli ospedali di Pescina e Tagliacozzo in semplici Pta (presidi territoriali di assistenza), e la chiusura di numerose unità operative complesse dell’ospedale “SS. Filippo e Nicola” di Avezzano (oltre a quelle già sparite, come il reparto di neurochirurgia) depotenzierebbe l’ospedale ed  il suo pronto soccorso sarebbe inadeguato ed inefficiente a supportare l’intero territorio marsicano (140.000 abitanti ).

UNA SCELTA IMPOSTA DALL’ALTO

Non ha dubbi la preside della facoltà di medicina dell’università de L’Aquila, Maria Grazia Cifone circa l’unilateralità con cui è stato adottato l’atto.  «Il documento», lamenta la docente, «come peraltro già denunciato dal rettore Di Orio non ha visto né il confronto né la concertazione con l’istituzione universitaria. La Facoltà di Medicina si sia trovata di fronte ad un documento pre-confezionato dall’azienda di cui si sarebbe solo dovuto prendere passivamente atto e non frutto di una concertazione tra le due istituzioni».

Una omissione, questa, molto grave visto che nella premessa sulle ragioni delle scelte contenute nel piano si fa esplicito riferimento agli atti del commissario ad acta per la sanità, le deliberazioni n. 44 del 03.08.2010 e n. 45 del 05.08.2010 nonché i decreti n. 5 del 28.02.2011 e n. 15 del 14.04.2011 che ribadiscono l’apporto imprescindibile delle Facoltà mediche nella definizione della rete integrata dei servizi, dell’assetto organizzativo e del dimensionamento delle unità operative.

In parole povere il coinvolgimento dell’università. Così come nell’atto non si terrebbe affatto conto dell’apporto che la facoltà medica può offrire non solo per il miglioramento dei servizi ospedalieri  ma anche per l’ integrazione delle attività assistenziali con le funzioni istituzionali di didattica e di ricerca. Sulla base di quale criteri è inoltre scomparsa l’Ematologia Universitaria che solo un paio di anni fa vedeva l’inaugurazione del Centro Tabilio donato dalla Associazione Italiana Leucemie (Ail)?

«Centinaia di pazienti con patologie oncoematologiche», dice la Cifone, «sono attualmente allo sbaraglio e senza punti di riferimento. Abbiamo competenze e professionalità che tutto il mondo ci invidia ma che, nella nostra realtà, paradossalmente, non trovano spazio per svolgere quella attività
assistenziale imprescindibile per la didattica e la ricerca nei settori clinici».

10/12/2011 11:00