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Gasdotto Tap in Puglia: la Corte Costituzionale dà il via libera, iter è ok

Emiliano: «da governo scelta prepotente, calpestati i cittadini»  

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Gasdotto Tap in Puglia: la Corte Costituzionale dà il via libera, iter è ok

 

 

ROMA.  Sul gasdotto della discordia, il Tap, che in Puglia, nel Salento, ha provocato tante proteste dei cittadini, arriva anche il via libera della Consulta.

I giudici della Corte Costituzionale hanno ritenuto inammissibile il conflitto sollevato contro lo Stato dalla Regione Puglia, che riteneva lese le proprie prerogative nel procedimento di autorizzazione. La decisione ha l'effetto di confermare la validità del provvedimento che ha dato l'ok alla costruzione dell'opera.

Dura la reazione del governatore pugliese, Michele Emiliano, che da una parte rispetta la sentenza e chiede a tutti di fare altrettanto in quello che "è un giorno triste per la Puglia", ma dall'altra punta il dito contro le "omissioni del governo" su "un'opera priva dell'intesa Stato-Regione fin dal progetto": "la prepotenza di questa scelta è sotto gli occhi di tutti".

Per Emiliano è stata calpestata "la volontà delle popolazioni che non accettano, giustamente, l'approdo del gasdotto" vicino a "una delle spiagge più belle del Salento".

"Era un diritto dei pugliesi localizzare l'opera nel punto ritenuto più adatto alla vocazione dei territori".

Partendo dall'Azerbaijan e passando per la Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline, il Tap, acronimo che sta per Trans Adriatic Pipeline, attraverserà Grecia, Albania e Adriatico, per portare gas in Italia. Considerato infrastruttura strategica per la competitività e l'approvvigionamento energetico, la sua costruzione è iniziata 16 mesi fa. Il consorzio che la segue è formato da colossi dell'energia come Bp, Socar, Snam, Fluxys, Enags e Axpo. Al centro della controversia che di fronte ai giudici costituzionali ha contrapposto la Puglia al governo, c'era il procedimento con cui il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la costruzione dell'opera: la contestazione nasceva dal fatto che secondo la Regione non è stata intrapresa alcuna trattativa per trovare una soluzione condivisa, in particolare sul punto di approdo della pipeline a San Foca, nel leccese.

La Consulta ha ritenuto non ammissibili i motivi del ricorso: le motivazioni si conosceranno nelle prossime settimane, quando sarà depositata la sentenza. Ma il contenuto della decisione era in parte prevedibile a seguito delle decisioni assunte nei mesi scorsi da altri organi giurisdizionali. In particolare il 27 marzo scorso, il Consiglio di Stato, confermando il Tar, aveva respinto i ricorsi della Puglia e del Comune di Melendugno, ritenendo che in sede di valutazione di impatto ambientale fossero state vagliate tutte le problematiche naturalistiche, compresa la scelta dell'approdo nella porzione di costa compresa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri.

La scorsa primavera, tutta l'area del cantiere era stata al centro delle manifestazioni degli attivisti e anche teatro di scontri e blitz delle forze di polizia. I no Tap hanno tentato di fermare anche l'espianto e il trasferimento degli ulivi, ma senza spuntarla. Più del 50% dell'opera, è stato annunciato a settembre, è già realizzato.