IL CONTO

In Italia 31 opere idriche incompiute, servono 620 milioni

Consorzi bonifica propongono piano da 20 miliardi in 20 anni

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Diga Chiauci: «stop al menefreghismo della politica»

Diga di Chiauci

 

 

ROMA. Sono 31 le grandi opere idrauliche incompiute in Italia. Dighe come quella sul Melito in Calabria o di Pietrarossa in Sicilia, ferme per contenziosi o burocrazia, in territori che soffrono la sete. Oppure canali di irrigazione come quelli di Alento in Campania, mai completati per mancanza di fondi, col risultato che l'acqua dell'invaso di Piano della Rocca non arriva ai campi.

 

Tutte opere costate decine di milioni, che ne chiederebbero altrettanti per essere finite. L'Anbi, l'associazione dei Consorzi di bonifica (le autorità di diritto pubblico che gestiscono i bacini idrici), ha fatto il conto di quanto queste 31 opere siano costate finora alla collettività, 537 milioni di euro. Per completarle, servirebbero altri 620 milioni di euro.

I dati sono contenuti in un rapporto, intitolato non a caso "Manutenzione Italia", che è stato presentato a Roma alla Presidenza del Consiglio. L'Anbi (che raccoglie 116 consorzi) propone al governo un piano per i piccoli e medi invasi da 20 miliardi di investimenti in vent'anni per 2.000 interventi, 400 dei quali già con progetti esecutivi.

Per il rischio idrogeologico viene proposto un altro piano da 8 miliardi di investimenti in 20 anni per 3.709 interventi.

 

In Abruzzo sono previsti 59 progetti per la salvaguardia idrogeologica per una spesa di 125 mln di euro.

L'Anbi calcola che ogni milione investito in questo settore genera 7 posti di lavoro, mentre per i danni da alluvioni lo stato spende ogni anno 2,5 miliardi di euro. Per non parlare dei danni della siccità. Il governo, fra legge di bilancio e fondi ministeriali, ha destinato questa'anno 1.452 milioni di euro al dissesto idrogeologico e agli interventi idraulici. "Si è invertita la rotta, ora ci sono le risorse. Cerchiamo di spenderle", ha commentato al convegno il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. I piani dell'Anbi vogliono essere un'indicazione al governo su come spendere queste risorse. "I Consorzi di bonifica - ha detto il presidente della loro associazione, Francesco Vincenzi - si assumono la responsabilità di fornire un pacchetto progettuale in grado di dare risposte al paese". "Il problema in questo settore è la governance - ha spiegato Mauro Grassi, direttore di Italia Sicura, la struttura di palazzo Chigi per il dissesto idrogeologico -. La pluralità dei soggetti coinvolti, Regioni, Comuni, ministeri, consorzi, aziende pubbliche, blocca gli interventi. Occorre semplificare ancora le norme".