PROCESSO BIS

Mondo di mezzo secondo filone: in 28 rischiano il rinvio a giudizio

Chiusa inchiesta per Carminati, Buzzi e il direttore di Il Tempo

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Mondo di mezzo secondo filone: in 28 rischiano il rinvio a giudizio

ROMA.  A due mesi esatti dalla storica sentenza di primo grado del processo sul "Mondo di mezzo" in cui i giudici, infliggendo condanne per oltre 250 anni di carcere, fecero cadere l'accusa di associazione mafiosa, la Procura di Roma ha notificato a 28 persone l'atto di chiusura delle indagini per una nuova tranche della maxi inchiesta.

I protagonisti restano gli stessi degli altri procedimenti ma in questo caso non viene contestato il 416 bis.

Si tratta di una serie di reati emersi successivamente alla prima ondata di arresti nel dicembre del 2014. Tra i soggetti che rischiano di finire nuovamente sotto processo ci sono Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, che secondo gli inquirenti rappresentano i promotori dell'organizzazione finita davanti ai giudici della X sezione penale.

La chiusura delle indagini riguarda anche la compagna di Carminati, Alessia Marini, il direttore del quotidiano "Il Tempo" Gian Marco Chiocci, accusato di favoreggiamento dell'ex Nar, Luca Odevaine, Gennaro Mokbel, Franco Panzironi e Giovanni Fiscon.

Tra i reati contestati, a vario titolo, anche bancarotta, traffico di influenze illecite, corruzione, usura, turbativa d'asta, trasferimento fraudolento di valori.

A Carminati, in particolare, vengono contestati tre nuovi capi di imputazione per episodi di usura, trasferimento fraudolento di valori e finanziamento illecito.

Ques'ultima accusa è contestata in concorso con Buzzi che “nella qualità di amministratore della Cooperativa 29 giugno - è scritto nell'atto di chiusura indagine -, in accordo con Carminati, erogava all'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno (all'epoca dei fatti consigliere comunale, ndr) che li riceveva attraverso Panzironi, una somma non inferiore ai 10 mila euro in contanti senza la deliberazione dell'organo sociale competente e senza l'iscrizione della erogazione a bilancio".

Al ras delle cooperative romane, il procuratore Giuseppe Pignatone e i suoi pm contestano anche un caso di corruzione in concorso con l'ex direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon.

Nel caso dell'imprenditore Gennaro Mokbel, già condannato in primo grado a 15 anni nella vicenda del maxi riciclaggio da un miliardo di euro, i pm contestano un episodio, risalente al 2009, di tentata estorsione ai danni dell'ex consulente esterno di Finmeccanica, Marco Iannilli.

Per quanto riguarda Chiocci, i magistrati della procura di Roma gli contestano di avere aiutato, nell'ottobre del 2014, l'ex Nar "ad eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaria che procedeva nei suoi confronti per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso e di corruzione, comunicandogli per il tramite di Buzzi di aver appreso in ambienti giudiziari della indagine a suo carico e di attività di intercettazione e di riprese video in corso".


Accuse respinte dal giornalista che si dice "allibito ed enormemente sorpreso dalla decisione della procura" ribadendo "una volta di più, di non aver mai riferito notizie di indagini a Carminati".

La chiusura della nuova tranche fa registrare anche la reazione degli M5S che in un post su Facebook del capogruppo in Campidoglio, Paolo Ferrara, definisce "ottimo" il lavoro del procuratore Pignatone. "Hanno depredato Roma - scrive Ferrara -. L'hanno massacrata. Stanno pagando e chi è colpevole anche stavolta pagherà ancora di più".